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Visualizzazione dei post con l'etichetta HOT NEWS

JOHN CORABI "NEW DAY" (2026)

Sembra incredibile, ma "New Day" rappresenta l'esordio solista di John Corabi. Tra i The Scream, la comparsata con i Motley Crue nello strepitoso album omonimo del 1994, la sporadica parentesi degli Union, le "schitarrate" live ben retribuite con i Ratt, ed infine l'eccellente presenza nei The Dead Daisies, è solo oggi che il cantante americano firma la sua prima opera d'autore. Nel film The Dirt, la sua figura esce decisamente malconcia, quasi si trattasse del primo imbecille trovato per strada e messo dietro al microfono di una delle band più rappresentative degli 80's. La realtà è ben altra. Non solo quell'album dei Motley Crue resta un gioiello di inestimabile valore, ma rimane probabilmente l'unica testimonianza di un gruppo "hair metal" alle prese con qualcosa "d'altro". Chi ha vissuto quel periodo sa benissimo che tutti ci provarono e che tutti fallirono. Tutti tranne loro. Ed il merito va circoscritto proprio a...

CRIMSON GLORY "CHASING THE HYDRA" (2026)

Solo i Crimson Glory sapevano suonare "come i Crimson Glory". Nella seconda metà degli anni '80, la band della Florida era diventata un'autentica istituzione, reputazione meritatissima che venne raggiunta sull'onda di due album di heavy metal epico ed onirico, roccioso ma progressivo, classico eppure futurista. Sto ovviamente parlando dell'omonimo esordio e del successivo "Trascendence", nei quali il suono diventava veicolo di sensazioni aliene, trasmesse in frequenza attraverso il "codice Midnight", nome d'arte del loro cantante tragicamente scomparso all'età di soli 47 anni. Molti fans storsero il naso quando ascoltarono il terzo LP "Strange An' Beautiful", una sana immersione nel calderone Zeppelin che deluse profondamente i seguaci della prima ora. La band si scioglie come neve al sole durante gli anni 90, per riformarsi appena prima dello scoccare del nuovo millennio in occasione di "Astronomica", un alb...

METAL CHURCH "DEAD TO RIGHTS" (2026)

"Congregation Of Annihilation" del 2023 ha rappresentato una vera e propria rinascita per i Metal Church. Un disco dalle tematiche e dalle sonorità "maniacali", che riprendeva gli strali del masterpiece 'The Dark ", pur con le dovute differenze qualitative e temporali. Protagonista indiscusso il vocalist Marc Lopes, la cui timbrica cannibale riportava il gruppo alla filosofia dell'aggressione ad oltranza, predicata a suo tempo dal mai troppo compianto David Wayne. Tuttavia, quando credi che i Metal Church abbiano finalmente trovato un minimo di stabilità, il leader Kurt Vanderhoof manda a casa tre quinti della formazione. Entrano addirittura Dave Ellefson (Megadeth) e Ken Mary (Fifth Angel, House Of Lords) rispettivamente al basso ed alla batteria, nonché Brian Allen (Vicious Rumors) dietro al microfono al posto del succitato Lopes. Scelta giusta? Per quanto riguarda la sezione ritmica, assolutamente si: formidabile, come da copione. Mi si conceda qualc...

CHEZ KANE "RECKLESS": IL RITORNO DELLA REGINETTA 80'S (2026)

Chez Kane è una rock singer britannica, precisamente di origine gallese, nata artisticamente nel secolo (e nel millennio) sbagliato. Rimane folgorata, per sua stessa ammissione, all'ascolto di "Pour Some Sugar On Me" dei Def Leppard, ma anche da Pat Benatar, dalle Vixen e Robin Beck: insomma, dopo quei "magic moments", la sua vita è cambiata. Inesorabilmente. È diventata praticamente una missione: riportare gli 80's nei 2020, per contribuire (anche) a combatterne le brutture. Dopo aver tentato, vanamente, la fortuna con le Kane'd, gruppo formato assieme alle sue due sorelle, Chez vede la luce quando incrocia la propria strada con quella di Danny Rexon, leader dei Crazy Lixx. Il primo album omonimo vede la luce nel 2021, inaugurando una proficua collaborazione con Frontiers Records che non si è più interrotta. "CK" contiene alcune gemme AOR difficilmente dimenticabili, una su tutte l'irresistibile "Rocket On The Radio", ma anche al...

AXEL RUDI PELL "GHOST TOWN" (2026)

65 anni, 37 di carriera solista, più quelli precedenti passati negli Steeler. Eppure c'è ancora gente che gli degna al massimo un'alzatina di spalle, in segno di un rispetto magari dovuto, ma non del tutto sentito. Come ho già precisato in altre occasioni, è dal 1996 che sento la stessa solfa su Axel Rudi Pell: scrive sempre il solito disco, esegue le medesime cose, registra canzoni fotocopia, eccetera eccetera. Sarebbe molto semplice liquidare la discussione con un "provateci voi se ne siete capaci", ma le pagine vanno riempite, e le opinioni giustamente argomentate. Partiamo da un dato di fatto, non da un giudizio soggettivo: il chitarrista tedesco ha letteralmente tirato fuori dalla naftalina un talento come Johnny Gioeli nel 1998, di pura razza Hardline, piazzandolo nella posizione che fu di Jeff Scott Soto. All'epoca molti storsero il naso, denunciando una possibile svolta hair metal, dato il curriculum del cantante americano. La bontà di "Oceans Of Time...

BLACK SWAN "PARALYZED" (2026)

Tra i tanti progetti Frontiers degli ultimi anni, Black Swan è nettamente quello che più si avvicina al concetto "classico" di band vera. Non mi risulta che si siano mai esibiti live (ma non ne ho la certezza), tuttavia la solidità dei suoi componenti induce ad una considerazione ben superiore alla media. Robin MacAuley (MSG, Survivor), Reb Beach (Winger, Whitesnake), Jeff Pilson (Dokken, Dio) e Matt Starr (Ace Frehley) non hanno certo bisogno di ulteriori presentazioni, tuttavia i loro primi due album, "Shake The World" e "Generation Mind", rasentano quote di eccellenza. Una volta si parlava di "terzo album" come quello in grado di far svoltare una carriera, ma è ovvio che il mondo si è letteralmente capovolto rispetto a quei tempi. Nessuno, nemmeno le grandi pop star internazionali, possono sperare di impostare una carriera sulla "semplice" vendita di dischi, figuriamoci quattro personaggi certamente autorevoli, ma ormai fuori dalle l...

PONTE DEL DIAVOLO "DE VENOM NATURA" (2026)

Ponte del Diavolo sono stati una piacevolissima "surprise", almeno per me, quando uscì il loro primo lavoro sulla lunga distanza nella primavera 2024. Sto ovviamente parlando di "Fire Blades From The Tomb", un disco sotto molti aspetti originale e coraggioso, che pagava soltanto una certa dose di inesperienza nel mixaggio. Troppo "lontana" negli speaker la voce di Erba del Diavolo; la sua attitudine, a metà tra sacerdotessa punk ed inquietante diva infernale, avrebbe meritato una superiore valorizzazione. Il mix stilistico proposto risultava però convincente, tra sfuriate black, rallentamenti doom ed occasionali ammiccamenti verso psych e post new wave. "De Venom Natura" corregge il tiro con una produzione perfettamente bilanciata, evidentemente per riparare i difettucci del predecessore: dall'altra parte ne sostiene invece la continuità stilistica, in virtù dei meritati riconoscimenti ottenuti. Il titolo richiama ovviamente De Rerum Natura d...

KREATOR "KRUSHERS OF THE WORLD" (2026)

Kreator hanno vissuto diverse fasi nella loro ormai quarantennale carriera, periodi stilistici che non hanno nascosto diverse incongruenze, spacciate per aperture verso nuovi orizzonti. Balle, con tutto il rispetto che nutro verso il signor Mille Petrozza (almeno fino a "Renewal"); dietro alle belle parole, a mio avviso, si è sempre nascosta una scaltra dose di sana "paraculaggine". Il nuovo corso, orientato verso un suono tendente al power metal più che al thrash dura in realtà da diversi album, ed il nuovo "Krushers Of The World" non fa purtroppo eccezione. Detto in soldoni, si può affermare che si tratta di un brutto disco? Assolutamente no. Semmai insignificante e soprattutto senz'anima, il che è ancora peggio. "Gods Of Violence" e "Hate Uber Alles", almeno per quanto mi riguarda, sono passati via senza colpo ferire, e temo che la medesima sorte toccherà (parlo sempre in maniera soggettiva) a questa collezione di nuove canzoni. ...

MAYHEM "LITURGY OF DEATH" (2026)

Mayhem vanno al di là di semplici meriti artistici. La loro famigerata storia sconfina infatti in ambiti che, con la musica in sé e per sé, hanno ben poco a che fare. Omicidi, chiese bruciate, libri che ne ripercorrono le efferatezze, addirittura un film mainstream a loro dedicato. O almeno ai fatti più cruenti tramandati come se si trattasse di leggenda, e non di atti criminali.  Gli episodi successivi alla pietra angolare "De Mysteriis Dom Sathanas", unica testimonianza con i due protagonisti Euronymous e Vikernes (rispettivamente vittima e carnefice), hanno dato spazio ai dibattiti più disparati. C'è chi sostiene la tesi del "si sono sciolti quarant'anni fa", esattamente dopo la faida tra Aarseth ed il "Conte", chi invece concede diritto di asilo discografico anche a tutto il resto. Comunque la si pensi, per onestà intellettuale occorrerebbe partire da un postulato, credo, incontestabile: nel bene o nel male, nessuno suona come i Mayhem. "L...

MEGADETH "MEGADETH" (2026)

So far, so good e soprattutto so what, avrebbe detto il Dave Mustaine dei tempi d'oro. E lontano i Megadeth sono andati sicuramente: sulla "bontà", invece, molti avrebbero da ridire, tra uscite criticate o addirittura derise, ed altre considerate universalmente capisaldi del thrash e dell'HM in generale. Ora è arrivato il momento di dire basta, con il classico album autointitolato che vorrebbe condensare, in circa quarantacinque minuti, l'essenza di una carriera quarantennale. "Dystopia" e "The Sick, The Dying And The Dead" avevano riportato il gruppo su livelli probabilmente insperati, grazie anche al decisivo contributo di un Kiko Loureiro fenomenale, in grado di rispolverare fasti dell'antico passato. Il tutto senza scimiottare questo o quello, visto che sono passati tanti illustri solisti alla corte di Mustaine: Poland, Friedman, Pitrelli, giusto per citarne alcuni. Toccherà invece al chitarrista finlandese Teemu Maantysari (ex Wintersu...

ALTER BRIDGE "ALTER BRIDGE" (2026)

È alquanto bizzarro che una band aspetti di arrivare all'ottavo album per battezzarlo in modo omonimo. Significa essenzialmente una cosa: che nutre nei confronti di questa nuova collezione di canzoni una fiducia illimitata. Provate ad ascoltare in sequenza i dischi degli Alter Bridge, dal leggendario "One Day Remains" fino a questa fatica datata 2026. Noterete una progressione di stile, un arricchimento di particolari che, pur non andando a stravolgere il suono che li ha resi famosi, ne ha mutato profondamente l'approccio. E, conseguentemente, la percezione del pubblico. Personalmente ho amato ogni capitolo dei cosiddetti "Myles Kennedy+Creed", compreso l'ultimo "Pawns And Kings" che a me era sembrata francamente opera di alto livello. In "Alter Bridge" ci sono le sferzate di hard rock moderno ai limiti del metal, alternate a momenti di libidine elettro-acustica ("Hang By A Thread" su tutte) dove la voce dell'ex Mayfield...

ENSHINE "ELEVATION" (2026)

Formatisi nel 2009, attorno al duo Jari Lindholm (chitarra/tastiere) e Sèbastien Pierre (voce/tastiere), gli Enshine hanno pompato prezioso ossigeno ad un genere diventato spesso asfittico nel corso degli anni. I loro due album "Origin" (2013) e "Singularity" (2015) hanno avuto infatti un notevole impatto sulla scena doom/goth/death, in virtù di un songwriting ispiratissimo, che andava a calcare la mano sugli aspetti maggiormente emozionali della proposta. Loro stessi definiscono la propria musica come "esplorazione del mondo interiore", andando a rispolverare antiche sensazioni che, nei primi anni '90, furono portate alla ribalta dai vari Crematory, The Gathering, Paradise Lost e via dicendo. Enshine aggiungono un tocco moderno, imbastendo melodie sognanti che vengono evocate dalle tastiere e da un lavoro di chitarra che non lascia mai nulla al caso. Con l'aiuto di Gianni Koskinas (basso) e Marcelo Aires (batteria), Jari e Sèbastien tornano con un...

FUATH "III" (2026)

Sebbene non molto conosciuti, i Fuath di Andy Wallace continuano a cadenzare le proprie uscite, ad un ritmo quinquennale. Saor restano ovviamente il "main business" del musicista scozzese, ma sarebbe ingeneroso e persino masochista non soffermarsi sulle qualità di questa terza uscita. Nessuno influsso folk, nessuna concessione ad aperture "aliene": anzi, si può dire che "III" tenti la carta del black metal più "raw and basic" possibile. Il suono è comunque buono, ma l'approccio in stile "True Norwegian BM" si manifesta immediatamente in quel picking di chitarra freddo come i ghiacci eterni, trademark inconfondibile che ha fatto "tremare il mondo". Quarantadue minuti per quattro brani, inaugurati da una "The Cailleach" che inaugura l'album con un tocco di malinconia, sfociante pian piano in un odio ferale. Resta intatta la sottostante vena poetica, la quale non impedisce tuttavia di gettarci in un vortice di t...

I CORONER E LA TEORIA DELLA DISSONANZA (2025)

Sono tre decenni abbondanti quelli che separano "Dissonance Theory" dal suo predecessore "Grin". Eppure, se è vero che, all'epoca, i Coroner non hanno mai valicato il confine di "band da culto", è altrettanto vero che questa reunion è stata una delle più attese da tempo immemore. Sarà perché il terzetto svizzero ha sempre contato su uno sparuto (ma fedelissimo) seguito di appassionati ai limiti del fanatismo; sarà perché il loro tipo di musica sembra, per definizione stessa, un'affare "elitario". Sarà anche perché molti gruppi li citano apertamente (nelle dichiarazioni) o nei fatti (gli album) come imprescindibile fonte d'ispirazione, ma l'attesa per questo disco era veramente palpabile. Conoscendoli fin dai tempi di "R.I.P.", ero praticamente certo almeno di una cosa: non sarebbe stato un comeback banale, né tanto meno risaputo. Ed infatti, così è. La copertina, con quella banda nera verticale, che ricorda sia l'ori...

"STEELBOUND": IL RITORNO AL FUTURO DEI BATTLE BEAST

Forse chi non ha vissuto gli 80's non se ne rende conto, ma Battle Beast sono molto (moooolto) di più del tipico "rigurgito" nostalgico di quel periodo. Tra richiami ad antiche alchimie (la sedicente NWOTHM), riproposizioni in "stile povero" di determinati suoni (la stragrande maggioranza del melodic rock/AOR), si è persa la sapienza compositiva di quel cocktail unico. I Battle Beast, album dopo album, e soprattutto con l'ingresso in formazione di quel fenomeno chiamato Noora Louhimo, hanno notevolmente ampliato il raggio d'azione, inglobando caratteristiche peculiari di quell'epoca con la massima naturalezza. Puoi farlo, certo, ma soltanto quando hai una front(wo)man che ti permette praticamente qualsiasi cosa ti passi per la mente. "Steelbound" è il settimo disco da studio, ed ovviamente la malizia compositiva si è affinata in modo importante: sembra incredibile che la stessa Noora abbia dichiarato in tempi non sospetti "prima dei Ba...

PARADISE LOST "ASCENSION" (2025)

Fermi tutti. Non perché, quando "tuonano" nuove invettive musicali dei Paradise Lost bisognerebbe ascoltare in religioso silenzio. Anche per quello, certo. Stavolta però il tutto viene ingigantito da una prova letteralmente magistrale, in grado di non sfigurare rispetto ai classici rilasciati tra il 1992 ("Shades Of God") ed il 1995 ("Draconian Times"). Nel mezzo, come ben sapete, ci sta quel "Icon" (1993) che va annoverato tra i dischi metal più belli post 80's. Se posso essere sincero fino in fondo, nonostante la mia "non simpatia" verso le edizioni risuonate dei vecchi album, ho trovato la celebrazione del suo trentennale assai riuscita. Come se Holmes e Mackintosh avessero sentito il bisogno impellente di immergersi nuovamente in quel medesimo mood per riaccendere la vecchia magia, con tutti i trucchetti del caso. "Ascension" non è destinato a cambiare le sorti della band di Halifax, tantomeno di un genere i cui palett...

VICIOUS RUMORS "THE DEVIL'S ASYLUM" (2025)

Devo essere sincero per onestà intellettuale: ho "mollato" i Vicious Rumors da una trentina d'anni, dopo quel "World Of Mouth" che rappresentò l'ultima testimonianza in studio del compianto singer Carl Albert. Poi li ho seguiti, certo, anche per questioni "professionali" (virgolette sempre d'obbligo), ma senza aspettarmi chissà che cosa. Come quando Geoff Thorpe decise improvvidamente di occuparsi delle parti vocali, sull'orribile "Something Burning" (1996). Se non vado errato, la band ha cambiato la bellezza di otto cantanti in nove dischi, tanto per ribadire (qualora ve ne fosse bisogno) l'importanza del suddetto Albert nell'economia stilistica della band. Non è quindi una sorpresa che "The Devil's Asylum" registri l'ennesimo giro di valzer dietro il microfono, con l'ingresso di Chalice (alias Brian Betterton) in sostituzione del talentuoso Ronny Munroe. Oltre al consueto cambio di frontman, occorre...

AMBUSH "EVIL IN ALL DIMENSIONS" (2025)

Chi sostiene a spada tratta l'immobilismo artistico, non può che trovarsi bene in questi chiari di luna, illuminati soltanto da raggi del passato. Coloro che "c'erano" lo sanno: negli anni '90, "nostalgico" non sembrava propriamente un aggettivo lusinghiero. Anzi, per poter parlare di band legate al suono Eighties, bisognava incorrere in vere e proprie "battaglie" (senza lo spadone, ovviamente) redazionali. Un esempio su tutti? Spostarsi a Milano per intervistare i Judas Priest (ripeto i Judas Priest!) di "Jugulator", farsi autografare il cd da KK Downing e Ripper, consegnare il materiale alla rivista dell'epoca, e non vedere l'articolo nemmeno mai pubblicato. Viaggio non rimborsato, tempo sprecato, e neanche un grazie. Solo la soddisfazione (quella si) di aver incontrato una LEGGENDA. Come sono poi andate le cose, è sotto gli occhi di tutti: i Judas Priest sono ancora qui, peraltro decisamente in forma, mentre certe realtà sp...

BLACKBRAID "III" (2025)

Chi ha detto che solo le foreste scandinave possono essere le muse ispiratrici per un determinato tipo di sound? Quello che viene ormai comunemente (e stucchevolmente) definito "glaciale", "fiamma nera", "elitario" e cazzate del genere, per capirsi. Seguo con interesse i Blackbraid da qualche anno: mi intriga molto il concetto di questo "nativo americano", tal Jon S. Krueger from Guadalajara, portare avanti la sua one-man-vision come se fosse un brutto ceffo battente bandiera norvegese. Tra "seguire" ed approfondire, ci passa di mezzo il mare, e siccome questo è un blog libero da qualsivoglia legame (leggasi leccata di culo) con case discografiche, artisti più o meno noti e quant'altro, stavolta ho deciso di soffermarmi in modo più approfondito sulla nuova uscita del ragazzo. Non per partito preso, ma perché "III" è proprio bello: bello sul serio! Non sono né un esperto né tanto meno un fanatico del settore, ma credo di ri...

GLENN HUGHES "CHOSEN" (2025)

"Chosen", ovvero il prescelto. E che Glenn Hughes sia un eletto, ci sono pochi dubbi. Dai Deep Purple ad una sporadica apparizione nei Black Sabbath, dai suoi Trapeze ai Black Country Communion, ultimo prototipo di supergruppo 2.0. Glenn ha una voce talmente caratterizzante, una personalità artistica così debordante, da trasformare a propria immagine e somiglianza ogni cosa che tocca. Persino i The Dead Daisies, band dall'identità ben precisa, col suo ingresso ne assorbono le peculiarità funky/soul, tanto da rendere "Holy Ground" e "Radiance" quasi due album solisti di Hughes. Forse entrambe le parti se ne accorgono e, per un mutuo quieto vivere, decidono di separarsi per il superiore bene comune. Glenn si concentra così sul nuovo lavoro dei rinati Black Country Communion (lo splendido "V", che abbiamo trattato a dovere lo scorso anno sul blog https://dejavurockmetal.blogspot.com/2024/07/black-country-communion-v-2024.html?m=1), viatico ideal...