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NIGHTWISH "IMAGINAERUM" (2011)

"Imaginaerum" dei Nightwish è un album che non si ascolta soltanto: si attraversa, come si attraversa un sogno che non chiede permesso e ti prende per mano senza spiegarti dove stai andando. È il 2011, e la mente di Tuomas Holopainen costruisce qualcosa che va oltre la musica: un universo intero fatto di memoria, infanzia, tempo che si piega e si rompe. Qui tutto nasce da un’idea semplice e insieme impossibile: cosa resta di noi quando ricordiamo? E cosa succede quando i ricordi smettono di essere fedeli e diventano immaginazione? Dentro questo mondo, la voce di Anette Olzon diventa luce e nebbia insieme. Non è più soltanto interprete: è narratrice, spirito che guida dentro stanze emotive che cambiano forma. In lei, in questo disco, c’è una completezza nuova, una maturità che non ha bisogno di imitare il passato della band ma lo trasforma in qualcos’altro. La sua voce non si impone: accompagna, respira, accende immagini. "Storytime" è l’alba di questo viaggio. Sembr...
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AEROSMITH "PUMP" (1989)

Quando "Pump" esce nel 1989, gli Aerosmith non sono più soltanto una leggenda sopravvissuta agli anni Settanta: sono una band rinata. Dopo aver attraversato droga, crisi interne, cadute artistiche ed il rischio concreto di sparire, Steven Tyler e Joe Perry riescono in qualcosa che sembrava impossibile: tornare al centro del rock mondiale senza sembrare nostalgici. In un’epoca dominata dall’hard rock patinato e dall’estetica MTV, "Pump" arriva come un disco enorme, pieno di energia, ma con un’anima molto più profonda di quanto il pubblico si aspettasse. Ed è proprio questo il segreto dell’album: sotto i riff giganteschi, sotto la sensualità e l’ironia tipiche degli Aerosmith, c’è una tensione emotiva continua. "Pump" è un disco che ride, provoca, seduce… ma che a tratti sa anche fare male. Steven Tyler è il centro assoluto di questa esplosione. Qui raggiunge forse il punto più completo della sua carriera. Non è solo il frontman eccessivo e teatrale che tutt...

JOHN CORABI "NEW DAY" (2026)

Sembra incredibile, ma "New Day" rappresenta l'esordio solista di John Corabi. Tra i The Scream, la comparsata con i Motley Crue nello strepitoso album omonimo del 1994, la sporadica parentesi degli Union, le "schitarrate" live ben retribuite con i Ratt, ed infine l'eccellente presenza nei The Dead Daisies, è solo oggi che il cantante americano firma la sua prima opera d'autore. Nel film The Dirt, la sua figura esce decisamente malconcia, quasi si trattasse del primo imbecille trovato per strada e messo dietro al microfono di una delle band più rappresentative degli 80's. La realtà è ben altra. Non solo quell'album dei Motley Crue resta un gioiello di inestimabile valore, ma rimane probabilmente l'unica testimonianza di un gruppo "hair metal" alle prese con qualcosa "d'altro". Chi ha vissuto quel periodo sa benissimo che tutti ci provarono e che tutti fallirono. Tutti tranne loro. Ed il merito va circoscritto proprio a...

GUNS'N'ROSES "APPETITE FOR DESTRUCTION" (1987): QUANDO IL ROCK SMISE DI FARSI BELLO E TORNÒ A SPORCARSI LE MANI

Ci sono album che nascono per diventare classici. E poi ci sono album che sembrano nati per sopravvivere alla notte. "Appetite For Destruction" dei Guns N' Roses non è un disco che dà l’idea di essere stato registrato in studio: sembra registrato in un vicolo, alle quattro del mattino, con l’odore di alcol addosso, le scarpe consumate e la sensazione costante che, da un momento all'altro, possa partire una rissa. Nel 1987 il rock americano sta diventando troppo pulito per essere davvero pericoloso. Ci sono capelli cotonati, giacche leopardate, videoclip lucidissimi e band che sembrano uscite più da un salone di bellezza che da un garage. Il Sunset Strip di Los Angeles è pieno di gruppi che giocano a fare i maledetti. I Guns, invece, maledetti sembrano esserlo davvero. Ed è questa la differenza enorme che si sente ancora oggi ascoltando “Appetite for Destruction”: non è costruito. Non prova a imitare il caos. È caos. Quando parte “Welcome to the Jungle”, sembra di esse...

CINDERELLA "LONG COLD WINTER" (1988)

Uscito nel 1988, "Long Cold Winter" è il secondo album dei Cinderella e rappresenta un importante punto di svolta nella loro carriera. Dopo il successo commerciale del debutto "Night Songs" (1986), noto per il suo glam metal vistoso ed il forte impatto da MTV, la band sente l’esigenza di mostrare una maturità artistica maggiore, senza perdere di vista la propria energia da "arena hard rock". L’album riflette perfettamente questo equilibrio tra leggerezza visiva e profondità musicale: i Cinderella dimostrano infatti di voler essere più di una semplice band glam, abbracciando influenze blues e sonorità più cupe. Tom Keifer e la band si trovano in un momento di grande pressione creativa. Il successo di "Night Songs" ha prepotentemente alzato le aspettative dei fan e dell’etichetta discografica. Keifer, che già soffre di problemi alle corde vocali (una difficoltà che avrebbe segnato la sua carriera negli anni successivi),  riesce comunque a registrar...

CRIMSON GLORY "CHASING THE HYDRA" (2026)

Solo i Crimson Glory sapevano suonare "come i Crimson Glory". Nella seconda metà degli anni '80, la band della Florida era diventata un'autentica istituzione, reputazione meritatissima che venne raggiunta sull'onda di due album di heavy metal epico ed onirico, roccioso ma progressivo, classico eppure futurista. Sto ovviamente parlando dell'omonimo esordio e del successivo "Trascendence", nei quali il suono diventava veicolo di sensazioni aliene, trasmesse in frequenza attraverso il "codice Midnight", nome d'arte del loro cantante tragicamente scomparso all'età di soli 47 anni. Molti fans storsero il naso quando ascoltarono il terzo LP "Strange An' Beautiful", una sana immersione nel calderone Zeppelin che deluse profondamente i seguaci della prima ora. La band si scioglie come neve al sole durante gli anni 90, per riformarsi appena prima dello scoccare del nuovo millennio in occasione di "Astronomica", un alb...

NUCLEAR ASSAULT "SURVIVE" (1988)

Nel 1988 il thrash metal sta vivendo la sua età dell’oro. La Bay Area domina le copertine delle riviste specializzate, i concerti diventano sempre più grandi e molte band iniziano ad affinare tecnica e produzione per raggiungere un pubblico più vasto. Ma lontano dai riflettori più scintillanti della costa Ovest, i Nuclear Assault continuano a seguire una strada diversa: più sporca, più rabbiosa, più urbana. Con "Survive" il gruppo newyorkese firma quello che, ancora oggi, resta uno dei manifesti assoluti del thrash underground americano. Il disco nasce in un periodo storico dominato dalla paranoia nucleare, dalla Guerra Fredda e da una crescente sfiducia verso politica, televisione e società moderna. Dentro "Survive", tutto questo si sente eccome. Non è un album “spettacolare” nel senso classico del termine: è nervoso, aggressivo, pessimista, quasi claustrofobico. Sembra il suono di una metropolitana lanciata a tutta velocità sotto una città sull’orlo del collasso. ...

GRAND PRIX "GRAND PRIX" (1980)

Tra fine 70's e primi 80's, la scena hard rock britannica pullula di nuovi gruppi e di "sangue nuovo". La maggior parte viene pompato dalla leggendaria NWOBHM, che rinnova il genere irrorandolo di ribellione punk, ma esiste anche una sacca di resistenza con i piedi ben piantati nel suono pomposo e melodico d'oltre Atlantico. In questa fazione si rendono sicuramente protagonisti i Grand Prix, quintetto innamorato di Styx, Kansas o, più modestamente, American Tears (di Mark Mangold). Uno stile considerato "dinosaurico" dai più giovani pirati del sound duro, invero ringalluzziti da chitarre arrembanti e pulsioni giovanili nelle liriche. Dopo la classica trafila tra prove da studio e demo-tape, la band trova l'ideale configurazione basando le proprie peculiarità sulle tastiere di Phil Lanzon e sulla voce acuta di Bernie Shaw. Quest'ultimo emigra dal Canada al Regno Unito alla ricerca di nuove opportunità artistiche, portando in dote un'innata pro...

DEATH "HUMAN" (1991)

Quando si parla di estremo, si può dire che "Human" dei Death ha letteralmente cambiato la storia: una mutazione genetica del death metal stesso. Pubblicato nel 1991 e guidato dalla mente visionaria di Chuck Schuldiner, questo album rappresenta il momento esatto in cui la band abbandona definitivamente la brutalità primitiva degli esordi per entrare in una dimensione molto più tecnica, cerebrale e progressiva. È il disco della svolta assoluta, quello che ridefinisce non solo il percorso del suo gruppo, ma l’intero linguaggio del death metal. Fino a quel momento i Death erano già considerati pionieri del genere grazie ad album feroci e rivoluzionari, ma è con "Human" che Chuck Schuldiner decide di rompere ogni schema. Non gli basta più creare musica estrema: vuole portare il death metal ad un livello superiore, quasi intellettuale, senza sacrificarne l’impatto devastante. È qui che nasce il lato più evoluto della band. I riff diventano intricati e imprevedibili, le s...

ARCARA "ARCARA" (1996)

Quando i riflettori si spostano dal Sunset Boulevard alle piovose strade di Seattle, è tempo di tirare le somme per tutti i protagonisti degli 80's. Che si tratti di "attori principali" o semplici comparse, il business non guarda in faccia a nessuno. Anzi, risulta spesso molto più agevole adeguarsi a spazi piccoli proprio per chi, nemmeno nella "golden era" del genere, è stato abituato ad esposizioni mediatiche esagerate. Russell Arcara, già voce dei simil-Bon Jovi Surgin ("When Midnight Comes" resta un classico) nonché dei Prophet sul futuribile "Cycle Of The Moon" (altro masterpiece), fa parte indubbiamente della seconda schiera. Spostarsi in Germania presso l'ormai desueta etichetta Escape Music, peraltro distribuita da un'altra label specializzata come MTM, diventa uno step naturale per continuare a fare musica. La "sua" musica, senza compromessi ed ammiccamenti modernisti come molti suoi ex colleghi di "bisboccia...