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WELCOME TO THE JUNGLE OF AC/DC: QUANDO AXL ROSE RIMPIAZZO' BRIAN JOHNSON

Dieci anni fa, il mondo del rock viene sconquassato da una notizia che ha dell'incredibile. Brian Johnson, storica voce alla cartavetrata degli AC/DC dai tempi del leggendario "Back In Black", è ufficialmente esautorato (licenziato pare brutto) dal suo ruolo di frontman della band australiana. Motivo? Pare che si sia sfondato i timpani per la sua smodata passione verso le auto da corsa, e che ciò lo abbia condotto ai limiti della sordità. Compromettendo, è ovvio, la sua possibilità di esibirsi live. Il problema è che il gruppo ha una lunga "leg" del tour ancora da onorare. Che fare, quindi? Annullare il tutto oppure trovare un improbabile sostituito? Sia mai detto che la macchina del rock'n'roll degli AC/DC plachi la sua sete di palco e di musica live! Il tour di "Rock Or Bust" si arena ad Atlanta, a marzo 2016; ed è proprio nella città americana che viene segnalato Axl Rose all'uscita di uno studio assieme ad Angus Young e soci. Ovviamente...

METALLO URLANTE: I PROBOT DI DAVE GROHL

Se esiste un genere che, al metallaro medio degli 80’s, sta prosaicamente sul culo, quello è sicuramente il grunge con tutti gli annessi e connessi. Ben più della dance, ben più della new wave o del synth pop, con i quali si era instaurata una convivenza tutto sommato pacifica e/o alternativa. Il famoso/famigerato Seattle sound si propone infatti come “sostituzione demografica”, oltre che stilistica, rispetto all’hard’n’heavy comunemente conosciuto fino a qualche primavera precedente. Anche solo il rimpiazzo dell’uniforme denim & leather, con divise d’ordinanza da straccioni trasandati, veniva considerato quale esercizio di “lesa maestà”, o semplicemente appropriazione indebita. E lo scrive uno che, del look, se n’è sempre sbattuto bellamente i coglioni: cuoio, capelli lunghi e magliette da funerale incluse. Il giochetto funziona più negli States che in Europa, sinceramente: perché se è vero che i Nirvana conquistano le vette delle charts anche nel vecchio continente, il merito non...

IRON MAIDEN "VIRTUAL XI": DIFESA NON RICHIESTA

Se gli Iron Maiden sono la band heavy metal più unanimamente amata nell'universo, altrettanto unanime (o quasi) sarà la risposta alla domanda su quale sia il loro album peggiore. Per la solita storia "vox populi, vox dei" si concorderà a stragrande maggioranza su un titolo: "Virtual XI". Il fatto è che questo è un blog, neologismo di diario personale; e caso vuole che, al sottoscritto, questo album è sempre piaciuto un sacco. Ma proprio tanto! Reduci dal discusso "The X Factor", oggi sicuramente rivalutato da molti eppure all'epoca schifato da tutti, Steve Harris e soci confermano ovviamente Blaze Bayley, lasciando appositamente in secondo piano la vena doom-prog del 1995. Due anni e mezzo dopo, tempo di mondiali di football, ed una realtà che inizia ad entrare con tutte le scarpe nella "web zone": col loro consueto talento visionario, gli Iron Maiden prendono tre piccioni con una fava. 1) Il Virtual sta ovviamente a rappresentare la perc...

FATES WARNING 1984-1994: UN RITO DI PASSAGGIO

Difficile prevedere, quando esce "Night On Broken" (1984), che i Fates Warning sono destinati a diventare i pionieri del progressive metal, almeno per come lo abbiamo conosciuto fino all'inizio del nuovo millennio. Quel disco, dalla copertina naive e dal logo altrettanto ingenuo, può essere visto al massimo come un tributo "cheap" alla NWOBHM ed agli Iron Maiden in particolare. Certo, nonostante la derivazione artistica piuttosto palese, la sua foga visionaria lascia presagire sviluppi ben più personali, che infatti non tardano a manifestarsi già nel successivo "The Spectre Within" (1985), ma soprattutto nel capolavoro epic-fantasy "Awaken The Guardian" (1986).  Trattasi del tipico album perfetto, in cui la band raggiunge un equilibrio talmente magistrale da costringere sè stessa ad un cambiamento di "modulo". Non solo stilistico, ma anche nella configurazione di squadra. Il cantante John Arch, che invece avrebbe gradito continuare ...

"BORN AGAIN": QUESTO MATRIMONIO NON S'HA DA FARE!

Dopo l'uscita di "Live Evil", novembre 1982, Toni Iommi e Geezer Butler si trovano in un fumoso pub con un vecchio amico. Il suo nome è Ian, il cognome Gillan. In seguito ad una nottata di bevute da stendere un toro, metà dei problemi dei "superstiti" Black Sabbath sembrano risolti. Il cantante dei Deep Purple che prende il posto di Ozzy Osbourne prima e di Ronnie James Dio poi? Bizzarro, ma anche solo la suggestione di una simile unione aiuta a creare l'attesa. Dice lo stesso Gillan alla rivista Recension: "Non mi piaceva l'immagine dei Black Sabbath: sai, tutto quel cuoio nero, mentre io ero più uno da jeans. Però, su esplicita richiesta del mio manager, accettai di incontrare Toni e Geezer. Quest'ultimo fu il primo a svenire per l'alcol ingurgitato, ed improvvisamente capii che unirmi a loro era una cosa sulla quale riflettere seriamente". La notizia inizia a circolare, come si diceva, e suona oggettivamente clamorosa: fatte le debit...

JOEY TEMPEST & THOMAS VIKSTROM: GLI INSOLITI ACUSTICI

Dal 1993 al 1995, un destino comune unisce due delle più importanti voci uscite dalla Svezia hard'n'heavy. Joey Tempest non ha certo bisogno di presentazioni, essendo l'ugola di uno dei gruppi più rappresentativi degli 80's (Europe). Discorso senza dubbio differente, almeno a livello di popolarità, per Thomas Vikström, dal quale iniziamo ad imbastire  questa curiosa disamina artistica "parallela".  Il primo gruppo professionale del biondo vocalist, nato in una famiglia di artisti (il padre fu cantante d'opera), si chiama Talk Of The Town: "Eravamo come i Backstreet Boys del melodic metal, ed io scrissi la hit 'Free Like An Eagle' a soli 19 anni. Fu come vincere la lotteria, perché da lì in poi capii che la musica sarebbe stata la mia vita". Dopo i pruriti adolescenziali con i TOTT, Vikström viene notato dai connazionali Candlemass, band simbolo del doom mondiale, in rotta col carismatico frontman Messiah Marcolin. È la classica offerta ch...

MOTHER LOVE BONE: L'ANELLO MANCANTE

Un movimento musicale non nasce mai dal nulla. Detto in soldoni, non è che si sia passati dalla scena patinata e platinata di Ratt, Dokken, Cinderella e compagnia ai Pearl Jam in un amen. C'è stato un fenomeno preparatorio e propiziatorio, che prima ha adattato il suono delle chitarre, imbastardito le voci, e frequenziato la produzione in un determinato senso piuttosto che in un altro. Perché, nella sostanza, sempre di hard rock stiamo parlando, anche se formalmente presentato in modo differente. Bastano poche stagioni, dal 1989 al 1992 circa, ma la scena è talmente vitale che sembrano passati decenni. Quello che successe, per capirsi, tra l'era rampante della  NWOBHM a "Pyromania", con i Def Leppard a fare da testa di ponte per la transizione da un suono incorruttibile a qualcosa di ben più malleabile. Lo stesso succede sul finire degli 80's, con i primi rigurgiti ribelli verso un certo modo giudicato troppo "gentile" di proporsi al grande pubblico, che...

GRETA VAN FLEET: PERCHÉ È PROIBITO TOCCARE I LED ZEPPELIN?

Photo by Alysse Gafkjen Il fatto che i Led Zeppelin siano probabilmente "LA" rock band per eccellenza è un'opinione molto diffusa. Ad alimentarne la leggenda, oltre ad una sequela di dischi immortali, anche il rifiuto, soprattutto da parte di Robert Plant, ad ogni avance di remunerativa reunion. Nonostante, è bene sottolinearlo, offerte pecuniarie che avrebbero fatto vacillare anche i santi. Giusto una manciata di rimpatriate live, col figlio d'arte Jason Bonham al posto di babbo John, ma niente nuova musica. Quando iniziai ad interessarmi di hard'n'heavy, nei primissimi anni '80, il "Dirigibile" aveva da poco terminato l'ultimo volo di "In Through The Outdoor", mentre la tragica scomparsa di Bonzo mise fine ai giochi. Ricordo tuttavia benissimo l'intoccabile aurea che ha sempre circondato i Led Zeppelin, tanto che epigoni del loro suono, seppur contestualizzato nella decade di riferimento, venivano presi di mira come pagliacci....

MICHAEL ROMEO E LA GUERRA DEI MONDI

I Symphony X sono molto apprezzati in Italia, tanto che la loro prolungata assenza dalle scene discografiche (ormai dieci anni) sta mettendo a dura prova la pazienza di chi vorrebbe finalmente ascoltare il seguito di "Underworld". Bisogna però dire che, nel frattempo, l'indiscusso ed indiscutibile leader della band, Michael Romeo, non è rimasto con le mani in mano. Dice il chitarrista: "I Symphony X si sono presi un periodo di pausa, perché i ragazzi vogliono dedicarsi anche a cose personali, ed a progetti propri". Certo, probabilmente nemmeno lui si sarebbe aspettato un simile break temporale, ma anche l'incidente occorso al cantante Russell Allen concorre a dilatare a dismisura i tempi di attesa. Fra gli Adrenaline Mob ed il coinvolgimento, decisamente impegnativo, con la macchina da soldi Trans Siberian Orchestra, il ritorno del gruppo è solo una chimera. È così che Romeo, notoriamente prolifico songwriter, si ritrova con un'abbondanza di materiale as...

"SO HAPPY IT HURTS": BRYAN ADAMS TRA FELICITÀ E DOLORE

"La pandemia ed il lockdown hanno davvero portato in ogni casa una verità: la spontaneità della vita quotidiana può essere spazzata via da un momento all'altro" dice Bryan Adams in fase di presentazione di "So Happy It Hurts". Reduce da due prove non molto rappresentative della sua filosofia artistica ("Get Up" e "Shine A Light"), il canadese riannoda i fili del passato, che tornano a muovere il songwriting in senso più tradizionale. Non si può probabilmente parlare di un ritorno a "Waking Up The Neighbors" (nonostante la rinnovata collaborazione con Mutt Lange), tantomeno a quello di un "Reckless" o di un "Into The Fire". È però un dato di fatto che soltanto lui, l'eterno ragazzo della "estate del '69", poteva scovare un pertugio di felicità in uno dei momenti più drammatici della storia. Già, perché "So Happy It Hurts" recupera la vena festaiola del rocker canadese, che negli ultimi ...