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AC/DC "FOR THOSE ABOUT TO ROCK" E LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI (1981)

Facile, quando parli degli AC/DC, menzionare i soliti "Back In Black" e "Highway To Hell". Oggi contano gli streaming: non tanto degli album, ma delle canzoni singole. Ed è chiaro che determinati brani, diventati ormai iconici, incanalino un flusso impressionante di clic. Bella merda, se mi si passa il francesismo. È finito il tempo in cui ti soffermavi su questo o quel disco per cogliere le sfumature e le progressioni stilistiche da un periodo temporale all'altro. Non è colpa degli AC/DC né di nessun altro gruppo, beninteso, ma di una filiera di ignoranza che passa direttamente dal "produttore al consumatore finale". Siamo nell'era del dio minore Internet, e bisogna accettare la situazione, nel bene e nel male. Se il rapporto vantaggi/svantaggi sia in negativo o in positivo, diventa una considerazione soggettiva e personale. Title-track a parte, da oltre quattro decenni piece conclusiva di ogni show degli AC/DC che si rispetti, "For Those Abo...
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OPETH "WATERSHED" (2008)

"Watershed" degli Opeth è un album che dà l'impressione di trovarsi costantemente tra due mondi. Da una parte conserva ancora la forza, la durezza e l'intensità che hanno reso la band una delle realtà più rispettate del metal estremo; dall'altra lascia emergere un gusto sempre più marcato per la melodia, la ricerca atmosferica e la profondità emotiva. E proprio questa tensione continua a rendere il disco così affascinante. Non è un'opera che punta tutto sull'impatto immediato, ma un lavoro che si lascia scoprire lentamente, come un sentiero immerso nella nebbia che rivela nuovi dettagli a ogni passo. L'oscurità di "Watershed" non nasce dalla rabbia o dalla disperazione assoluta. È un'oscurità più sottile, fatta di malinconia, ricordi e riflessioni. Ascoltandolo si ha spesso la sensazione di trovarsi in luoghi abbandonati dal tempo, stanze silenziose dove ogni oggetto sembra conservare una storia dimenticata. Gli Opeth costruiscono atmosfe...

JOURNEY "ESCAPE" (1981)

Se esiste un album capace di racchiudere in poco più di quaranta minuti tutto il sole, l'entusiasmo, i colori e l'ottimismo dei primi anni Ottanta, quello è senza dubbio "Escape" dei Journey. È un disco che sembra nascere all'alba di una giornata perfetta, con il cielo limpido, l'orizzonte sconfinato e la sensazione che qualunque sogno sia ancora possibile. Fin dal primo ascolto si percepisce qualcosa di speciale: non soltanto una raccolta di canzoni straordinarie, ma un'opera che trasmette energia positiva, passione, romanticismo e una fiducia quasi contagiosa nella forza della musica. Nel panorama rock dell'epoca, dove melodie sempre più grandi incontrano produzioni sempre più spettacolari, "Escape" rappresenta una vetta difficilmente eguagliabile, un punto d'incontro perfetto tra cuore, tecnica e ispirazione. La line-up che realizza questo capolavoro è semplicemente da leggenda. Alla voce troviamo il magnifico Steve Perry, una delle pi...

STRATOVARIUS "EPISODE" (1996)

Quando gli Stratovarius pubblicano “Episode” nel 1996, il power metal europeo sta vivendo una fase di crescita straordinaria. Dopo gli anni pionieristici del genere, una nuova generazione di gruppi sta contribuendo a definirne l'identità definitiva. È un periodo di grande fermento creativo, nel quale melodia, tecnica, velocità ed epicità diventano gli elementi fondamentali di uno stile destinato a conquistare migliaia di appassionati in tutto il mondo. In questo contesto, “Episode” non rappresenta semplicemente un nuovo album degli Stratovarius: rappresenta uno dei dischi che hanno contribuito a definire il suono stesso del power metal moderno. Se i lavori precedenti avevano mostrato il talento della band finlandese, è con “Episode” che tutto raggiunge una dimensione superiore. Qui gli Stratovarius trovano finalmente il perfetto equilibrio tra aggressività e melodia, tra virtuosismo e immediatezza. È il disco della consacrazione, quello in cui ogni elemento sembra trovarsi esattame...

QUEENSRYCHE "EMPIRE" (1990)

  Quando i Queensrÿche pubblicano “Empire” nel 1990, si trovano in una posizione particolare. Da una parte c'è il prestigio conquistato con “Operation: Mindcrime”, considerato già allora un capolavoro del progressive metal; dall'altra la necessità di proseguire il proprio percorso artistico senza ripetersi. Il risultato è un album che riesce nell'impresa più difficile: evolvere il proprio linguaggio mantenendo intatta l'identità della band. Eppure, proprio questo successo creativo viene frainteso da una parte della critica e di alcuni fan, che liquidano “Empire” come una svolta radiofonica e commerciale. A distanza di anni, quel giudizio appare riduttivo ed ingeneroso. Certo, le melodie sono più immediate ed alcuni brani possiedono una capacità comunicativa superiore rispetto al passato, ma questo non significa che i Queensrÿche abbiano sacrificato la propria profondità artistica. Al contrario, “Empire” rappresenta il momento in cui la band riesce a fondere complessità,...

DREAM THEATER "METROPOLIS PT 2: SCENES FROM A MEMORY": I RICORDI NON SMETTONO DI SANGUINARE (1999)

Ci sono album che si ascoltano. E poi ci sono album che si vivono. "Metropolis Pt. 2: Scenes From a Memory" dei Dream Theater appartiene alla seconda categoria. Non è semplicemente un disco di progressive metal, né soltanto uno dei lavori più importanti della carriera della band. È un'opera che parla direttamente alle paure più profonde dell'essere umano: il rimpianto, la perdita, il desiderio di comprendere chi siamo davvero e il bisogno di trovare un significato nel dolore. Quando il disco uscì nel 1999, il panorama musicale è dominato da sonorità molto diverse. Eppure i Dream Theater scelgono di percorrere una strada opposta, realizzando un concept album complesso, articolato e profondamente emotivo. Una scelta coraggiosa che non ha lo scopo di conquistare il pubblico più vasto possibile, ma di creare qualcosa destinato a durare nel tempo. La storia segue Nicholas, un uomo che, attraverso sedute di ipnosi, scopre di essere legato ad una vicenda accaduta molti anni ...

THRESHOLD "WOUNDED LAND" (1993)

Nel 1993 il progressive metal è ancora soltanto "un'idea". Che però sta per prendere forma, corpo, e consenso. Troppo presto perché "Images And Words" sparga le proprie spore infettive per il pianeta, ma molti dimenticano che, prima di quella indiscutibile pietra angolare, i Dream Theater avevano già pubblicato un certo "When Dream And Day Unite". Era il 1989, ed in Italia soltanto "il solito" Beppe Riva, col suo fiuto pressoché infallibile, aveva capito che qualcosa di grande stava per accadere. Gli altri, come sempre, sarebbero venuti "dopo", ovvero a conti fatti. C'è poco da "riscrivere la storia dell'hard'n'heavy", come leggo a volte sulle pagine di qualche buontempone: sarebbe sufficiente l'umiltà necessaria di documentarsi ed andare a rileggere quanto fu scritto da certe penne illuminate. Per inciso, toccò ad un certo Trombetti magnificare "Punishment For Decadence" dei Coroner, giusto p...

NIGHTWISH "YESTERWYNDE" (2024)

"Yesterwynde" è un album sontuoso, stratificato e profondamente malinconico. Più che un disco metal tradizionale, sembra una colonna sonora per un viaggio attraverso il tempo, la memoria e l'eredità dell'umanità. È il capitolo conclusivo della trilogia iniziata con "Endless Forms Most Beautiful" e proseguita con "Human. :II: Nature", dedicata ai temi della natura, dell'evoluzione e del posto dell'uomo nell'universo. Fin dal primo ascolto emerge la visione di Tuomas Holopainen: orchestrazioni gigantesche, cori maestosi, strumenti folk e una scrittura che guarda più alla narrazione e all'emozione che all'impatto immediato. Non è un album costruito per conquistare al primo ascolto con ritornelli facili o esplosioni di energia; è un'opera che chiede tempo, attenzione e coinvolgimento. Ogni brano sembra essere parte di un mosaico più grande, un racconto che prende forma lentamente e che rivela nuovi dettagli a ogni ascolto. Brani...

DIMMU BORGIR "GRAND SERPENT RISING": IL TRIONFO DI CHI HA SMESSO DI CHIEDERE APPROVAZIONE (2026)

Ci sono album che vengono pubblicati. E poi ci sono album che arrivano come manifesti, come dichiarazioni di esistenza, come monumenti eretti contro il tempo e contro l'oblio. "Grand Serpent Rising" appartiene a questa seconda categoria. Non perché rivoluzioni il linguaggio dei Dimmu Borgir. Non perché voglia reinventare il black metal sinfonico. Ma perché possiede una qualità molto più rara: la consapevolezza della propria grandezza. Da oltre tre decenni i Dimmu Borgir vivono in una posizione unica. Sono stati osannati, detestati, imitati, accusati, celebrati e continuamente messi sotto processo. Hanno assistito alla nascita e alla scomparsa di intere generazioni di gruppi. Hanno visto cambiare il volto del metal estremo più volte. Eppure sono ancora qui. E forse è proprio questa permanenza a disturbare qualcuno. Perché la storia del gruppo è una smentita vivente di molte convinzioni che una parte della scena ha cercato di difendere per anni. Secondo alcuni, il black met...

NIGHTWISH "IMAGINAERUM" (2011)

"Imaginaerum" dei Nightwish è un album che non si ascolta soltanto: si attraversa, come si attraversa un sogno che non chiede permesso e ti prende per mano senza spiegarti dove stai andando. È il 2011, e la mente di Tuomas Holopainen costruisce qualcosa che va oltre la musica: un universo intero fatto di memoria, infanzia, tempo che si piega e si rompe. Qui tutto nasce da un’idea semplice e insieme impossibile: cosa resta di noi quando ricordiamo? E cosa succede quando i ricordi smettono di essere fedeli e diventano immaginazione? Dentro questo mondo, la voce di Anette Olzon diventa luce e nebbia insieme. Non è più soltanto interprete: è narratrice, spirito che guida dentro stanze emotive che cambiano forma. In lei, in questo disco, c’è una completezza nuova, una maturità che non ha bisogno di imitare il passato della band ma lo trasforma in qualcos’altro. La sua voce non si impone: accompagna, respira, accende immagini. "Storytime" è l’alba di questo viaggio. Sembr...