Sembra incredibile, ma "New Day" rappresenta l'esordio solista di John Corabi. Tra i The Scream, la comparsata con i Motley Crue nello strepitoso album omonimo del 1994, la sporadica parentesi degli Union, le "schitarrate" live ben retribuite con i Ratt, ed infine l'eccellente presenza nei The Dead Daisies, è solo oggi che il cantante americano firma la sua prima opera d'autore. Nel film The Dirt, la sua figura esce decisamente malconcia, quasi si trattasse del primo imbecille trovato per strada e messo dietro al microfono di una delle band più rappresentative degli 80's. La realtà è ben altra. Non solo quell'album dei Motley Crue resta un gioiello di inestimabile valore, ma rimane probabilmente l'unica testimonianza di un gruppo "hair metal" alle prese con qualcosa "d'altro". Chi ha vissuto quel periodo sa benissimo che tutti ci provarono e che tutti fallirono. Tutti tranne loro. Ed il merito va circoscritto proprio a...
GUNS'N'ROSES "APPETITE FOR DESTRUCTION" (1987): QUANDO IL ROCK SMISE DI FARSI BELLO E TORNÒ A SPORCARSI LE MANI
Ci sono album che nascono per diventare classici. E poi ci sono album che sembrano nati per sopravvivere alla notte. "Appetite For Destruction" dei Guns N' Roses non è un disco che dà l’idea di essere stato registrato in studio: sembra registrato in un vicolo, alle quattro del mattino, con l’odore di alcol addosso, le scarpe consumate e la sensazione costante che, da un momento all'altro, possa partire una rissa. Nel 1987 il rock americano sta diventando troppo pulito per essere davvero pericoloso. Ci sono capelli cotonati, giacche leopardate, videoclip lucidissimi e band che sembrano uscite più da un salone di bellezza che da un garage. Il Sunset Strip di Los Angeles è pieno di gruppi che giocano a fare i maledetti. I Guns, invece, maledetti sembrano esserlo davvero. Ed è questa la differenza enorme che si sente ancora oggi ascoltando “Appetite for Destruction”: non è costruito. Non prova a imitare il caos. È caos. Quando parte “Welcome to the Jungle”, sembra di esse...