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Visualizzazione dei post con l'etichetta HOT NEWS

EUROPE "COME THIS MADNESS" (2026)

Chi, ancora oggi, continua a considerare gli Europe soltanto come "la band di The Final Countdown", magari in senso dispregiativo, evidentemente si limita ad una visione parziale e limitata nel tempo del quintetto svedese. Oltre che elargire scorrettezza a piene mani dal punto di vista intellettuale, si perora infatti un falso storico. 1986-1991: "The Final Countdown", "Out Of This World", "Prisoners In Paradise", un terzetto di album meravigliosi (parere personale) ma indubbiamente studiati per "piacere" al pubblico generalista: e questo è un fatto. È però altrettanto un dato oggettivo come, all'appello, manchino qualcosa come 35 anni di attività ed un'altra decina di dischi che, del consenso mainstream, se ne sono sempre largamente strafottuti. E allora, come la mettiamo? Quali sono i "veri" Europe? Come tutte i grandi, perché tali sono, Joey Tempest e soci non si accontentano di fare da replicanti di un suono che ap...

JOHN CARPENTER "CATHEDRAL" (2026)

  In America si dice che una persona non dovrebbe mai fermarsi ad una sola carriera. È quanto sta facendo John Carpenter, visionario cineasta horror che, negli anni 70/80/90, ha realizzato alcune delle pellicole più belle ed iconiche del genere. Mi riferisco ai vari Halloween, 1997 Fuga Da New York, Fog, Il Signore Del Male, Essi Vivono, Il Seme Della Follia ed altri titoli quasi altrettanto meritevoli. "Cathedral" nasce da un sogno del regista, che ha generato una graphic novel ed un disco di inediti. Assieme al figlio Cody, ed al chitarrista Daniel Davies, Carpenter definisce l'opera come il primo lavoro effettivamente heavy metal. E se forse può sembrare un'affermazione un tantino esagerata, sicuramente si tratta dell'episodio più rock oriented composto finora. Rispetto ai precedenti, maggiormente improntati ad una synth wave atmosferica ed evocativa, "Cathedral" non rinuncia ad affondare le grinfie laddove la situazione lo richiede. L'ambientazio...

KAMELOT "DARK ASYLUM" (2026)

"Ci è venuta in mente questa storia di una cattedrale abbandonata ed in rovina" dice Thomas Youngblood. "Ad un certo punto c'è un folle che se ne impossessa, e la trasforma in un manicomio dove imprigionare delle persone. Ovviamente, al suo interno accadono cose terribili" continua il chitarrista americano. Chi è fan della saga American Horror Story, non potrà che ricordare la seconda stagione, intitolata appunto Asylum. Aggiungete un "dark" come aggettivo, ed il titolo per questo ennesimo album dei Kamelot è cosa fatta. C'è gente che, uscito Roy Khan dalla band in seguito alla release di "Poetry For The Poisoned", ha letteralmente smesso di ascoltarli. L'accusa, solitamente, è legata ad un'immagine ed un suono troppo "standard" rispetto a quello dei dischi maggiormente celebrati, ma anche a quella di un cantante (Tommy Karevik) bravo, eppure assolutamente privo del "touch of class" garantito dal suo predecesso...

SINNER "BOOM BANG GOODBYE" (2026)

Dopo oltre 40 anni di onorata carriera, anche per i Sinner (ormai un progetto di Mat, piuttosto che una band vera e propria) è arrivato il momento di dire stop. Ricordo bene quando, negli anni 80, i loro dischi usciti per Noise Records ricevevano più pernacchie che applausi. Non credete a chi vorrebbe "riscrivere" la storia dell'heavy metal. Non c'è revisionismo che tenga: chi c'era ed ancora tiene botta, ha buona memoria. E nessuna fesseria 2.0 di tanti scribacchini inventati può cancellare il corso degli eventi. Manilla Road, Cirith Ungol, ed altre entità leggendarie non se le filava nessuno, se non i super appassionati; e, cambiando settore, lo stesso discorso vale per i Sinner.   "Boom Bang Goodbye" è un commiato che rende assolutamente giustizia alle plurivalenti anime della band, e sembra quasi un calcolato compromesso per venire incontro alle esigenze di quei fans che, per ben quattro decadi e mezzo, ne hanno accompagnato le scorribande. Mat ha sv...

DEEP PURPLE "SPLAT!" (2026)

L'avevo già scritto due anni fa, all'uscita dello splendido "=1", che il chitarrista Simon McBride riportava finalmente nei Deep Purple quel tocco hard rock che tanto era mancato ai tempi di Morse. Senza voler mancare di rispetto al sublime Steve, il gruppo necessitava infatti di una "manualità" più decisa, perché il percorso simil-Bolin dell'ex Dixie Dregs aveva esplorato ormai tutto ciò che era possibile in album come "Purpendicular" (1996), il sottovalutato "Bananas" (2003: in realtà sublime per scrittura ed esecuzione formale), e durante il periodo della rinascita commerciale sotto la guida di Bob Ezrin. Il produttore riportava infatti i DP a quote più "normali" di popolarità, grazie ai vari "Now What?!", "Infinite" e "Whoosh", il cui unico difetto era rappresentato da una sovrabbondanza di brani che poteva essere limato in fase di pubblicazione. Gillan e Glover sono concordi nel dire che la...

JOHN CORABI "NEW DAY" (2026)

Sembra incredibile, ma "New Day" rappresenta l'esordio solista di John Corabi. Tra i The Scream, la comparsata con i Motley Crue nello strepitoso album omonimo del 1994, la sporadica parentesi degli Union, le "schitarrate" live ben retribuite con i Ratt, ed infine l'eccellente presenza nei The Dead Daisies, è solo oggi che il cantante americano firma la sua prima opera d'autore. Nel film The Dirt, la sua figura esce decisamente malconcia, quasi si trattasse del primo imbecille trovato per strada e messo dietro al microfono di una delle band più rappresentative degli 80's. La realtà è ben altra. Non solo quell'album dei Motley Crue resta un gioiello di inestimabile valore, ma rimane probabilmente l'unica testimonianza di un gruppo "hair metal" alle prese con qualcosa "d'altro". Chi ha vissuto quel periodo sa benissimo che tutti ci provarono e che tutti fallirono. Tutti tranne loro. Ed il merito va circoscritto proprio a...

CRIMSON GLORY "CHASING THE HYDRA" (2026)

Solo i Crimson Glory sapevano suonare "come i Crimson Glory". Nella seconda metà degli anni '80, la band della Florida era diventata un'autentica istituzione, reputazione meritatissima che venne raggiunta sull'onda di due album di heavy metal epico ed onirico, roccioso ma progressivo, classico eppure futurista. Sto ovviamente parlando dell'omonimo esordio e del successivo "Trascendence", nei quali il suono diventava veicolo di sensazioni aliene, trasmesse in frequenza attraverso il "codice Midnight", nome d'arte del loro cantante tragicamente scomparso all'età di soli 47 anni. Molti fans storsero il naso quando ascoltarono il terzo LP "Strange An' Beautiful", una sana immersione nel calderone Zeppelin che deluse profondamente i seguaci della prima ora. La band si scioglie come neve al sole durante gli anni 90, per riformarsi appena prima dello scoccare del nuovo millennio in occasione di "Astronomica", un alb...

METAL CHURCH "DEAD TO RIGHTS" (2026)

"Congregation Of Annihilation" del 2023 ha rappresentato una vera e propria rinascita per i Metal Church. Un disco dalle tematiche e dalle sonorità "maniacali", che riprendeva gli strali del masterpiece 'The Dark ", pur con le dovute differenze qualitative e temporali. Protagonista indiscusso il vocalist Marc Lopes, la cui timbrica cannibale riportava il gruppo alla filosofia dell'aggressione ad oltranza, predicata a suo tempo dal mai troppo compianto David Wayne. Tuttavia, quando credi che i Metal Church abbiano finalmente trovato un minimo di stabilità, il leader Kurt Vanderhoof manda a casa tre quinti della formazione. Entrano addirittura Dave Ellefson (Megadeth) e Ken Mary (Fifth Angel, House Of Lords) rispettivamente al basso ed alla batteria, nonché Brian Allen (Vicious Rumors) dietro al microfono al posto del succitato Lopes. Scelta giusta? Per quanto riguarda la sezione ritmica, assolutamente si: formidabile, come da copione. Mi si conceda qualc...

CHEZ KANE "RECKLESS": IL RITORNO DELLA REGINETTA 80'S (2026)

Chez Kane è una rock singer britannica, precisamente di origine gallese, nata artisticamente nel secolo (e nel millennio) sbagliato. Rimane folgorata, per sua stessa ammissione, all'ascolto di "Pour Some Sugar On Me" dei Def Leppard, ma anche da Pat Benatar, dalle Vixen e Robin Beck: insomma, dopo quei "magic moments", la sua vita è cambiata. Inesorabilmente. È diventata praticamente una missione: riportare gli 80's nei 2020, per contribuire (anche) a combatterne le brutture. Dopo aver tentato, vanamente, la fortuna con le Kane'd, gruppo formato assieme alle sue due sorelle, Chez vede la luce quando incrocia la propria strada con quella di Danny Rexon, leader dei Crazy Lixx. Il primo album omonimo vede la luce nel 2021, inaugurando una proficua collaborazione con Frontiers Records che non si è più interrotta. "CK" contiene alcune gemme AOR difficilmente dimenticabili, una su tutte l'irresistibile "Rocket On The Radio", ma anche al...

AXEL RUDI PELL "GHOST TOWN" (2026)

65 anni, 37 di carriera solista, più quelli precedenti passati negli Steeler. Eppure c'è ancora gente che gli degna al massimo un'alzatina di spalle, in segno di un rispetto magari dovuto, ma non del tutto sentito. Come ho già precisato in altre occasioni, è dal 1996 che sento la stessa solfa su Axel Rudi Pell: scrive sempre il solito disco, esegue le medesime cose, registra canzoni fotocopia, eccetera eccetera. Sarebbe molto semplice liquidare la discussione con un "provateci voi se ne siete capaci", ma le pagine vanno riempite, e le opinioni giustamente argomentate. Partiamo da un dato di fatto, non da un giudizio soggettivo: il chitarrista tedesco ha letteralmente tirato fuori dalla naftalina un talento come Johnny Gioeli nel 1998, di pura razza Hardline, piazzandolo nella posizione che fu di Jeff Scott Soto. All'epoca molti storsero il naso, denunciando una possibile svolta hair metal, dato il curriculum del cantante americano. La bontà di "Oceans Of Time...

BLACK SWAN "PARALYZED" (2026)

Tra i tanti progetti Frontiers degli ultimi anni, Black Swan è nettamente quello che più si avvicina al concetto "classico" di band vera. Non mi risulta che si siano mai esibiti live (ma non ne ho la certezza), tuttavia la solidità dei suoi componenti induce ad una considerazione ben superiore alla media. Robin MacAuley (MSG, Survivor), Reb Beach (Winger, Whitesnake), Jeff Pilson (Dokken, Dio) e Matt Starr (Ace Frehley) non hanno certo bisogno di ulteriori presentazioni, tuttavia i loro primi due album, "Shake The World" e "Generation Mind", rasentano quote di eccellenza. Una volta si parlava di "terzo album" come quello in grado di far svoltare una carriera, ma è ovvio che il mondo si è letteralmente capovolto rispetto a quei tempi. Nessuno, nemmeno le grandi pop star internazionali, possono sperare di impostare una carriera sulla "semplice" vendita di dischi, figuriamoci quattro personaggi certamente autorevoli, ma ormai fuori dalle l...

PONTE DEL DIAVOLO "DE VENOM NATURA" (2026)

Ponte del Diavolo sono stati una piacevolissima "surprise", almeno per me, quando uscì il loro primo lavoro sulla lunga distanza nella primavera 2024. Sto ovviamente parlando di "Fire Blades From The Tomb", un disco sotto molti aspetti originale e coraggioso, che pagava soltanto una certa dose di inesperienza nel mixaggio. Troppo "lontana" negli speaker la voce di Erba del Diavolo; la sua attitudine, a metà tra sacerdotessa punk ed inquietante diva infernale, avrebbe meritato una superiore valorizzazione. Il mix stilistico proposto risultava però convincente, tra sfuriate black, rallentamenti doom ed occasionali ammiccamenti verso psych e post new wave. "De Venom Natura" corregge il tiro con una produzione perfettamente bilanciata, evidentemente per riparare i difettucci del predecessore: dall'altra parte ne sostiene invece la continuità stilistica, in virtù dei meritati riconoscimenti ottenuti. Il titolo richiama ovviamente De Rerum Natura d...

KREATOR "KRUSHERS OF THE WORLD" (2026)

Kreator hanno vissuto diverse fasi nella loro ormai quarantennale carriera, periodi stilistici che non hanno nascosto diverse incongruenze, spacciate per aperture verso nuovi orizzonti. Balle, con tutto il rispetto che nutro verso il signor Mille Petrozza (almeno fino a "Renewal"); dietro alle belle parole, a mio avviso, si è sempre nascosta una scaltra dose di sana "paraculaggine". Il nuovo corso, orientato verso un suono tendente al power metal più che al thrash dura in realtà da diversi album, ed il nuovo "Krushers Of The World" non fa purtroppo eccezione. Detto in soldoni, si può affermare che si tratta di un brutto disco? Assolutamente no. Semmai insignificante e soprattutto senz'anima, il che è ancora peggio. "Gods Of Violence" e "Hate Uber Alles", almeno per quanto mi riguarda, sono passati via senza colpo ferire, e temo che la medesima sorte toccherà (parlo sempre in maniera soggettiva) a questa collezione di nuove canzoni. ...

MAYHEM "LITURGY OF DEATH" (2026)

Mayhem vanno al di là di semplici meriti artistici. La loro famigerata storia sconfina infatti in ambiti che, con la musica in sé e per sé, hanno ben poco a che fare. Omicidi, chiese bruciate, libri che ne ripercorrono le efferatezze, addirittura un film mainstream a loro dedicato. O almeno ai fatti più cruenti tramandati come se si trattasse di leggenda, e non di atti criminali.  Gli episodi successivi alla pietra angolare "De Mysteriis Dom Sathanas", unica testimonianza con i due protagonisti Euronymous e Vikernes (rispettivamente vittima e carnefice), hanno dato spazio ai dibattiti più disparati. C'è chi sostiene la tesi del "si sono sciolti quarant'anni fa", esattamente dopo la faida tra Aarseth ed il "Conte", chi invece concede diritto di asilo discografico anche a tutto il resto. Comunque la si pensi, per onestà intellettuale occorrerebbe partire da un postulato, credo, incontestabile: nel bene o nel male, nessuno suona come i Mayhem. "L...

MEGADETH "MEGADETH" (2026)

So far, so good e soprattutto so what, avrebbe detto il Dave Mustaine dei tempi d'oro. E lontano i Megadeth sono andati sicuramente: sulla "bontà", invece, molti avrebbero da ridire, tra uscite criticate o addirittura derise, ed altre considerate universalmente capisaldi del thrash e dell'HM in generale. Ora è arrivato il momento di dire basta, con il classico album autointitolato che vorrebbe condensare, in circa quarantacinque minuti, l'essenza di una carriera quarantennale. "Dystopia" e "The Sick, The Dying And The Dead" avevano riportato il gruppo su livelli probabilmente insperati, grazie anche al decisivo contributo di un Kiko Loureiro fenomenale, in grado di rispolverare fasti dell'antico passato. Il tutto senza scimiottare questo o quello, visto che sono passati tanti illustri solisti alla corte di Mustaine: Poland, Friedman, Pitrelli, giusto per citarne alcuni. Toccherà invece al chitarrista finlandese Teemu Maantysari (ex Wintersu...

ALTER BRIDGE "ALTER BRIDGE" (2026)

È alquanto bizzarro che una band aspetti di arrivare all'ottavo album per battezzarlo in modo omonimo. Significa essenzialmente una cosa: che nutre nei confronti di questa nuova collezione di canzoni una fiducia illimitata. Provate ad ascoltare in sequenza i dischi degli Alter Bridge, dal leggendario "One Day Remains" fino a questa fatica datata 2026. Noterete una progressione di stile, un arricchimento di particolari che, pur non andando a stravolgere il suono che li ha resi famosi, ne ha mutato profondamente l'approccio. E, conseguentemente, la percezione del pubblico. Personalmente ho amato ogni capitolo dei cosiddetti "Myles Kennedy+Creed", compreso l'ultimo "Pawns And Kings" che a me era sembrata francamente opera di alto livello. In "Alter Bridge" ci sono le sferzate di hard rock moderno ai limiti del metal, alternate a momenti di libidine elettro-acustica ("Hang By A Thread" su tutte) dove la voce dell'ex Mayfield...

ENSHINE "ELEVATION" (2026)

Formatisi nel 2009, attorno al duo Jari Lindholm (chitarra/tastiere) e Sèbastien Pierre (voce/tastiere), gli Enshine hanno pompato prezioso ossigeno ad un genere diventato spesso asfittico nel corso degli anni. I loro due album "Origin" (2013) e "Singularity" (2015) hanno avuto infatti un notevole impatto sulla scena doom/goth/death, in virtù di un songwriting ispiratissimo, che andava a calcare la mano sugli aspetti maggiormente emozionali della proposta. Loro stessi definiscono la propria musica come "esplorazione del mondo interiore", andando a rispolverare antiche sensazioni che, nei primi anni '90, furono portate alla ribalta dai vari Crematory, The Gathering, Paradise Lost e via dicendo. Enshine aggiungono un tocco moderno, imbastendo melodie sognanti che vengono evocate dalle tastiere e da un lavoro di chitarra che non lascia mai nulla al caso. Con l'aiuto di Gianni Koskinas (basso) e Marcelo Aires (batteria), Jari e Sèbastien tornano con un...

FUATH "III" (2026)

Sebbene non molto conosciuti, i Fuath di Andy Wallace continuano a cadenzare le proprie uscite, ad un ritmo quinquennale. Saor restano ovviamente il "main business" del musicista scozzese, ma sarebbe ingeneroso e persino masochista non soffermarsi sulle qualità di questa terza uscita. Nessuno influsso folk, nessuna concessione ad aperture "aliene": anzi, si può dire che "III" tenti la carta del black metal più "raw and basic" possibile. Il suono è comunque buono, ma l'approccio in stile "True Norwegian BM" si manifesta immediatamente in quel picking di chitarra freddo come i ghiacci eterni, trademark inconfondibile che ha fatto "tremare il mondo". Quarantadue minuti per quattro brani, inaugurati da una "The Cailleach" che inaugura l'album con un tocco di malinconia, sfociante pian piano in un odio ferale. Resta intatta la sottostante vena poetica, la quale non impedisce tuttavia di gettarci in un vortice di t...

I CORONER E LA TEORIA DELLA DISSONANZA (2025)

Sono tre decenni abbondanti quelli che separano "Dissonance Theory" dal suo predecessore "Grin". Eppure, se è vero che, all'epoca, i Coroner non hanno mai valicato il confine di "band da culto", è altrettanto vero che questa reunion è stata una delle più attese da tempo immemore. Sarà perché il terzetto svizzero ha sempre contato su uno sparuto (ma fedelissimo) seguito di appassionati ai limiti del fanatismo; sarà perché il loro tipo di musica sembra, per definizione stessa, un'affare "elitario". Sarà anche perché molti gruppi li citano apertamente (nelle dichiarazioni) o nei fatti (gli album) come imprescindibile fonte d'ispirazione, ma l'attesa per questo disco era veramente palpabile. Conoscendoli fin dai tempi di "R.I.P.", ero praticamente certo almeno di una cosa: non sarebbe stato un comeback banale, né tanto meno risaputo. Ed infatti, così è. La copertina, con quella banda nera verticale, che ricorda sia l'ori...

"STEELBOUND": IL RITORNO AL FUTURO DEI BATTLE BEAST

Forse chi non ha vissuto gli 80's non se ne rende conto, ma Battle Beast sono molto (moooolto) di più del tipico "rigurgito" nostalgico di quel periodo. Tra richiami ad antiche alchimie (la sedicente NWOTHM), riproposizioni in "stile povero" di determinati suoni (la stragrande maggioranza del melodic rock/AOR), si è persa la sapienza compositiva di quel cocktail unico. I Battle Beast, album dopo album, e soprattutto con l'ingresso in formazione di quel fenomeno chiamato Noora Louhimo, hanno notevolmente ampliato il raggio d'azione, inglobando caratteristiche peculiari di quell'epoca con la massima naturalezza. Puoi farlo, certo, ma soltanto quando hai una front(wo)man che ti permette praticamente qualsiasi cosa ti passi per la mente. "Steelbound" è il settimo disco da studio, ed ovviamente la malizia compositiva si è affinata in modo importante: sembra incredibile che la stessa Noora abbia dichiarato in tempi non sospetti "prima dei Ba...