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IRON MAIDEN "VIRTUAL XI": DIFESA NON RICHIESTA

Se gli Iron Maiden sono la band heavy metal più unanimamente amata nell'universo, altrettanto unanime (o quasi) sarà la risposta alla domanda su quale sia il loro album peggiore. Per la solita storia "vox populi, vox dei" si concorderà a stragrande maggioranza su un titolo: "Virtual XI". Il fatto è che questo è un blog, neologismo di diario personale; e caso vuole che, al sottoscritto, questo album è sempre piaciuto un sacco. Ma proprio tanto! Reduci dal discusso "The X Factor", oggi sicuramente rivalutato da molti eppure all'epoca schifato da tutti, Steve Harris e soci confermano ovviamente Blaze Bayley, lasciando appositamente in secondo piano la vena doom-prog del 1995. Due anni e mezzo dopo, tempo di mondiali di football, ed una realtà che inizia ad entrare con tutte le scarpe nella "web zone": col loro consueto talento visionario, gli Iron Maiden prendono tre piccioni con una fava. 1) Il Virtual sta ovviamente a rappresentare la percezione della portata di Internet 2) L'XI si ricollega al discorso calcistico, al numero di giocatori in campo per uno sport di cui la band è letteralmente fanatica 3) Trattasi però anche dell'undicesimo album da studio, così come "The X Factor" celebrava la decima prova. Che volete di più da una strategia di marketing? Star del football che fanno da testimonial? Ci sono pure quelle: Vieira, Gascoigne, Asprilla ed altri nelle foto promozionali a fianco di Harris, Murray, McBrain, Gers e Bayley.

Come sempre, dagli 80's ad oggi, le uscite del gruppo seguono una cadenza ben precisa: o primo autunno o tarda primavera, a fasi alternate. Stavolta tocca a quest'ultima. "Virtual XI" fa la sua comparsa nelle vetrine dei negozi ad aprile 1998, con il campionato mondiale francese ormai alle porte. Personalmente, di "The X Factor" avevo fatto fatica a digerire l'eccesso di toni cupi, con le chitarre non in secondo ma in terzo piano, rispetto a basso, batteria e voce. Il tono da baritono di Blaze, complice pure una produzione volutamente da demo-tape ("torneremo agli inizi" diceva Harris), rendeva il nuovo cantante àge anche nell'anagrafica, oltre che nel tipo di materiale proposto. Diciamola tutta: a seguito dell'abbandono di Dickinson, Bayley fu uno dei più grandi shock nella storia della musica. Ricordo quando il caporedattore di turno mi chiese: "ma cosa ci trovi di bello in questo disco?". Molto: dal ritorno alle cavalcate epiche, inscenate con le famose chitarre gemelle, così come l'utilizzo abbondante (forse addirittura smodato) delle tastiere. "Virtual XI" conta su alcune tracce che, a mio modesto parere, sarebbero considerate dei piccoli classici se solo fossero uscite nel regno di Bruce II. Non è un mistero che "The Clansman" abbia continuato per tanto tempo a fare comparsa fissa nella setlist live del gruppo, ad esempio. Così come è palese che gli inizi arpeggiati di "Lightning Strikes Twice", "When Two Worlds Collide" e "The Educated Fool" abbiano indicato la via maestro a tanto materiale composto nel secondo millennio. Lo schema è il medesimo: inizio sussurrato e pieno d'atmosfera, parti vocali in crescendo, ed una ritmica "diesel" che giustifica la durata dilatata. Certo, anche "The X Factor" presentava caratteristiche simili, ma il tutto veniva un pò soffocato dal dark mood dell'opera.
E se l'inizio del disco precedente era affidato al tour de force "The Sign Of The Cross", l'incipit di "Virtual XI" viene innescato dalla veloce (per ritmiche e tempistica) "Futureal". Pietra dello scandalo, ovviamente, il singolo "The Angel And The Gambler", con il suo synth vintage alla The Who ed il ritornello che viene ripetuto decine di volte. Troppo lunga? Sicuramente. Eppure, per quanto mi riguarda, riff, strofe, refrain ed assoli (molto old rock'n'roll oriented) risultano un'autentica goduria. Il disco ottiene un successo decisamente relativo, nella patria Inghilterra si ferma addirittura attorno alla 60esima posizione: un ranking chiaramente insoddisfacente per gli standard di un nome così altisonante. Facile prendersela con Blaze, ovvia vittima sacrificale della situazione, con Dickinson già alla porta ad attendere l'annuncio ufficiale del ritorno. Eppure ben quattro, tra i dieci brani del tanto celebrato "Brave New World", provengono dalle sessions di "Virtual XI". Infatti, tra un album e l'altro passano appena due anni: un'inezia se si considerano il tour, la separazione e la scrittura/produzione. Quali sono i pezzi "incriminati"? Confermate (nonostante la ritrosia di Harris) la splendida "Dream Of Mirrors" e "The Mercenary": per le altre due, basta controllare i credits in cui non compare il nome di Bruce. Elementare, Watson.
ALESSANDRO ARIATTI 

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