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METALLICA "METALLICA" (1991): IL DISCO CHE FECE ESPLODERE IL METAL ED INCAZZARE I PURISTI

Ci sono dischi che cambiano la carriera di una band, e poi ci sono dischi che cambiano la percezione che il mondo ha di quella band. "The Black Album", alias "Metallica" appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Quando i Metallica lo pubblicano nel 1991, non stanno semplicemente mettendo sul mercato un nuovo album: stanno prendendo tutto quello che hanno costruito fino a quel momento e lo portano in una direzione che avrebbe poi fatto discutere per decenni. E ancora oggi, a più di trent'anni di distanza, basta pronunciare le parole "Black Album" davanti a un gruppo di appassionati di metal per riaprire una discussione che sembra non voler finire mai: capolavoro assoluto o primo grande passo verso il mercato generalista? Evoluzione naturale o tradimento dello spirito del gruppo? La risposta, probabilmente, sta proprio nel mezzo, ma una cosa è certa: pochi dischi hanno il coraggio di provocare così tanto senza smettere di essere così dannatamente efficaci. Il contesto è fondamentale. I Metallica arrivano da una sequenza di album che ha praticamente contribuito a definire il thrash metal: "Kill 'Em All", "Ride the Lightning", "Master of Puppets" e "...And Justice for All". Sono diventati una delle band più importanti e rispettate del genere senza aver mai avuto bisogno di rendere la propria musica particolarmente facile. Anzi, più la musica diventa complessa, aggressiva e ambiziosa, più sembrano voler dimostrare che il metal può diventare qualcosa di enorme. Con "...And Justice for All", il quartetto di San Francisco arriva ad un livello di elaborazione musicale impressionante, ma proprio lì si trova il rischio: continuare sulla stessa strada potrebbe significare trasformare la propria evoluzione in una gara a chi complica di più le canzoni. I Metallica, invece, effettuano una scelta molto più intelligente e molto più rischiosa: decidono di togliere, invece di aggiungere. E quando una band che ha costruito la propria reputazione sulla velocità decide di rallentare, quando una band conosciuta per la complessità decide di semplificare, quando una band underground scopre di poter conquistare il grande pubblico, è inevitabile che qualcuno inizi a gridare al tradimento. Qui entra in gioco Bob Rock, e la sua presenza è tutt'altro che un dettaglio. Il produttore canadese contribuisce in maniera decisiva a trasformare il suono dei Metallica, rendendolo più compatto, potente, definito e soprattutto "enorme". Il gruppo non perde la propria aggressività: impara a farla pesare diversamente. Dopo la produzione di "...And Justice for All", celebre anche per l'assenza quasi totale del basso di Jason Newsted nel mix, il salto sonoro è evidente. Nel "Black Album" ogni colpo di batteria sembra avere un peso specifico, ogni chitarra occupa il proprio spazio, ed il basso torna ad essere una parte reale del corpo musicale. Bob Rock non trasforma i Metallica in una band pop: li aiuta a capire quanto possano essere devastanti quando ogni elemento viene valorizzato nel modo giusto. E forse è proprio questa la cosa che alcuni detrattori del disco fanno più fatica ad accettare: il suono è più accessibile, sì, ma è anche mostruosamente potente. Prendiamo "Sad but True". Se qualcuno volesse spiegare in pochi minuti che cosa sia cambiato nei Metallica, probabilmente potrebbe partire proprio da qui. Non c'è la furia incontrollata dei primi album, non c'è bisogno di correre a velocità folle, non c'è una struttura costruita per impressionare il musicista che ascolta. C'è un riff gigantesco che avanza lentamente e che sembra quasi schiacciare tutto quello che trova davanti. È una canzone fisica, pesante, quasi primitiva nella sua efficacia. I Metallica hanno scoperto che la potenza non sta necessariamente nella velocità, e che un riff ripetuto al momento giusto può essere più efficace di cento cambi di tempo. È maturità compositiva, ma è anche consapevolezza: non hanno più bisogno di dimostrare quanto sono bravi, perché adesso sanno esattamente cosa vogliono ottenere. Poi c'è ovviamente "Enter Sandman", e qui la questione diventa ancora più interessante. Il riff è talmente semplice e riconoscibile che sembra quasi una provocazione nei confronti dei vecchi Metallica. Dopo anni passati a costruire brani tecnicamente impegnativi, eccoli con una canzone che può essere capita e ricordata al primo ascolto. Per il pubblico più conservatore è quasi una coltellata: i Metallica stanno entrando nelle radio, su MTV, nelle classifiche, in un territorio dove il metal più estremo non è mai arrivato con quella forza. Ma proprio "Enter Sandman" dimostra che immediatezza e qualità non sono necessariamente nemiche. La canzone è costruita con una precisione quasi chirurgica, ed il suo successo non deriva dal fatto che sia resa innocua, ma dal fatto che i Metallica trovano il modo di trasformare la propria identità in qualcosa che possa parlare anche a chi non ha mai ascoltato un disco thrash. "The Unforgiven" è forse il momento in cui la parola "maturità" assume il significato più importante. Perché maturare non significa semplicemente suonare meglio o scrivere riff più efficaci. Significa anche avere il coraggio di mostrare una parte di sé che prima rimaneva nascosta. Qui Hetfield e compagni lasciano entrare nella musica una dimensione più malinconica, più riflessiva, più vulnerabile. Non è un cedimento, è un'apertura. E proprio questa apertura sarebbe diventata una delle caratteristiche più importanti della nuova fase dei Metallica. La band non ha più bisogno di essere arrabbiata in ogni secondo: può permettersi di essere malinconica, pesante, melodica, aggressiva ed introspettiva nello stesso disco. Eppure, per una parte dei fan, tutto questo rimane imperdonabile. Il successo è enorme, il pubblico si moltiplica, ed i Metallica passano definitivamente da fenomeno del metal a superstar mondiali. Ed è qui che nasce una delle accuse più longeve della loro carriera: "Si sono venduti al mercato." Una frase che, ancora oggi, viene usata come per chiudere la questione. Ma vendersi significa davvero cambiare? Significa davvero registrare un disco più accessibile? Se questa è la definizione, allora praticamente ogni band che abbia avuto un'evoluzione artistica dovrebbe essere accusata dello stesso "crimine". Il punto è che i Metallica non prendono una formula vincente per renderla innocua. Manipolano la propria musica e la rendono più grande. Rinunciano ad una parte della complessità, ma non alla propria identità. Sostituiscono la velocità con il peso, la tecnica fine a sé stessa con la scrittura, l'urgenza adolescenziale con una consapevolezza che, fino a quel momento, non hanno ancora mostrato completamente. E forse è proprio questo che i puristi non hanno mai perdonato: non il fatto che il "Black Album" sia diventato famoso, ma il fatto che sia diventato famoso senza chiedere scusa. I Metallica non sembrano interessati a rimanere confinati nel territorio rassicurante del metal per dimostrare ai vecchi fan di essere ancora abbastanza duri. Hanno capito di poter parlare a milioni di persone, ed hanno avuto il coraggio di farlo. Naturalmente il successo porta con sé anche delle conseguenze. Quando una band vende enormemente, entra nella cultura popolare e diventa un punto di riferimento per un pubblico gigantesco; inevitabilmente, perde qualcosa di quella dimensione esclusiva dei primi dischi. Ma questa non è necessariamente una colpa. È il prezzo della crescita. Il vero paradosso del "Black Album" è quindi questo: viene accusato di essere il disco che allontana i Metallica dalle loro origini, ma allo stesso tempo è uno degli album che meglio dimostrano quanto quelle origini siano ormai diventate solide. Per poter semplificare senza diventare banali e per incidere qualcosa di così "big", prima devi aver costruito un'identità fortissima. Per poter rallentare senza perdere peso, devi prima aver imparato a correre. Per poter scrivere una canzone come "The Unforgiven", devi prima aver dimostrato di saper essere brutale. Il "Black Album" non cancella i Metallica precedenti: li porta dentro un'altra dimensione. E allora sì, possiamo continuare a preferire "Master of Puppets", possiamo dire che "Ride the Lightning" ha più fame, che "...And Justice for All" è più ambizioso, che il thrash dei primi anni è più puro e più rivoluzionario. Tutto legittimo. Ma utilizzare questi argomenti per liquidare il "Black Album" come un semplice disco commerciale, significa non aver capito fino in fondo ciò che i Metallica stanno facendo. Perché un album commerciale può anche essere vuoto, calcolato, costruito a tavolino. Questo disco, invece, trasmette la sensazione di una band che raggiunge una consapevolezza nuova e decide di sfruttarla fino in fondo. Il successo è incredibile, ma la cosa più importante è che non arriva perché i Metallica smettono di essere pesanti. Arriva perché hanno imparato ad essere "heavy" in un modo che può essere capito da tutti. E questa è una differenza enorme. "Sad but True" non ha bisogno di velocità per essere cattiva. "Enter Sandman" non ha bisogno di complicazioni per diventare immortale. "The Unforgiven" non ha bisogno di aggressività continua per dimostrare che, dietro quei quattro musicisti, c'è ancora una band capace di ferire e sorprendere. Forse, alla fine, la polemica sul fatto che "si siano venduti al mercato" dice più dei loro fan che del disco stesso. Perché spesso chi ama profondamente una band vorrebbe congelarla nel momento in cui l'ha scoperta, come se qualsiasi cambiamento sia un tradimento personale. Ma gli artisti non hanno il dovere di restare uguali per tutta la vita. Hanno il diritto di crescere, sbagliare, sperimentare, diventare più grandi, e perfino di deludere qualcuno. I Metallica nel 1991 scelgono di correre questo rischio. E lo fanno alla grande. Il "Black Album" non è il disco in cui i Metallica smettono di essere metal. È il disco in cui smettono di aver bisogno di dimostrare di esserlo. Prendono la rabbia dei primi anni, la fanno maturare, la rendono più pesante, più melodica, più accessibile, e soprattutto più universale. Da quel momento in poi non sono più soltanto una band fondamentale del metal: diventano una delle più grandi rock band del pianeta. Ed è forse questo il vero motivo per cui, ancora oggi, il disco fa discutere così tanto. Perché puoi amarlo o detestarlo, puoi considerarlo il capolavoro della loro carriera o rimpiangere i Metallica più feroci degli anni Ottanta, ma non puoi far finta che non sia successo. Nel 1991 i Metallica cambiano le regole. E quando una band cambia le regole a quel livello, qualcuno inevitabilmente urla al tradimento. Gli altri, invece, comprano il disco. E continuano ad ascoltarlo trentacinque anni dopo. 


JOE PRIVITERA 

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