Dieci anni fa, il mondo del rock viene sconquassato da una notizia che ha dell'incredibile. Brian Johnson, storica voce alla cartavetrata degli AC/DC dai tempi del leggendario "Back In Black", è ufficialmente esautorato (licenziato pare brutto) dal suo ruolo di frontman della band australiana. Motivo? Pare che si sia sfondato i timpani per la sua smodata passione verso le auto da corsa, e che ciò lo abbia condotto ai limiti della sordità. Compromettendo, è ovvio, la sua possibilità di esibirsi live. Il problema è che il gruppo ha una lunga "leg" del tour ancora da onorare. Che fare, quindi? Annullare il tutto oppure trovare un improbabile sostituito? Sia mai detto che la macchina del rock'n'roll degli AC/DC plachi la sua sete di palco e di musica live! Il tour di "Rock Or Bust" si arena ad Atlanta, a marzo 2016; ed è proprio nella città americana che viene segnalato Axl Rose all'uscita di uno studio assieme ad Angus Young e soci. Ovviamente...
Oggi pesa più di qualsiasi altra cosa: la scomparsa di Ross the Boss trasforma la nostra percezione della storia del metal. Con lui, "Kings Of Metal" non è soltanto un disco, ma un monumento eterno, scolpito nell’acciaio, un sigillo indelebile di orgoglio, potenza e visione assoluta. Il 1988 è un anno di biforcazione per il metal. Da una parte la furia del thrash e dello speed, dall’altra la lucentezza commerciale del glam e del rock melodico. I Manowar rifiutano entrambe le strade: scelgono la purezza estrema, l’assoluto, l’epica totale. Ogni nota, ogni riff, ogni battito di batteria è progettato per resistere al tempo, per rimanere scolpito nella memoria dei fan. Ed è per questo che "Kings Of Metal" non ha difetti: non perché sia perfetto secondo regole convenzionali, ma perché crea le proprie leggi e le segue con assoluta coerenza. Per capire la grandezza di questo album, bisogna guardare indietro alla storia dei Manowar. "Battle Hymns" era la pietra an...