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MAYHEM "LITURGY OF DEATH" (2026)

Mayhem vanno al di là di semplici meriti artistici. La loro famigerata storia sconfina infatti in ambiti che, con la musica in sé e per sé, hanno ben poco a che fare. Omicidi, chiese bruciate, libri che ne ripercorrono le efferatezze, addirittura un film mainstream a loro dedicato. O almeno ai fatti più cruenti tramandati come se si trattasse di leggenda, e non di atti criminali. Gli episodi successivi alla pietra angolare "De Mysteriis Dom Sathanas", unica testimonianza con i due protagonisti Euronymous e Vikernes (rispettivamente vittima e carnefice), hanno dato spazio ai dibattiti più disparati. C'è chi sostiene la tesi del "si sono sciolti quarant'anni fa", esattamente dopo la faida tra Aarseth ed il "Conte", chi invece concede diritto di asilo discografico anche a tutto il resto. Comunque la si pensi, per onestà intellettuale occorrerebbe partire da un postulato, credo, incontestabile: nel bene o nel male, nessuno suona come i Mayhem. "Liturgy Of Death" è il logico follow up di "Daemon", alle cui aspre sonorità viene aggiunto un tocco di attitudine quasi "cerimoniale". In questo senso, risulta come di consueto decisivo il trasformismo vocale di Attila, abilissimo nel destreggiarsi tra parti indemoniate e spaccati di teatralità nera, sempre e comunque funzionali alle dinamiche dei rispettivi brani. Senza considerare il fatto che soventemente sono le chitarre di Teloch e Guhl, gelide come il ghiaccio, a pretendere tutta l'attenzione del caso. La "liturgia funebre" che ne esce è più strutturata rispetto all'impattante predecessore, e viene accompagnata da un tocco di malsano gusto per la rappresentazione macabra. Il drumming di Hellhammer risulta ancora una volta letteralmente fuori dalla realtà, e nel suo caso l'abusata terminologia "cambi di tempo" assume un connotato obsoleto. I pezzi sono infatti talmente complessi e schizoidi da passare dal black più ferale a rallentamenti doom-oriented, senza ovviamente dimenticare la fase industrial del periodo tra "Grand Declaration Of War" ad "Esoteric Warfare". Mayhem restano, ancora oggi, un'entità "pericolosa" e minacciosa: almeno da una prospettiva squisitamente musicale. Per i nostalgici della cronaca nera, esiste sempre Lords Of Chaos, pur con tutte le sue licenze cinematografiche. D'altra parte non è che ci fosse da parlare dei miracoli di Cristo, ma delle "gesta" di ragazzini mentalmente disturbati, detto con tutto il rispetto umanamente doveroso. Superato lo scoglio della "memoria", difficile non lasciarsi affascinare dal perverso fascino di "Liturgy Of Death". 
ALESSANDRO ARIATTI 

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