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THRESHOLD "WOUNDED LAND" (1993)

Nel 1993 il progressive metal è ancora soltanto "un'idea". Che però sta per prendere forma, corpo, e consenso. Troppo presto perché "Images And Words" sparga le proprie spore infettive per il pianeta, ma molti dimenticano che, prima di quella indiscutibile pietra angolare, i Dream Theater avevano già pubblicato un certo "When Dream And Day Unite". Era il 1989, ed in Italia soltanto "il solito" Beppe Riva, col suo fiuto pressoché infallibile, aveva capito che qualcosa di grande stava per accadere. Gli altri, come sempre, sarebbero venuti "dopo", ovvero a conti fatti. C'è poco da "riscrivere la storia dell'hard'n'heavy", come leggo a volte sulle pagine di qualche buontempone: sarebbe sufficiente l'umiltà necessaria di documentarsi ed andare a rileggere quanto fu scritto da certe penne illuminate. Per inciso, toccò ad un certo Trombetti magnificare "Punishment For Decadence" dei Coroner, giusto p...

GRAND PRIX "GRAND PRIX" (1980)

Tra fine 70's e primi 80's, la scena hard rock britannica pullula di nuovi gruppi e di "sangue nuovo". La maggior parte viene pompato dalla leggendaria NWOBHM, che rinnova il genere irrorandolo di ribellione punk, ma esiste anche una sacca di resistenza con i piedi ben piantati nel suono pomposo e melodico d'oltre Atlantico. In questa fazione si rendono sicuramente protagonisti i Grand Prix, quintetto innamorato di Styx, Kansas o, più modestamente, American Tears (di Mark Mangold). Uno stile considerato "dinosaurico" dai più giovani pirati del sound duro, invero ringalluzziti da chitarre arrembanti e pulsioni giovanili nelle liriche. Dopo la classica trafila tra prove da studio e demo-tape, la band trova l'ideale configurazione basando le proprie peculiarità sulle tastiere di Phil Lanzon e sulla voce acuta di Bernie Shaw. Quest'ultimo emigra dal Canada al Regno Unito alla ricerca di nuove opportunità artistiche, portando in dote un'innata pro...

ARCARA "ARCARA" (1996)

Quando i riflettori si spostano dal Sunset Boulevard alle piovose strade di Seattle, è tempo di tirare le somme per tutti i protagonisti degli 80's. Che si tratti di "attori principali" o semplici comparse, il business non guarda in faccia a nessuno. Anzi, risulta spesso molto più agevole adeguarsi a spazi piccoli proprio per chi, nemmeno nella "golden era" del genere, è stato abituato ad esposizioni mediatiche esagerate. Russell Arcara, già voce dei simil-Bon Jovi Surgin ("When Midnight Comes" resta un classico) nonché dei Prophet sul futuribile "Cycle Of The Moon" (altro masterpiece), fa parte indubbiamente della seconda schiera. Spostarsi in Germania presso l'ormai desueta etichetta Escape Music, peraltro distribuita da un'altra label specializzata come MTM, diventa uno step naturale per continuare a fare musica. La "sua" musica, senza compromessi ed ammiccamenti modernisti come molti suoi ex colleghi di "bisboccia...

AIRRACE "BACK TO THE START" (2011)

1984-2011: cosa volete che siano 27 anni? Abbiamo già avuto modo di parlare di "Shaft Of Light", album d'esordio dei britannici Airrace, una band "featuring" Jason Bonham, e quindi già nata con tutti i favori del pronostico (di dinastia e di stile musicale). Eppure destinata a fallire miseramente, nonostante l'eccellenza di un esordio di livello assoluto. Grazie alla certosina attività di recupero da parte di Frontiers Records, il gruppo non resiste alla tentazione di una reunion, nonostante il tempo massimo per il genere (AOR) sia ampiamente scaduto. Il succitato Jason Bonham, batterista di top seller come Black Country Communion e Foreigner, peraltro residente negli States da lungo tempo, non si dimostra interessato, ma poco cambia ai fini della riuscita di questo insperato come-back. Gli Airrace sembrano ricominciare esattamente da dove avevano lasciato nei ruggenti 80's, tra cori immacolati, parti vocali pulitissime, e quel rimbalzo continuo tra chit...

LAST IN LINE "HEAVY CROWN" (2016)

Dopo la morte di Ronnie James Dio, avvenuta nel 2010 per un aggressivo tumore allo stomaco, quattro quinti della sua band originale decide di riunirsi in nome del boss scomparso. Trattasi ovviamente di Vivian Campbell (chitarra), Vinny Appice (batteria), Jimmy Bain (basso) e Claude Schnell (tastiere): ad onor del vero, quest'ultimo comparve soltanto quale membro esterno sull'esordio "Holy Diver", per poi venire "premiato" come componente fisso da "The Last In Line" (1984) a "Dream Evil" (1987). Nel febbraio del 2012, Campbell, Appice, Bain e Schnell si ritrovano col cantante Andrew Freeman (dei Pink Cream 69) per diverse jam sessions private, che li convincono immediatamente a compiere il passo della celebrazione dello scomparso cantante italo-americano. Lo stesso nome scelto, Last In Line, è un evidente tributo alla loro storia con Ronnie, e ad agosto 2013 si tiene l'ufficiale esordio live, in quel di Fullerton (California). Viene es...

METAL CHURCH "HANGING IN THE BALANCE" (1993)

Mai giudicare un libro dalla copertina o, in questo caso, un disco dall'artwork. Difficilmente ricordo una presentazione grafica peggiore rispetto a quella di "Hanging In The Balance", album con cui i Metal Church rispondono ancora presente nel 1993 nonostante lo tsunami grunge, che sta spazzando via tutti i rimasugli legati alla decade precedente. Passare dalla Epic alla Blackheart Records di Joan Jett (verrà poi recuperato in Europa attraverso Rising Sun Productions) non è esattamente una passeggiata, ma il brutale ridimensionamento discografico rappresenta un gramo destino che coinvolge molte star degli 80's. Specialmente negli USA, è bene precisarlo: troppo vacuo il flanella-rock di Seattle per conquistare anche il pubblico europeo. Grandi nomi a parte, tipo Pearl Jam o Alice In Chains. E non cito questi ultimi a caso, visto che Jerry Cantrell compare in qualità di ospite nell'assolo della traccia d'apertura "Gods Of Second Chance". Ed è proprio ...

GOATSNAKE "FLOWER OF DISEASE" (2000)

Nascono dalla fervida immaginazione di Greg Anderson dei Sunn O))), che trova nella voce di Peter Stahl l'archetipo perfetto per una creatura altamente visionaria ed artisticamente maledetta. "Et In Arcadia Ego", cita la ricca simbologia occulta di copertina: "Il Fiore Del Contagio" è il titolo scelto. Goatsnake, ovvero caprone e serpente, il nome del gruppo: penso che non occorra aggiungere nulla per descrivere l'immaginario della situazione. Il suono prescelto è caldo come il sole del deserto, algido come la desolazione lunare notturna che segue. C'è il doom/stoner, certo, ma c'è anche tanto blues immerso nelle "tristi ali del destino", che rende la proposta di "Flower Of Disease" un unicum nel panorama del settore. In questo senso, Stahl è decisivo per differenziare la proposta da un Electric Wizard qualsiasi, con tutto il rispetto dovuto alle scelte integraliste di Juss Osborne e soci. Non vorrei esagerare, visto che si tratta...

HEAVENLY "COMIN' FROM THE SKY" (2000)

Tra la seconda metà degli anni 90 ed i primi vagiti del nuovo millennio, il power metal  "cantereccio" di derivazione Helloween/Gamma Ray vive la sua epoca d'oro. Dischi che si vendono a palate (vedesi Stratovarius, Angra ecc.), ed una scena che prolifera di nuove realtà. A volte interessanti, altre sicuramente meno. Succede sempre così quando un determinato trend tira, si sa. Heavenly travalicano i confini geografici abituali del genere, solitamente diviso tra Germania e Scandinavia: vengono dalla Francia, esattamente dalla capitale Parigi, con i membri fondatori Benjamin Sotto (voce) e Maxence Pilo (batteria) che si trovano nel 1994 sotto la Tour Eiffel con una passione comune per i vari "Keeper Of The Seven Keys" e "Heading For Tomorrow". Quattro anni dopo, Noise Records offre al quartetto transalpino, nel frattempo completatosi con l'ingresso di Chris Savourey (guitar) e Laurent Jean (bass), un contratto per la realizzazione del loro primo albu...

MY SISTER'S MACHINE "DIVA" (1992)

C'era una volta l'hard rock: quello urgente, privo di fronzoli, crudo e cruento, impavido e terremotante. Nessuna barriera concettuale, nessuna divisione tra "ciò che è" e "ciò che dovrebbe essere". Poi il genere si è settorializzato, prigioniero di definizioni e neologismi vari, indotti da case discografiche con la benedizione della critica, che non vede l'ora di separare il suono in compartimenti stagni, di ingabbiarlo ad uso e consumo dei gusti del pubblico. È così che, dopo l'irruzione del Seattle sound, qualsiasi cosa che si affranchi da cori ammiccanti e produzioni sgargianti, diventa immediatamente "grunge". My Sister's Machine affondano le radici addirittura nel 1984, quando Owen Wright (chitarra) e Chris Gohde (batteria) si uniscono ai Mistrust, dei quali fa parte anche il cantante (ex Culprit) Jeff L'Heureux. I due incontrano nel 1989 Nick Pollock, che nel frattempo ha suonato negli Alice N' Chains, gruppo all'epoc...

BLIND GUARDIAN "FOLLOW THE BLIND" (1989)

Il power metal è stato, ed è tuttora, un genere piuttosto divisivo. C'è chi lo ama incondizionatamente, ed arriva addirittura ad eleggerlo quasi ad "unicum" in fase di ascolto; chi, invece, lo ritiene stereotipato e, nel peggiore dei casi, edulcorato. La verità sta, come sempre, nel mezzo. Di certo non si può contestare l'importanza dei Blind Guardian, quartetto made in Deutschland che inizia a prendere piede sul finire degli 80's, raggiungendo la consacrazione definitiva nel corso della decade successiva. Dopo il semisconosciuto EP "Lucifer's Heritage: Symphonies Of Doom", e soprattutto il primo LP "Battalions Of Fear", arriva nel 1989 l'eccellente "Follow The Blind", che già include la stragrande maggioranza delle caratteristiche sciorinate da Hansi Kursch e soci nelle prove successive. Almeno fino ad "Imaginations From The Other Side", quando il budget produttivo dei Blind Guardian si arricchisce a dismisura, e la...

GIUFFRIA "GIUFFRIA" (1984)

Dopo l’addio alle scene in concomitanza dello scarso successo del capolavoro “Sinful”, per chi scrive queste righe il più luminoso esempio di pop-metal mai pubblicato ancora oggi (e nettamente), Gregg Giuffria ha in mente un progetto piuttosto ambizioso per rilanciare gli Angel “sotto nuova veste”. Oltre al leonino tastierista, della squadra farebbero parte i fidi Punky Meadows e Barry Brandt, con l’illustre aggiunta di Rudy Sarzo (ex Ozzy, a quel tempo in forza ai numeri uno di Billboard Quiet Riot) e Danny Ferguson. Il producer Andy Johns è già pronto per assistere ai voleri della line-up in questione, anche se poi non se ne farà nulla per motivazioni varie. Gregg non si perde d’animo, e vara una nuova formazione che comprende il cantante David Glenn Eisley, il chitarrista Craig Goldy (proveniente dai Rough Cutt e futuro axeman dei Dio in sostituzione del fenomeno Vivian Campbell), il bassista Chuck Wright ed il batterista Alan Krigger. Punto di partenza stilistico? Un aggiornamento ...

KANSAS "THE ABSENCE OF PRESENCE" (2020)

Curioso come, nell'anno della pandemia, i gloriosi Kansas se ne escano con un titolo simile. "L'assenza della presenza": proprio nel periodo in cui abbiamo scoperto, a nostre spese, quanto la vicinanza umana sia un aspetto imprescindibile della vita. Passando al lato musicale dell'opera, ormai non fa più rumore la mancanza di Steve Walsh e di Kerry Livgren: anzi, è proprio per l'abbandono del primo che la band si permette la seconda uscita discografica nel giro di quattro anni. È lo stesso cantante, infatti, a rifiutarsi di pubblicare per tanto tempo nuovo materiale inedito, anche perché l'onere del songwriting ricade sempre unicamente sulle sue spalle. E scrivere un album dei Kansas da solo non è certo cosa da poco. In ogni caso, Phil Ehart, Richard Williams, David Ragsdale e Billy Greer sembrano una certificazione di "autenticità" sufficientemente significativa per legittimarne l'eredità.  Il "nuovo sangue" viene pompato dal vocal...

Q5 "NEW WORLD ORDER" (2016)

Chi bazzica da queste parti, non avrà certo bisogno di lezioncine di storia. Trattasi di un blog volutamente "di nicchia", nato prevalentemente per celebrare il passato, con "puntate" sul presente molto mirate e circostanziate. Lascio volentieri a magazine e webzine il compito di scalpitare sulle novità per accaparrarsi anteprime di recensioni su questo o quel disco. Nell'anno appena passato (2025), si contano qualcosa come circa 5.000 uscite in solo ambito hard'n'heavy e, se la matematica non è un opinione, fanno la bellezza di 14 dischi AL GIORNO! Normale che, uscissero anche un paio di "Operation Mindcrime" o un "Reign In Blood", il loro impatto verrebbe diluito in un "mare infinitum" dove diviene difficile persino orientare la prua. Meglio assaporarsi, almeno per i miei gusti, qualche disco "old", senza magari coinvolgere i soliti e risaputi capolavori. Qualche album rimasto gioco forza sottotraccia, che tu ste...

TANGIER "FOUR WINDS" (1989)

Semmai esistesse qualcuno che sognasse dei Bad Company in versione hair metal, non credo vi sia nessuno più dei primi Tangier che ne possa incarnare l’essenza. La band di Paul Rodgers, Mick Ralphs e Simon Kirke, sull’onda del successo mondiale di “Can’t Get Enough”, pluripremiato ed universalmente teletrasmesso singolo da spot pubblicitario, ha sempre riscosso maggior successo negli States che in Europa. Il piglio radiofonico del debutto omonimo, di “Straight Shooter” o “Run With The Pack” sottendono ai gusti americani più che a quelli del Vecchio Continente, ancora legati alla patina blues dei Free di un “Tons Of Sobs” o di un “Fire And Water”. Non si può dare torto né agli uni né tanto meno agli altri: trattasi di eccellenze più dissimili nella forma che nella sostanza, ma questi sono discorsi che solo i reali intenditori possono carpire. Gli stessi Bad Company di quegli anni innescano una serie di album più vicini ai Foreigner che non a sé stessi, e se l’accusa di “spersonalizzazion...

ARMORED SAINT 'DELIRIOUS NOMAD" (1985)

Nel 2025 l’heavy metal festeggia 45 anni di onorata presenza sulle tavole dei musicofili. Chi l’avrebbe detto? Praticamente mezzo secolo di chitarre pesanti, ritmiche anfetaminiche, voci squillanti e tutto il “parlamentario” annesso che accompagna solitamente la descrizione sommaria del genere. Personalmente credo infatti che tutto parta da quel 1980 che vede uscire “robetta” tipo il primo Iron Maiden, “Heaven & Hell”, “Blizzard Of Oz”, “British Steel”, “Back In Black”, e chi più ne ha più ne metta. Prima dell’annata in questione, e precedentemente alla divulgazione “urbi et orbi” della NWOBHM, non esiste una “stampa specializzata”, né ufficiale (riviste) né ufficiosa (fanzine). Lo stesso dress code del metal kid, con tanto di chiodo e toppe delle band preferite, è un’usanza che prende piede negli Eighties, non prima. La potenza di fuoco che si sprigiona dall’Inghilterra infetta ben presto anche gli USA, sempre in prima fila nell’adottare tendenze nuove e rimodellarle a proprio uso...

SIGNAL "LOUD & CLEAR" (1989)

1989: anno magico per l’AOR, il class/hair/pop metal. Chiamatelo come volete, tanto ci siamo capiti. Il genere “tira” ancora, eccome; però è come se si avvertisse già all’orizzonte una tempesta che avrebbe fatto scomparire il mondo “felice” e spensierato che aveva favorito lo sviluppo di determinate tendenze stilistiche. Cade il Muro di Berlino, ma i profeti di pace verranno smentiti di lì a poco. L’orso sovietico si sfalda ed il colpo di stato dei nostalgici del 1991 getta il mondo sotto l’ala del terrore, mentre sullo sfondo iniziano i venti incendiari del primo conflitto del Golfo. Non voglio accendere discorsi più grandi del dovuto, in fondo stiamo parlando di musica, ma se è vero che l’arte delle sette note risulta sempre specchio dei tempi (sostengono “quelli bravi”), allora non si fatica a giustificare il crollo di determinate forme di espressione, basate sostanzialmente su edonismo e tanto divertimento. Oltre che da un cristallino talento compositivo tuttora senza eguali. Da qu...

ERIC CLAYTON "A THOUSAND SCARS" (2020)

Esistono artisti con cui, al di là delle preferenze personali, si avverte una sorta di sintonia spirituale e concettuale. Da quando, nel 1993, scoprii i Saviour Machine, non nascondo che Eric Clayton è il personaggio con cui ho instaurato un rapporto di "frequenza" maggiormente profondo. Non solo le sue opere, ma anche interviste (chiacchierate, sarebbe corretto definirle) "formative", quelle esperienze che ti lasciano dentro qualcosa di cui ti ricordi ancora a distanza di 30 anni. Molto più che le dotte conversazioni con altri musicisti che, di questa musica, hanno scritto la storia. Sta tutta lì la connessione che puoi stabilire, quando capisci che esiste l'equazione perfetta tra note, parole e personaggio: ciò che ascolti è esattamente quello che "senti". Molto semplice.  Per questo motivo, anche per sembrare il più attinente possibile alla realtà fattuale, quella che vedete non è la copertina originale di "A Thousand Scars", ma la cosidde...

NOCTURNUS "THE KEY" (1990)

Ci sono album che, pur non perfetti nella forma, gettano le fondamenta per l'evoluzione di un genere. Non mi ricordo chi, forse il grande Heintz Zaccagnini, eppure ricordo ancora le parole sull'articolo di Flash che facevano più o meno così: "I Nocturnus sono uno schiaffo morale a chi pensa che i Morbid Angel suonino techno-thrash". L'anno scorso molti si sono esaltatati, ad esempio, per i Blood Incantation: ebbene non credo che, nonostante siano passati 35 anni da "The Key", un disco come "The Stargate" sarebbe stato possibile senza questa prima fondamentale pietra artistica. Il succitato giornalista di Flash parlò espressamente di Morbid Angel non a caso, ma perché i Nocturnus nascono dal loro primo drummer (e qui pure vocalist) Mike Browning. A completare la formazione Floridiana, i due chitarristi Mike Davis e Sean McNennery, il bassista Jeff Estes, e dulcis in fundo il tastierista Louis Panzer. Forse oggi sembrerà quasi la normalità, ma vi...

GARY MOORE "AFTER THE WAR" (1989)

Reduce dal successo di vendite (e relativo tour di accompagnamento) di "Wild Frontier", Gary Moore si presenta in forma invidiabile nel 1989. Dopo i fasti dei Thin Lizzy, il chitarrista irlandese torna finalmente a veder campeggiare il proprio nome tra le priorità delle riviste specializzate (e non), tanto che "After The War" si candida a diventare una delle priorità dell'annata. Confermatissima l'alleanza con Virgin Records, l'album può contare su uno schieramento di "collaboratori" da paura: Cozy Powell, Bob Daisley, Don Airey, Simon Phillips, Neil Carter. Giusto per limitarsi ai più altisonanti. Senza ovviamente dimenticare la "stella" più brillante, che risponde al nome di Ozzy Osbourne, ospite sul brano "Led Clones". Trattasi di una presa in giro di quegli artisti che, all'epoca (andavano molto di moda i Kingdom Come), prendevano come punto di riferimento gli Zeppelin, sfiorando il plagio nei contenuti e nella forma...

OLIVA "RAISE THE CURTAIN" (2013)

Non vorrei che, attendendo finalmente news discografiche firmate Savatage, si dimenticasse quanto di buono attualmente lasciato in eredità da Jon Oliva. Se non vado errato, "Raise The Curtain" è l'ultima prova da studio che lo vede impegnato su materiale inedito, e francamente dispiace che né i Pain né questa sua prima irruzione in territorio solista abbiano lasciato il segno come avrebbero, a mio parere, meritato. Dice Jim Morris, peraltro presente in veste di chitarrista/produttore sull'album in questione: "la linea più sottile tra Genio e Follia è determinata dalla differenza tra lato destro e sinistro del cervello di Jon". Penso che nessuna affermazione sia più esplicativa di questa per descrivere la grandezza artistica del personaggio, spesso figlia di una foga autodistruttiva talmente urgente da risultare palese.  È un mood particolare, che solo chi riesce a percepire veramente le sfumature delle sue composizioni, può assimilare in pieno. "Io e Cr...