65 anni, 37 di carriera solista, più quelli precedenti passati negli Steeler. Eppure c'è ancora gente che gli degna al massimo un'alzatina di spalle, in segno di un rispetto magari dovuto, ma non del tutto sentito. Come ho già precisato in altre occasioni, è dal 1996 che sento la stessa solfa su Axel Rudi Pell: scrive sempre il solito disco, esegue le medesime cose, registra canzoni fotocopia, eccetera eccetera. Sarebbe molto semplice liquidare la discussione con un "provateci voi se ne siete capaci", ma le pagine vanno riempite, e le opinioni giustamente argomentate. Partiamo da un dato di fatto, non da un'opinione soggettiva: il chitarrista tedesco ha letteralmente tirato fuori dalla naftalina un talento come Johnny Gioeli nel 1998, di pura razza Hardline, piazzandolo nella posizione che fu di Jeff Scott Soto. All'epoca molti storsero il naso, denunciando una possibile svolta hair metal, dato il curriculum del cantante americano. La bontà di "Oceans Of ...
Se "Goliath" ti sembra un disco “deludente”, il problema non è il disco: sei tu. Gli Exodus non scrivono per compiacere, ma per spazzare via ogni aspettativa pigra e ogni critica superficiale. Questo è un manifesto di potenza e coerenza, costruito da una band che ha attraversato più di quattro decenni senza perdere identità o fame. Fondata nei primi anni ’80 a San Francisco, Exodus è stata tra le protagoniste della nascita del thrash metal insieme a Metallica e Slayer. Dal leggendario "Bonded by Blood" fino a dischi come "Fabulous Disaster" ed "Impact Is Imminent", la band ha sempre fatto della violenza musicale e della tensione sonora il proprio marchio di fabbrica. Cambi di line-up, periodi difficili, mode passeggere: niente ha mai fermato gli Exodus. Quando Rob Dukes entra nella band, porta una nuova dimensione alla voce degli Exodus. I suoi dischi con la band includono "Shovel Headed Kill Machine" (2005), "The Atrocity Exhibiti...