Pubblicato nel 2014, “The Satanist” dei Behemoth rappresenta uno dei momenti più alti e significativi della carriera della band polacca. Un disco monumentale, oscuro e solenne, capace di trasformare il blackened death metal in una vera e propria esperienza rituale, dove la violenza sonora incontra una dimensione epica, teatrale e profondamente provocatoria. Il contesto in cui nasce questo album è fondamentale per comprenderne la portata. Dopo “Evangelion” del 2009, i Behemoth avevano raggiunto una maturità artistica notevole, ma il percorso verso il nuovo lavoro fu segnato da una dura prova personale per Nergal, frontman e fondatore del gruppo, che nel 2010 si ammalò di leucemia. La malattia, le cure e il ritorno alla vita e alla musica contribuirono a caricare il disco di un significato particolare: “The Satanist” non suona come una semplice celebrazione dell'oscurità, ma come un'affermazione di esistenza, libertà individuale e sfida nei confronti di ogni autorità che pretenda...
Chi, ancora oggi, continua a considerare gli Europe soltanto come "la band di The Final Countdown", magari in senso dispregiativo, evidentemente si limita ad una visione parziale e limitata nel tempo del quintetto svedese. Oltre che elargire scorrettezza a piene mani dal punto di vista intellettuale, si perora infatti un falso storico. 1986-1991: "The Final Countdown", "Out Of This World", "Prisoners In Paradise", un terzetto di album meravigliosi (parere personale) ma indubbiamente studiati per "piacere" al pubblico generalista: e questo è un fatto. È però altrettanto un dato oggettivo come, all'appello, manchino qualcosa come 35 anni di attività ed un'altra decina di dischi che, del consenso mainstream, se ne sono sempre largamente strafottuti. E allora, come la mettiamo? Quali sono i "veri" Europe? Come tutte i grandi, perché tali sono, Joey Tempest e soci non si accontentano di fare da replicanti di un suono che ap...