Mai giudicare un libro dalla copertina o, in questo caso, un disco dall'artwork. Difficilmente ricordo una presentazione grafica peggiore rispetto a quella di "Hanging In The Balance", album con cui i Metal Church rispondono ancora presente nel 1993 nonostante lo tsunami grunge, che sta spazzando via tutti i rimasugli legati alla decade precedente. Passare dalla Epic alla Blackheart Records di Joan Jett (verrà poi recuperato in Europa attraverso Rising Sun Productions) non è esattamente una passeggiata, ma il brutale ridimensionamento discografico rappresenta un gramo destino che coinvolge molte star degli 80's. Specialmente negli USA, è bene precisarlo: troppo vacuo il flanella-rock di Seattle per conquistare anche il pubblico europeo. Grandi nomi a parte, tipo Pearl Jam o Alice In Chains. E non cito questi ultimi a caso, visto che Jerry Cantrell compare in qualità di ospite nell'assolo della traccia d'apertura "Gods Of Second Chance". Ed è proprio ...
“Descent” degli Immolation non è semplicemente un nuovo capitolo della loro discografia: è una vera e propria discesa nell’abisso sonoro, un’opera che conferma la band come una delle entità più lucide, estreme e coerenti mai emerse nel death metal. In un contesto contemporaneo dove il genere spesso oscilla tra sterilità tecnica e revival nostalgico, gli Immolation continuano a scegliere una strada diversa: quella della deformazione costante, dell’instabilità strutturale e della costruzione del caos come forma d’arte. “Descent” è un album che non si limita a essere ascoltato: si attraversa. Ogni brano è un gradino verso una profondità sempre più densa, dove la tecnica non è mai esibizione ma linguaggio, e dove la brutalità non è mai gratuita ma funzionale a un disegno complessivo di tensione e collasso controllato. L’apertura con “These Vengeful Winds” è un impatto immediato e devastante. Il brano non introduce, travolge. I riff sono spezzati, fratturati, costruiti per negare qualsiasi ...