Dopo la morte di Ronnie James Dio, avvenuta nel 2010 per un aggressivo tumore allo stomaco, quattro quinti della sua band originale decide di riunirsi in nome del boss scomparso. Trattasi ovviamente di Vivian Campbell (chitarra), Vinny Appice (batteria), Jimmy Bain (basso) e Claude Schnell (tastiere): ad onor del vero, quest'ultimo comparve soltanto quale membro esterno sull'esordio "Holy Diver", per poi venire "premiato" come componente fisso da "The Last In Line" (1984) a "Dream Evil" (1987). Nel febbraio del 2012, Campbell, Appice, Bain e Schnell si ritrovano col cantante Andrew Freeman (dei Pink Cream 69) per diverse jam sessions private, che li convincono immediatamente a compiere il passo della celebrazione dello scomparso cantante italo-americano. Lo stesso nome scelto, Last In Line, è un evidente tributo alla loro storia con Ronnie, e ad agosto 2013 si tiene l'ufficiale esordio live, in quel di Fullerton (California). Viene eseguito l'intero "Holy Diver", con l'aggiunta di cinque brani dallo stesso "The Last In Line" (la title-track "We Rock", "I Speed At Night", "Egypt" ed "Evil Eyes"), più due estratti di "Sacred Heart" (ovviamente "Sacred Heart" e "King Of Rock'n'Roll"). La data ottiene grande successo, tanto da permettere al quintetto di programmare immediatamente un ulteriore tour nel Regno Unito. Problemi di salute, uniti ai suoi impegni coi Def Leppard, impongono un momentaneo stop di Vivian Campbell e degli stessi Last In Line, che nel frattempo approfittano dell'occasione per preparare del materiale in vista di un eventuale album inedito. Nell'aprile del 2014, il gruppo si riunisce in studio, forte di un contratto con Frontiers Records, tuttavia l'anno successivo viene annunciato che Claude Schnell non avrebbe partecipato alle registrazioni. Decisiva la volontà degli altri di presentarsi in configurazione di quartetto, esattamente come su "Holy Diver". Il tastierista francese incassa il licenziamento e si ritira praticamente a vita privata, relegando la musica ad un ricordo da raccontare ai nipotini. Cresciuti magari col mito di RJD! Preceduto dal doom-eggiante singolo "Devil In Me", il CD "Heavy Crown" vede la luce a febbraio 2016, anche se nel frattempo (un mese prima) muore improvvisamente Jimmy Bain, proprio mentre il gruppo si trova in tour assieme ai Def Leppard stessi. Nonostante il tremendo lutto, Last In Line decidono di proseguire, pubblicando il video della suggestiva "Starmaker" in onore del bassista scomparso. Il suo posto verrà preso da Phil Soussan (già alla corte di Ozzy Osbourne nel periodo "The Ultimate Sin"), ma qui preme più che altro sottolineare la qualità di un album che non è solo un tributo a ciò che resta insostituibile. Certo, lo stile è ben inquadrabile in un heavy rock di estrazione classica, tuttavia Freeman evita paragoni stilistici troppo stringenti col punto di riferimento dell'intero progetto. Già, perché non esiste "corona" più "pesante" di quella lasciata vacante da colui che, del metal, può essere considerato LA voce per eccellenza. Il tipico tambureggiare di Appice non mente, ed il lavoro alla sei corde di Campbell torna finalmente ad utilizzare quel famoso tremolo, abbandonato a casa Def Leppard per improrogabili esigenze stilistiche. "Heavy Crown" non scherza affatto e non delude per nulla, dall'inizio alla fine del suo percorso. Tornare a goderne non deve essere considerato soltanto atto nostalgico, ma anche un legittimo desiderio di assaporare classicità HM di alto livello.
ALESSANDRO ARIATTI

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