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LAST IN LINE "HEAVY CROWN" (2016)

Dopo la morte di Ronnie James Dio, avvenuta nel 2010 per un aggressivo tumore allo stomaco, quattro quinti della sua band originale decide di riunirsi in nome del boss scomparso. Trattasi ovviamente di Vivian Campbell (chitarra), Vinny Appice (batteria), Jimmy Bain (basso) e Claude Schnell (tastiere): ad onor del vero, quest'ultimo comparve soltanto quale membro esterno sull'esordio "Holy Diver", per poi venire "premiato" come componente fisso da "The Last In Line" (1984) a "Dream Evil" (1987). Nel febbraio del 2012, Campbell, Appice, Bain e Schnell si ritrovano col cantante Andrew Freeman (dei Pink Cream 69) per diverse jam sessions private, che li convincono immediatamente a compiere il passo della celebrazione dello scomparso cantante italo-americano. Lo stesso nome scelto, Last In Line, è un evidente tributo alla loro storia con Ronnie, e ad agosto 2013 si tiene l'ufficiale esordio live, in quel di Fullerton (California). Viene es...
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BLACK SABBATH "HEADLESS CROSS" (1989)

C’è un momento, nella storia del metal, in cui le ombre sembrano essersi allungate troppo sui Black Sabbath. Gli anni ’80 avanzano con furia: il thrash domina, il glam conquista le classifiche, e i pionieri dell’oscurità rischiano di essere percepiti come reliquie di un’epoca passata. Eppure, nel 1989, accade qualcosa che ha il sapore della stregoneria: “Headless Cross” emerge come una fenice nera dalle ceneri, un disco che non solo riafferma l’identità della band, ma la trasfigura in qualcosa di epico, maestoso, quasi mitologico. Al centro di questo rituale sonoro c’è Tony Iommi, l’ultimo guardiano del tempio Sabbath. Il suo tocco ritorna più che mai evocativo: i riff non sono semplici strutture musicali, ma colonne portanti di una cattedrale gotica costruita su suoni densi, pesanti e solenni. Ogni accordo vibra come un presagio, ogni progressione sembra aprire portali verso mondi antichi e dimenticati. Iommi non segue le mode del tempo le ignora, le trascende, e forgia invece un’oper...

SATYRICON "NEMESIS DIVINA" (1996)

"Nemesis Divina" esce nel 1996: è il momento in cui il black metal smette di essere soltanto ribellione, scandalo e caos, e si trasforma in qualcosa di più antico e pericoloso. Un sistema, una visione, una regalità oscura che non ha bisogno di giustificarsi. Quando esce, la Norvegia ha già visto bruciare le sue chiese, ha già sentito il rumore della cronaca e della paura; ma qui, tra queste tracce, non c’è più fretta né isteria. C’è controllo. C’è volontà. I Satyricon arrivano a questo punto dopo aver attraversato il lato più grezzo del genere, e decidono di fare qualcosa che molti non avevano ancora dimostrato il coraggio o la lucidità di fare: ordinare il caos senza spegnerlo. Non addomesticare la furia, ma incanalarla. Non disperdere il gelo sonoro, ma scolpirlo. Al centro di tutto c’è Satyr, figura che qui assume i contorni di un architetto più che di un musicista. Le sue chitarre non sono semplici riff: sono colonne, archi, corridoi sonori che guidano chi ascolta dentro ...

METAL CHURCH "HANGING IN THE BALANCE" (1993)

Mai giudicare un libro dalla copertina o, in questo caso, un disco dall'artwork. Difficilmente ricordo una presentazione grafica peggiore rispetto a quella di "Hanging In The Balance", album con cui i Metal Church rispondono ancora presente nel 1993 nonostante lo tsunami grunge, che sta spazzando via tutti i rimasugli legati alla decade precedente. Passare dalla Epic alla Blackheart Records di Joan Jett (verrà poi recuperato in Europa attraverso Rising Sun Productions) non è esattamente una passeggiata, ma il brutale ridimensionamento discografico rappresenta un gramo destino che coinvolge molte star degli 80's. Specialmente negli USA, è bene precisarlo: troppo vacuo il flanella-rock di Seattle per conquistare anche il pubblico europeo. Grandi nomi a parte, tipo Pearl Jam o Alice In Chains. E non cito questi ultimi a caso, visto che Jerry Cantrell compare in qualità di ospite nell'assolo della traccia d'apertura "Gods Of Second Chance". Ed è proprio ...

IMMOLATION "DESCENT" (2026)

“Descent” degli Immolation non è semplicemente un nuovo capitolo della loro discografia: è una vera e propria discesa nell’abisso sonoro, un’opera che conferma la band come una delle entità più lucide, estreme e coerenti mai emerse nel death metal. In un contesto contemporaneo dove il genere spesso oscilla tra sterilità tecnica e revival nostalgico, gli Immolation continuano a scegliere una strada diversa: quella della deformazione costante, dell’instabilità strutturale e della costruzione del caos come forma d’arte. “Descent” è un album che non si limita a essere ascoltato: si attraversa. Ogni brano è un gradino verso una profondità sempre più densa, dove la tecnica non è mai esibizione ma linguaggio, e dove la brutalità non è mai gratuita ma funzionale a un disegno complessivo di tensione e collasso controllato. L’apertura con “These Vengeful Winds” è un impatto immediato e devastante. Il brano non introduce, travolge. I riff sono spezzati, fratturati, costruiti per negare qualsiasi ...

SENTENCED "CRIMSON" (2000)

“Crimson” dei Sentenced è un disco che non cerca mai di alzare la voce. Non ne ha bisogno. Uscito nel 2000, in un periodo in cui il metal finlandese stava abbandonando l’aggressività più istintiva per scavare in territori emotivi più profondi, “Crimson” rappresenta una trasformazione completa: non più rabbia, ma resa; non più lotta, ma consapevolezza. È importante capire il contesto: la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000 vedono la scena nordica maturare, perdere parte dell’urgenza giovanile per abbracciare una malinconia più stratificata. In Finlandia, questa evoluzione assume un carattere quasi inevitabile. Non è solo musica: è paesaggio che diventa suono. Laghi immobili, foreste che sembrano non finire mai, cieli bassi che comprimono il respiro. In “Crimson” tutto questo si traduce in melodie limpide, lente, apparentemente accoglienti, ma attraversate da un senso costante di fine. La forza del disco sta proprio in questo contrasto: la bellezza formale contro il contenuto emotivo...

MORBID ANGEL "BLESSED ARE THE SICK" (1991)

"Blessed Are the Sick" è più un grimorio sonoro che un album; un manoscritto proibito inciso nel 1991 quando il death metal stava ancora imparando a bestemmiare con una propria voce. I Morbid Angel, invece di limitarsi alla brutalità cieca, costruiscono qualcosa di più subdolo: una liturgia della corruzione. Se "Altars Of Madness" era caos primordiale, qui il Male diventa architettura, prende forma, si organizza in rituale. Non è solo aggressione: è profanazione consapevole, come una messa celebrata su un altare ormai consacrato al contrario. Il contesto è quello della Florida dei primi anni ’90, un laboratorio in cui il death metal sta definendo la propria identità. Ma questo disco devia, contamina, introduce elementi quasi sacrali per poi deformarli. Le pause, gli intermezzi, le strutture meno lineari: tutto contribuisce a creare un senso di cerimonia rovesciata, come se ogni brano sia parte di un rito celebrato tra icone spezzate e reliquie svuotate, dove il sacr...

METAL CHURCH "DEAD TO RIGHTS" (2026)

"Congregation Of Annihilation" del 2023 ha rappresentato una vera e propria rinascita per i Metal Church. Un disco dalle tematiche e dalle sonorità "maniacali", che riprendeva gli strali del masterpiece 'The Dark ", pur con le dovute differenze qualitative e temporali. Protagonista indiscusso il vocalist Marc Lopes, la cui timbrica cannibale riportava il gruppo alla filosofia dell'aggressione ad oltranza, predicata a suo tempo dal mai troppo compianto David Wayne. Tuttavia, quando credi che i Metal Church abbiano finalmente trovato un minimo di stabilità, il leader Kurt Vanderhoof manda a casa tre quinti della formazione. Entrano addirittura Dave Ellefson (Megadeth) e Ken Mary (Fifth Angel, House Of Lords) rispettivamente al basso ed alla batteria, nonché Brian Allen (Vicious Rumors) dietro al microfono al posto del succitato Lopes. Scelta giusta? Per quanto riguarda la sezione ritmica, assolutamente si: formidabile, come da copione. Mi si conceda qualc...

CELTIC FROST "INTO THE PANDEMONIUM" (1987)

C’è un momento, entrando in "Into The Pandemonium", in cui capisci che non sei più dentro un disco metal nel senso tradizionale del termine. Sei dentro un ambiente. Un luogo mentale corrotto, stratificato, quasi liturgico, dove ogni elemento sonoro sembra avere una funzione simbolica più che musicale. Non è un ascolto: è una discesa orchestrata nel disordine. Siamo nel 1987, e la scena estrema europea sta ancora cercando di definire i propri confini. Il thrash si è ormai strutturato, il proto-black metal è ancora istintivo e primitivo, e il death metal sta iniziando a emergere dalle profondità. In questo contesto, “Into The Pandemonium” dei Celtic Frost non devia semplicemente dal percorso: lo sabota. È un gesto artistico radicale, quasi iconoclasta. L’apertura con “Mexican Radio” è uno shock deliberato. Non è solo una scelta inusuale è una dichiarazione d’intenti. Il brano originale viene smontato e ricostruito in una forma fredda, aliena, quasi disturbante. È come entrare i...

CHEZ KANE "RECKLESS": IL RITORNO DELLA REGINETTA 80'S (2026)

Chez Kane è una rock singer britannica, precisamente di origine gallese, nata artisticamente nel secolo (e nel millennio) sbagliato. Rimane folgorata, per sua stessa ammissione, all'ascolto di "Pour Some Sugar On Me" dei Def Leppard, ma anche da Pat Benatar, dalle Vixen e Robin Beck: insomma, dopo quei "magic moments", la sua vita è cambiata. Inesorabilmente. È diventata praticamente una missione: riportare gli 80's nei 2020, per contribuire (anche) a combatterne le brutture. Dopo aver tentato, vanamente, la fortuna con le Kane'd, gruppo formato assieme alle sue due sorelle, Chez vede la luce quando incrocia la propria strada con quella di Danny Rexon, leader dei Crazy Lixx. Il primo album omonimo vede la luce nel 2021, inaugurando una proficua collaborazione con Frontiers Records che non si è più interrotta. "CK" contiene alcune gemme AOR difficilmente dimenticabili, una su tutte l'irresistibile "Rocket On The Radio", ma anche al...