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CHEZ KANE "RECKLESS": IL RITORNO DELLA REGINETTA 80'S (2026)

Chez Kane è una rock singer britannica, precisamente di origine gallese, nata artisticamente nel secolo (e nel millennio) sbagliato. Rimane folgorata, per sua stessa ammissione, all'ascolto di "Pour Some Sugar On Me" dei Def Leppard, ma anche da Pat Benatar, dalle Vixen e Robin Beck: insomma, dopo quei "magic moments", la sua vita è cambiata. Inesorabilmente. È diventata praticamente una missione: riportare gli 80's nei 2020, per contribuire (anche) a combatterne le brutture. Dopo aver tentato, vanamente, la fortuna con le Kane'd, gruppo formato assieme alle sue due sorelle, Chez vede la luce quando incrocia la propria strada con quella di Danny Rexon, leader dei Crazy Lixx. Il primo album omonimo vede la luce nel 2021, inaugurando una proficua collaborazione con Frontiers Records che non si è più interrotta. "CK" contiene alcune gemme AOR difficilmente dimenticabili, una su tutte l'irresistibile "Rocket On The Radio", ma anche altre possibili hit quali "Too Late For Love" e "Midnight Rendezvous". Difficile chiedere di più ad un genere che, già di suo, raramente concede spazio a vie alternative rispetto a quelle battute negli anni ruggenti.
Passano poco più di 12 mesi, ed è già tempo del follow up "Powerzone", che affina la formula dell'esordio aggiungendo corposità negli arrangiamenti e scaltrezza nei cori. "I Just Want You" o "Love Gone Wild" innescano pure la sequela dei video "ammiccanti" di Chez, che gioca a fare la bambolona sexy come una Lita Ford o una Lee Aaron dei bei tempi. Il disco ottiene il meritato successo, consentendo alla rocker gallese di esibirsi sui palchi di tutto il mondo. Molto apprezzata anche la sua esibizione al Frontiers Rock Festival, sicuramente uno degli highlights delle tre giornate milanesi. È proprio il riconoscimento conseguito dal disco ad allungare in modo considerevole la tournée di supporto, tanto che la Kane decide di ingannare l'attesa dei fans con una cover molto particolare: la straordinaria "Mary On A Cross" dei Ghost.
Annunciato dal clip di "Reckless", dove Kane dimostra di non preoccuparsi di certe critiche, mostrandosi anzi sempre meno vestita, il nuovo album vede la luce soltanto a marzo 2026. Altri singoli ne anticipano l'uscita come da copione degli ultimi tempi, smorzando un pò l'entusiasmo per la sorpresa. Certamente non a causa della qualità dei pezzi, ma per uno svelamento graduale che attenua la fruizione completa. Il sodalizio tra Chez e Danny Rexon persiste, amplificando ulteriormente la chimica compositiva tra i due. "Reckless" non è solo il primo video, ma anche il titolo del disco, nonché una palese dichiarazione d'intenti che profuma tanto di Eighties (Bryan Adams docet). Hard rock melodico a manetta, che sconfina nell'AOR più scalciante ed in un certo gusto da glam radiofonico. Dieci pezzi e poco più di trenta minuti, per un ideale lato A e lato B: tutto studiato nei minimi particolari, eppure così autentico e passionale. Dirò di più, ovvero che è proprio la rinfrescata della moderna produzione ad evitare la trappola derivativa del revival "costi quel che costi". Nessuna ballad, solo pezzi up-tempo e/o dinamici, che vedono in pole position le sensuali "Night Of Passion" e "Tongue Of Love", ma anche la muscolare "Bodyrock" e la ritmata "Love Tornado". Della title-track abbiamo già parlato, ma giova comunque sottolinearne il coro vizioso e ruspante, che ti prende per il collo e non ti molla più. 
I sussulti adrenalinici continuano in "Strip Me Down" ed alzano ulteriormente il tiro con "Personal Rock'n'Roll", ma si estendono piacevolmente anche grazie all'entusiasmo adolescenziale sciorinato da "Too Dangerous". Tastiere onnipresenti eppure mai predominanti, un sax affascinante che compare qua e là, ma soprattutto la voce grintosa e cristallina di Chez: sono questi gli ingredienti vincenti dell'album. Se volessimo individuare il classico pelo nell'uovo, lo potremmo trovare in una ritmica forse troppo battente, anche se volutamente uniforme. Un lavoro che conferma la "starlette" gallese quale degna erede di una tradizione che non vuole saperne di abdicare.


ALESSANDRO ARIATTI 

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