Dopo oltre 40 anni di onorata carriera, anche per i Sinner (ormai un progetto di Mat, piuttosto che una band vera e propria) è arrivato il momento di dire stop. Ricordo bene quando, negli anni 80, i loro dischi usciti per Noise Records ricevevano più pernacchie che applausi. Non credete a chi vorrebbe "riscrivere" la storia dell'heavy metal. Non c'è revisionismo che tenga: chi c'era ed ancora tiene botta, ha buona memoria. E nessuna fesseria 2.0 di tanti scribacchini inventati può cancellare il corso degli eventi. Manilla Road, Cirith Ungol, ed altre entità leggendarie non se le filava nessuno, se non i super appassionati; e, cambiando settore, lo stesso discorso vale per i Sinner. "Boom Bang Goodbye" è un commiato che rende assolutamente giustizia alle plurivalenti anime della band, e sembra quasi un calcolato compromesso per venire incontro alle esigenze di quei fans che, per ben quattro decadi e mezzo, ne hanno accompagnato le scorribande. Mat ha sv...
Nel cuore degli anni Ottanta, quando l’hard rock americano vive una delle sue stagioni più creative e spettacolari, i Dokken pubblicano "Under Lock and Key", un album destinato a diventare uno dei simboli di quella straordinaria epoca musicale. È il momento in cui la band riesce a mettere a fuoco definitivamente la propria identità, trovando il perfetto equilibrio tra potenza metal, sensibilità melodica ed uno standard compositivo nettamente superiore alla media. Dopo aver costruito la propria reputazione con un sound già riconoscibile, i Dokken arrivano a questo disco con una formazione in stato di grazia: quattro musicisti capaci di fondere tecnica e sentimento, aggressività ed eleganza. "Under Lock And Key" non è soltanto un album di hard rock melodico, ma il risultato di una chimica speciale, quella di una band che, in quel periodo, riesce ad esprimere tutto il proprio potenziale. Ci sono album che appartengono semplicemente al loro tempo ed altri che riescono a...