Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta L'ANGOLO DI JOE

INSOMNIUM "NETHERWORLDS" (2026)

Ci sono dischi che sembrano arrivare da un luogo lontano, sospeso tra il ricordo di ciò che è stato e la consapevolezza di ciò che non potrà più tornare. "Netherworlds" appartiene a quell'universo emotivo in cui la musica diventa una compagna silenziosa, capace di dare forma alle assenze, alle nostalgie e a quei pensieri che riaffiorano soprattutto quando la notte prende il sopravvento. Il nuovo lavoro degli Insomnium, pubblicato il 16 ottobre 2026 per Century Media Records, si inserisce in un momento significativo del percorso della band finlandese. È il decimo album in studio ed il primo realizzato con Tomy Laisto come chitarrista; un nuovo capitolo che si apre senza rinunciare a quella sensibilità malinconica che da sempre caratterizza il loro modo di interpretare il melodic death metal. Un disco che conserva il legame con le proprie radici, continuando a esplorare nuove sfumature sonore, e ad intrecciare atmosfere cupe, melodie avvolgenti e momenti di intensa espressi...

BEHEMOTH "THE SATANIST" (2014) E L'EPICA DELLA BLASFEMIA

Pubblicato nel 2014, “The Satanist” dei Behemoth rappresenta uno dei momenti più alti e significativi della carriera della band polacca. Un disco monumentale, oscuro e solenne, capace di trasformare il blackened death metal in una vera e propria esperienza rituale, dove la violenza sonora incontra una dimensione epica, teatrale e profondamente provocatoria. Il contesto in cui nasce questo album è fondamentale per comprenderne la portata. Dopo “Evangelion” del 2009, i Behemoth avevano raggiunto una maturità artistica notevole, ma il percorso verso il nuovo lavoro fu segnato da una dura prova personale per Nergal, frontman e fondatore del gruppo, che nel 2010 si ammalò di leucemia. La malattia, le cure e il ritorno alla vita e alla musica contribuirono a caricare il disco di un significato particolare: “The Satanist” non suona come una semplice celebrazione dell'oscurità, ma come un'affermazione di esistenza, libertà individuale e sfida nei confronti di ogni autorità che pretenda...

WASP "GOLGOTHA" ED IL PESO DELLA CROCE

Ci sono dischi che ascolti. E poi ci sono dischi che ti guardano negli occhi. Come "Golgotha".  Quando i W.A.S.P. lo pubblicano nel 2015, dopo sei anni di silenzio discografico, non tornano semplicemente con un nuovo album. Tornano con il peso di una storia enorme sulle spalle, con le cicatrici di decenni di strada e con una domanda che sembra attraversare ogni solco: quanto dolore può sopportare un uomo prima di spezzarsi? Il titolo non lascia spazio a equivoci. Golgotha è il luogo della crocifissione, ma qui diventa soprattutto una condizione dell'anima. È il punto in cui l'uomo viene messo davanti alla propria sofferenza, alle proprie colpe, alle proprie perdite. È il luogo dal quale non puoi scappare. E Blackie Lawless sembra volerci portare esattamente lì. Non c'è più la provocazione adolescenziale degli esordi, non c'è più soltanto il gusto dello scandalo. C'è qualcosa di molto più inquietante: la consapevolezza del tempo che passa. La voce di Lawles...

MAYHEM "DE MYSTERIIS DOM SATHANAS" (1994)

Ci sono dischi che appartengono alla storia della musica; e poi ce ne sono altri che sembrano essere partoriti direttamente dal lato più oscuro di quella stessa storia. “De Mysteriis Dom Sathanas” dei Mayhem appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Uscito nel 1994, nel pieno della stagione più feroce e controversa del Black Metal norvegese, questo album arriva in un ambiente underground dove la musica non è soltanto "musica": è provocazione, rifiuto, culto dell'oscurità, e volontà di distruggere ogni legame con ciò che viene considerato convenzionale e/o rassicurante. I Mayhem, in questo scenario, non si limitano a partecipare alla tempesta: la trasformano in un monumento. Dietro questo disco c'è una storia segnata dalla tragedia, dalla morte di Dead all'assassinio di Euronymous, fino  alle vicende che sconvolgono la "Norway scene" dei primi anni Novanta. Ma, una volta premuto play, tutto questo diventa quasi secondario. Perché ciò che rimane è la...

IRON MAIDEN "SEVENTH SON OF A SEVENTH SON" (1988): IL DESTINO, LA PROFEZIA ED IL SUONO DI UNA LEGGENDA

Gli Iron Maiden arrivano al loro settimo  in un momento in cui sembrano non avere più nulla da dimostrare. Nel giro di pochi anni sono passati dall'essere una delle tante realtà della New Wave Of British Heavy Metal a diventare una delle band più importanti e riconoscibili dell'intero panorama metal mondiale. "The Number Of The Beast", "Piece Of Mind", "Powerslave" e "Somewhere In Time" hanno costruito una reputazione enorme, fatta di concerti trionfali, copertine memorabili e brani destinati a diventare classici. E proprio quando sarebbe stato più facile continuare sulla strada già tracciata, Steve Harris decide di alzare ancora una volta l'asticella. L'11 aprile 1988 esce “Seventh Son of a Seventh Son”, un album ambizioso, oscuro e molto più articolato rispetto ai primi lavori della band. L'idea nasce attorno alla leggenda del settimo figlio di un settimo figlio, una figura dotata di poteri particolari e capacità di vedere c...

METALLICA "METALLICA" (1991): IL DISCO CHE FECE ESPLODERE IL METAL ED INCAZZARE I PURISTI

Ci sono dischi che cambiano la carriera di una band, e poi ci sono dischi che cambiano la percezione che il mondo ha di quella band. "The Black Album", alias "Metallica" appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Quando i Metallica lo pubblicano nel 1991, non stanno semplicemente mettendo sul mercato un nuovo album: stanno prendendo tutto quello che hanno costruito fino a quel momento e lo portano in una direzione che avrebbe poi fatto discutere per decenni. E ancora oggi, a più di trent'anni di distanza, basta pronunciare le parole "Black Album" davanti a un gruppo di appassionati di metal per riaprire una discussione che sembra non voler finire mai: capolavoro assoluto o primo grande passo verso il mercato generalista? Evoluzione naturale o tradimento dello spirito del gruppo? La risposta, probabilmente, sta proprio nel mezzo, ma una cosa è certa: pochi dischi hanno il coraggio di provocare così tanto senza smettere di essere così dannatamente e...

DOKKEN "UNDER LOCK AND KEY" (1985)

Nel cuore degli anni Ottanta, quando l’hard rock americano vive una delle sue stagioni più creative e spettacolari, i Dokken pubblicano "Under Lock and Key", un album destinato a diventare uno dei simboli di quella straordinaria epoca musicale. È il momento in cui la band riesce a mettere a fuoco definitivamente la propria identità, trovando il perfetto equilibrio tra potenza metal, sensibilità melodica ed uno standard compositivo nettamente superiore alla media. Dopo aver costruito la propria reputazione con un sound già riconoscibile, i Dokken arrivano a questo disco con una formazione in stato di grazia: quattro musicisti capaci di fondere tecnica e sentimento, aggressività ed eleganza. "Under Lock And Key" non è soltanto un album di hard rock melodico, ma il risultato di una chimica speciale, quella di una band che, in quel periodo, riesce ad esprimere tutto il proprio potenziale. Ci sono album che appartengono semplicemente al loro tempo ed altri che riescono a...

AEROSMITH "PERMANENT VACATION" (1987)

Ci sono album che segnano una carriera ed altri che cambiano il destino di una band. "Permanent Vacation" appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Pubblicato nel 1987, il disco in questione rappresenta il momento in cui gli Aerosmith tornano definitivamente sul trono del rock mondiale dopo anni difficili, fatti di crisi personali, problemi interni e dischi che non avevano saputo eguagliare i fasti degli anni Settanta. In un panorama musicale dominato dall'hard rock, dall'AOR e dal glam metal, Steven Tyler, Joe Perry, Tom Hamilton, Brad Whitford e Joey Kramer dimostrano di avere ancora qualcosa di unico da dire. L'album arriva in un momento decisivo della loro storia. Dopo "Done with Mirrors", che aveva sancito il ritorno di Joe Perry e Brad Whitford nella formazione storica, ma non aveva ottenuto il riscontro commerciale sperato, gli Aerosmith scelgono di rinnovare il proprio sound senza rinunciare alle radici blues e rock che li hanno resi leggen...

HEART "HEART" (1985): IL RUGGITO DELLE LEONESSE

Il 1985 è un anno fondamentale per il rock. L'esplosione di MTV ha cambiato il modo di ascoltare e di vivere la musica, il glam e l'hard melodico dominano le classifiche e l'immagine sembra ormai importante quanto il talento. In questo scenario le Heart, dopo alcuni anni difficili sul piano commerciale, decidono di ripartire con un album destinato a diventare uno dei simboli del rock americano degli anni Ottanta. "Heart" non è soltanto un disco omonimo: è una rinascita artistica, una dichiarazione di forza, e la dimostrazione che una grande band è capace di reinventarsi senza perdere la propria anima. Pur affidandosi ad una produzione moderna e scintillante, perfettamente in linea con i tempi, le Heart conservano ciò che le ha sempre rese speciali: melodie ricercate, arrangiamenti solidissimi, chitarre che alternano potenza e raffinatezza e soprattutto una capacità compositiva fuori dal comune. Ogni brano è costruito con intelligenza, ogni ritornello arriva al mom...

CINDERELLA "HEARTBREAK STATION" (1990): L'HAIR METAL RISCOPRE IL SUO CUORE BLUES

  Ci sono album che appartengono a un’epoca precisa ed altri che, pur essendo figli del loro tempo, sembrano avere dentro qualcosa di eterno. “Heartbreak Station”, pubblicato nel 1990 dai Cinderella, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. È un disco nato in un momento particolare della storia del rock: il mondo dell’hard americano sta vivendo gli ultimi anni della sua grande esplosione, ma sotto la superficie cominciano già a cambiare gli equilibri. Le mode stanno mutando, l’immagine inizia a pesare meno della sostanza, e proprio allora i Cinderella decidono di spogliarsi da ogni elemento superfluo per mostrare la loro vera anima. Dopo il successo di “Night Songs” e “Long Cold Winter”, molti attendono una semplice ripetizione della formula vincente: grandi riff, ballate potenti, e quell’estetica tipica dell’hard rock della seconda metà 80's . Invece Tom Keifer e compagni scelgono una strada più coraggiosa e profondamente personale. “Heartbreak Station” è il disco in cui i ...

OPETH "DELIVERANCE" (2002): IL VOLTO OSCURO DELLA REDENZIONE

Ci sono album che si ascoltano. E poi ci sono album che si attraversano, come una foresta immersa nella nebbia, dove ogni albero custodisce un segreto e ogni passo conduce verso un destino inevitabile. "Deliverance" appartiene a questa seconda categoria. È un monumento di pietra nera, un castello gotico costruito su riff ciclopici, malinconia, ed una sensibilità compositiva che nessun'altra band è riuscita a replicare con la stessa naturalezza. Dopo il trionfo di "Blackwater Park", gli Opeth avrebbero potuto limitarsi a perfezionare la formula che li aveva consacrati. Invece Mikael Åkerfeldt sceglie la strada più difficile: esplorare le due anime opposte della propria musica. Da una parte il buio assoluto di "Deliverance", dall'altra la fragile contemplazione di "Damnation", registrati nello stesso periodo, ma destinati a rappresentare due estremi della medesima visione artistica. Se "Damnation" è il crepuscolo che avvolge il ci...

OPETH "HERITAGE" (2011): IL CORAGGIO DI CAMBIARE PELLE

Quando nel 2011 gli Opeth pubblicano "Heritage", il mondo del metal progressivo si trova davanti a una delle svolte artistiche più sorprendenti degli ultimi anni. Dopo una carriera costruita su un equilibrio unico tra death metal, progressive, atmosfere oscure e momenti di incredibile delicatezza, la band svedese decide di rompere ogni schema e intraprendere una nuova strada. "Heritage" non è semplicemente un cambio di direzione musicale: è una vera e propria dichiarazione di libertà artistica. Gli Opeth scelgono di lasciare quasi completamente alle spalle il growl e la componente death metal che aveva definito una parte fondamentale del loro percorso, per avvicinarsi con ancora maggiore convinzione al progressive rock degli anni ’70, un universo musicale che Mikael Åkerfeldt ha sempre amato profondamente e dal quale ha tratto ispirazione per anni. Questa scelta, al momento dell’uscita, divide inevitabilmente il pubblico. Molti fan, abituati alla potenza e alla comp...