Quando i Queensrÿche pubblicano “Empire” nel 1990, si trovano in una posizione particolare. Da una parte c'è il prestigio conquistato con “Operation: Mindcrime”, considerato già allora un capolavoro del progressive metal; dall'altra la necessità di proseguire il proprio percorso artistico senza ripetersi. Il risultato è un album che riesce nell'impresa più difficile: evolvere il proprio linguaggio mantenendo intatta l'identità della band. Eppure, proprio questo successo creativo viene frainteso da una parte della critica e di alcuni fan, che liquidano “Empire” come una svolta radiofonica e commerciale. A distanza di anni, quel giudizio appare riduttivo ed ingeneroso. Certo, le melodie sono più immediate ed alcuni brani possiedono una capacità comunicativa superiore rispetto al passato, ma questo non significa che i Queensrÿche abbiano sacrificato la propria profondità artistica. Al contrario, “Empire” rappresenta il momento in cui la band riesce a fondere complessità,...
Ci sono album che si ascoltano. E poi ci sono album che si vivono. "Metropolis Pt. 2: Scenes From a Memory" dei Dream Theater appartiene alla seconda categoria. Non è semplicemente un disco di progressive metal, né soltanto uno dei lavori più importanti della carriera della band. È un'opera che parla direttamente alle paure più profonde dell'essere umano: il rimpianto, la perdita, il desiderio di comprendere chi siamo davvero e il bisogno di trovare un significato nel dolore. Quando il disco uscì nel 1999, il panorama musicale è dominato da sonorità molto diverse. Eppure i Dream Theater scelgono di percorrere una strada opposta, realizzando un concept album complesso, articolato e profondamente emotivo. Una scelta coraggiosa che non ha lo scopo di conquistare il pubblico più vasto possibile, ma di creare qualcosa destinato a durare nel tempo. La storia segue Nicholas, un uomo che, attraverso sedute di ipnosi, scopre di essere legato ad una vicenda accaduta molti anni ...