Quando i Sodom scatenano "M-16", non consegnano al mondo un semplice disco: rilasciano un’arma carica, un rapporto di guerra scritto con il sangue e inciso nel metallo. È il 2001, un anno che segna una frattura nella storia contemporanea: tensioni geopolitiche che ribollono, conflitti pronti a esplodere, ed un’umanità che entra nel nuovo millennio senza aver mai davvero dismesso l’istinto alla distruzione. In questo clima, "M-16" non è solo attuale: è necessario. Il concept del disco affonda le mani nella Guerra del Vietnam, ma non si limita a raccontarla: la ricostruisce, la fa respirare. La giungla diventa suono, il napalm diventa ritmo, la paura diventa carne viva. Ogni traccia è un frammento di combattimento, ogni riff una raffica, ogni pausa un battito accelerato prima dell’impatto. L’apertura con "Among The Weirdcong" è un’imboscata perfetta. Non c’è introduzione, non c’è avvertimento: vieni trascinato nella giungla, dove il nemico è invisibile e il ...