Dopo la morte di Ronnie James Dio, avvenuta nel 2010 per un aggressivo tumore allo stomaco, quattro quinti della sua band originale decide di riunirsi in nome del boss scomparso. Trattasi ovviamente di Vivian Campbell (chitarra), Vinny Appice (batteria), Jimmy Bain (basso) e Claude Schnell (tastiere): ad onor del vero, quest'ultimo comparve soltanto quale membro esterno sull'esordio "Holy Diver", per poi venire "premiato" come componente fisso da "The Last In Line" (1984) a "Dream Evil" (1987). Nel febbraio del 2012, Campbell, Appice, Bain e Schnell si ritrovano col cantante Andrew Freeman (dei Pink Cream 69) per diverse jam sessions private, che li convincono immediatamente a compiere il passo della celebrazione dello scomparso cantante italo-americano. Lo stesso nome scelto, Last In Line, è un evidente tributo alla loro storia con Ronnie, e ad agosto 2013 si tiene l'ufficiale esordio live, in quel di Fullerton (California). Viene es...
C’è un momento, nella storia del metal, in cui le ombre sembrano essersi allungate troppo sui Black Sabbath. Gli anni ’80 avanzano con furia: il thrash domina, il glam conquista le classifiche, e i pionieri dell’oscurità rischiano di essere percepiti come reliquie di un’epoca passata. Eppure, nel 1989, accade qualcosa che ha il sapore della stregoneria: “Headless Cross” emerge come una fenice nera dalle ceneri, un disco che non solo riafferma l’identità della band, ma la trasfigura in qualcosa di epico, maestoso, quasi mitologico. Al centro di questo rituale sonoro c’è Tony Iommi, l’ultimo guardiano del tempio Sabbath. Il suo tocco ritorna più che mai evocativo: i riff non sono semplici strutture musicali, ma colonne portanti di una cattedrale gotica costruita su suoni densi, pesanti e solenni. Ogni accordo vibra come un presagio, ogni progressione sembra aprire portali verso mondi antichi e dimenticati. Iommi non segue le mode del tempo le ignora, le trascende, e forgia invece un’oper...