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IOMMI "FROM THE DARK" (2026)

Ci sono più livelli di lettura per approcciare il nuovo album da studio del Maestro Toni Iommi. Il primo è che, se la famiglia Osbourne (nella persona di Sharon Arden) non avesse messo un veto sul nome Black Sabbath, "From The Dark" sarebbe etichettato sicuramente come il nuovo disco della leggendaria band britannica. Non ci sono Ozzy, Geezer e Ward? E allora? Non mi pare che i tre fossero presenti nemmeno sulle uscite che vanno da "Seventh Star" (1986) a "Tyr" (1990), eppure "the left hand of the devil" ne utilizzò tranquillamente il copyright. La carriera del Madman andava a gonfie vele, mentre Iommi fu l'unico dei quattro membri originali a perseverare nel "peccato originale". Il problema era che, di quei Black Sabbath, fregava poco al music business in generale, perciò la loro presenza non dava fastidio agli affari di Mr e Mrs Osbourne. Oggi, invece, l'alone che circonda il monicker impedisce a Toni di usufruire di un diritt...
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FORBIDDEN "FORBIDDEN" (2026): UN RITORNO AMBIZIOSO, TRA TECNICA E PERDITA D'IMPATTO

Sedici anni dopo "Omega Wave", i Forbidden tornano con un nuovo album omonimo ed una formazione profondamente rinnovata. Un ritorno atteso, che porta inevitabilmente con sé curiosità e interrogativi, soprattutto per una band che ha contribuito a scrivere pagine importanti del thrash metal della Bay Area. Il nuovo capitolo mette in mostra musicisti preparati, una notevole cura esecutiva e la volontà di non limitarsi a ripercorrere sentieri già battuti. Eppure, al di là dei singoli momenti convincenti, l'ascolto lascia emergere alcune perplessità: le composizioni sono spesso ricche di soluzioni, ma non sempre riescono a trovare una direzione precisa ed a trasformare la complessità in un impatto davvero incisivo. Per capire il peso di questo ritorno bisogna fare un passo indietro. Nati nella Bay Area californiana a metà degli anni Ottanta, i Forbidden si sono ritagliati uno spazio importante in una scena che avrebbe contribuito a ridefinire il thrash metal. "Forbidden E...

INSOMNIUM "NETHERWORLDS" (2026)

Ci sono dischi che sembrano arrivare da un luogo lontano, sospeso tra il ricordo di ciò che è stato e la consapevolezza di ciò che non potrà più tornare. "Netherworlds" appartiene a quell'universo emotivo in cui la musica diventa una compagna silenziosa, capace di dare forma alle assenze, alle nostalgie e a quei pensieri che riaffiorano soprattutto quando la notte prende il sopravvento. Il nuovo lavoro degli Insomnium, pubblicato il 16 ottobre 2026 per Century Media Records, si inserisce in un momento significativo del percorso della band finlandese. È il decimo album in studio ed il primo realizzato con Tomy Laisto come chitarrista; un nuovo capitolo che si apre senza rinunciare a quella sensibilità malinconica che da sempre caratterizza il loro modo di interpretare il melodic death metal. Un disco che conserva il legame con le proprie radici, continuando a esplorare nuove sfumature sonore, e ad intrecciare atmosfere cupe, melodie avvolgenti e momenti di intensa espressi...

BEHEMOTH "THE SATANIST" (2014) E L'EPICA DELLA BLASFEMIA

Pubblicato nel 2014, “The Satanist” dei Behemoth rappresenta uno dei momenti più alti e significativi della carriera della band polacca. Un disco monumentale, oscuro e solenne, capace di trasformare il blackened death metal in una vera e propria esperienza rituale, dove la violenza sonora incontra una dimensione epica, teatrale e profondamente provocatoria. Il contesto in cui nasce questo album è fondamentale per comprenderne la portata. Dopo “Evangelion” del 2009, i Behemoth avevano raggiunto una maturità artistica notevole, ma il percorso verso il nuovo lavoro fu segnato da una dura prova personale per Nergal, frontman e fondatore del gruppo, che nel 2010 si ammalò di leucemia. La malattia, le cure e il ritorno alla vita e alla musica contribuirono a caricare il disco di un significato particolare: “The Satanist” non suona come una semplice celebrazione dell'oscurità, ma come un'affermazione di esistenza, libertà individuale e sfida nei confronti di ogni autorità che pretenda...

EUROPE "COME THIS MADNESS" (2026)

Chi, ancora oggi, continua a considerare gli Europe soltanto come "la band di The Final Countdown", magari in senso dispregiativo, evidentemente si limita ad una visione parziale e limitata nel tempo del quintetto svedese. Oltre che elargire scorrettezza a piene mani dal punto di vista intellettuale, si perora infatti un falso storico. 1986-1991: "The Final Countdown", "Out Of This World", "Prisoners In Paradise", un terzetto di album meravigliosi (parere personale) ma indubbiamente studiati per "piacere" al pubblico generalista: e questo è un fatto. È però altrettanto un dato oggettivo come, all'appello, manchino qualcosa come 35 anni di attività ed un'altra decina di dischi che, del consenso mainstream, se ne sono sempre largamente strafottuti. E allora, come la mettiamo? Quali sono i "veri" Europe? Come tutte i grandi, perché tali sono, Joey Tempest e soci non si accontentano di fare da replicanti di un suono che ap...

WASP "GOLGOTHA" ED IL PESO DELLA CROCE

Ci sono dischi che ascolti. E poi ci sono dischi che ti guardano negli occhi. Come "Golgotha".  Quando i W.A.S.P. lo pubblicano nel 2015, dopo sei anni di silenzio discografico, non tornano semplicemente con un nuovo album. Tornano con il peso di una storia enorme sulle spalle, con le cicatrici di decenni di strada e con una domanda che sembra attraversare ogni solco: quanto dolore può sopportare un uomo prima di spezzarsi? Il titolo non lascia spazio a equivoci. Golgotha è il luogo della crocifissione, ma qui diventa soprattutto una condizione dell'anima. È il punto in cui l'uomo viene messo davanti alla propria sofferenza, alle proprie colpe, alle proprie perdite. È il luogo dal quale non puoi scappare. E Blackie Lawless sembra volerci portare esattamente lì. Non c'è più la provocazione adolescenziale degli esordi, non c'è più soltanto il gusto dello scandalo. C'è qualcosa di molto più inquietante: la consapevolezza del tempo che passa. La voce di Lawles...

DREAM THEATER: DISCOGRAFIA COMMENTATA 2000-2010

Diamo finalmente seguito alla prima parte della discografia commentata, dedicata alla band newyorkese circa due anni fa. Stavolta tocca alla decade 2000-2010, certamente meno significativa dell'innovativa prima fase, pur tuttavia non priva di picchi creativi notevoli. "SIX DEGREES OF INNER TURBULENCE" (2002) Quando scrivi un capolavoro, il disco successivo è sempre un problema. Tra "Scenes From A Memory" e "Six Degrees Of Inner Turbulence" passano ben tre anni, un tempo fisiologico per prenderne le distanze ed evitare tentativi di emulazione. Infatti, il nuovo album dei Dream Theater (peraltro il loro primo doppio cd) si conferma ben diverso, nelle tematiche e nello stile musicale. Almeno per metà. Le cinque composizioni, contenute sulla prima parte dell'opera, contemplano temi che esulano totalmente dalla modalità concept, come l'iniziale "The Glass Prison", nella quale Portnoy affronta i fatidici dodici passi per uscire dalla trappo...

GUIDA AL POWER METAL 90'S: PARTE 3

Non c'è due senza tre. Ed il quattro verrà da sé: o quasi. Prosegue il viaggio tra i meandri del power degli anni 90, ed anche stavolta ci occupiamo di un'ulteriore manciata di nomi che hanno rappresentato molto per il pubblico "defender" dell'epoca. Buon viaggio nel tempo.  THE BIG THING AXEL RUDI PELL "BETWEEN THE WALLS" (1994) Il secondo impegno in studio tra Axel Rudi Pell e la "star" Jeff Scott Soto esce quando il class/heavy metal sembra ormai uno sbiadito ricordo da lasciare ai posteri. È il 1994, ed il mondo "così come lo conoscevamo" non esiste più. Esistono però ancora i grandi dischi del genere succitato, e "Between The Walls" è sicuramente uno di questi. In stato di grazia compositiva, già palese sul precedente "Eternal Prisoner", con "Between The Walls" la coppia alza ulteriormente l'asticella. Non tanto a livello di stile, quanto piuttosto in una consapevolezza di scrittura impressionant...