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SEPULTURA "ARISE" (1991)

Nel 1991 il metal è in una fase di assuefazione: produzioni lucide, riff tecnici, show patinati. La rabbia originaria del thrash sta lentamente evaporando. Poi arriva "Arise" e ti sbatte in faccia la verità: il metal può ancora mordere, può ancora sanguinare, può ancora urlare. Questo disco nasce a Belo Horizonte, un inferno urbano brasiliano dove la povertà non è un concetto: è la realtà quotidiana. Qui non ci sono scuole di musica, studi professionali, oppure etichette pronte a finanziare sogni. Ci sono solo ragazzi incazzati, strumenti improvvisati, cassette passate di mano in mano, e una fame feroce di essere ascoltati, di non scomparire nell’oblio del mondo metal occidentale. Max e Igor Cavalera crescono in questa giungla urbana, e quella frustrazione diventa carburante per ogni nota. La title track "Arise" è un pugno nello stomaco fin dal primo secondo. Riff taglienti, batteria che martella come un macigno e la voce di Max che vomita rabbia, odio e frustrazion...
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BLIND GUARDIAN "FOLLOW THE BLIND" (1989)

Il power metal è stato, ed è tuttora, un genere piuttosto divisivo. C'è chi lo ama incondizionatamente, ed arriva addirittura ad eleggerlo quasi ad "unicum" in fase di ascolto; chi, invece, lo ritiene stereotipato e, nel peggiore dei casi, edulcorato. La verità sta, come sempre, nel mezzo. Di certo non si può contestare l'importanza dei Blind Guardian, quartetto made in Deutschland che inizia a prendere piede sul finire degli 80's, raggiungendo la consacrazione definitiva nel corso della decade successiva. Dopo il semisconosciuto EP "Lucifer's Heritage: Symphonies Of Doom", e soprattutto il primo LP "Battalions Of Fear", arriva nel 1989 l'eccellente "Follow The Blind", che già include la stragrande maggioranza delle caratteristiche sciorinate da Hansi Kursch e soci nelle prove successive. Almeno fino ad "Imaginations From The Other Side", quando il budget produttivo dei Blind Guardian si arricchisce a dismisura, e la...

VOIVOD "THE OUTER LIMITS" (1993)

"The Outer Limits" dei Voivod, pubblicato nel 1993, è uno dei dischi più audaci e visionari della storia del metal. In un’epoca in cui molti gruppi cercavano di uniformarsi a schemi più convenzionali per ottenere attenzione e successo, i Voivod hanno continuato a spingere i confini del loro suono, fondendo thrash metal, progressive, atmosfere futuristiche e sperimentazioni sonore. La loro capacità di creare musica complessa, intellettualmente stimolante e al contempo intensa e aggressiva, li ha resi un gruppo unico, ma purtroppo spesso sottovalutato: avrebbero meritato molto di più, sia in termini di riconoscimento critico, sia di pubblico. L’album si apre con "Fix My Heart", un brano che stabilisce immediatamente la dualità che caratterizza il lavoro dei Voivod: da una parte l’energia thrash ed i riff serrati, dall’altra una struttura intricata e sperimentale che sfida l’ascoltatore. Il pezzo pulsa di tensione, con cambi di tempo e progressioni armoniche che creano...

SKID ROW "SKID ROW" (1989)

Il disco omonimo degli Skid Row, uscito nel 1989, rappresenta un concentrato di energia e personalità che cattura perfettamente lo spirito ribelle della fine degli anni ’80. In un periodo dominato da glam metal scintillante e chitarre virtuose, gli Skid Row emergono con un suono potente, diretto e credibile, capace di unire la furia del rock urbano alla melodia tipica delle power ballad. Uno dei brani più iconici del disco è "18 And Life", una ballata intensa e drammatica che racconta la storia di un giovane travolto dalle conseguenze delle proprie azioni. Qui la band mostra non solo la sua forza sonora, ma anche una capacità narrativa sorprendente: la combinazione di testi emotivi e assoli di chitarra incisivi crea un mix di adrenalina e malinconia che colpisce dritto al cuore. È un pezzo che rimane impresso fin dal primo ascolto, dimostrando che gli Skid Row sanno bilanciare aggressività e sentimento. Segue "Youth Gone Wild", un vero e proprio inno generazionale c...

BLACK SWAN "PARALYZED" (2026)

Tra i tanti progetti Frontiers degli ultimi anni, Black Swan è nettamente quello che più si avvicina al concetto "classico" di band vera. Non mi risulta che si siano mai esibiti live (ma non ne ho la certezza), tuttavia la solidità dei suoi componenti induce ad una considerazione ben superiore alla media. Robin MacAuley (MSG, Survivor), Reb Beach (Winger, Whitesnake), Jeff Pilson (Dokken, Dio) e Matt Starr (Ace Frehley) non hanno certo bisogno di ulteriori presentazioni, tuttavia i loro primi due album, "Shake The World" e "Generation Mind", rasentano quote di eccellenza. Una volta si parlava di "terzo album" come quello in grado di far svoltare una carriera, ma è ovvio che il mondo si è letteralmente capovolto rispetto a quei tempi. Nessuno, nemmeno le grandi pop star internazionali, possono sperare di impostare una carriera sulla "semplice" vendita di dischi, figuriamoci quattro personaggi certamente autorevoli, ma ormai fuori dalle l...

PONTE DEL DIAVOLO "DE VENOM NATURA" (2026)

Ponte del Diavolo sono stati una piacevolissima "surprise", almeno per me, quando uscì il loro primo lavoro sulla lunga distanza nella primavera 2024. Sto ovviamente parlando di "Fire Blades From The Tomb", un disco sotto molti aspetti originale e coraggioso, che pagava soltanto una certa dose di inesperienza nel mixaggio. Troppo "lontana" negli speaker la voce di Erba del Diavolo; la sua attitudine, a metà tra sacerdotessa punk ed inquietante diva infernale, avrebbe meritato una superiore valorizzazione. Il mix stilistico proposto risultava però convincente, tra sfuriate black, rallentamenti doom ed occasionali ammiccamenti verso psych e post new wave. "De Venom Natura" corregge il tiro con una produzione perfettamente bilanciata, evidentemente per riparare i difettucci del predecessore: dall'altra parte ne sostiene invece la continuità stilistica, in virtù dei meritati riconoscimenti ottenuti. Il titolo richiama ovviamente De Rerum Natura d...

KREATOR "KRUSHERS OF THE WORLD" (2026)

Kreator hanno vissuto diverse fasi nella loro ormai quarantennale carriera, periodi stilistici che non hanno nascosto diverse incongruenze, spacciate per aperture verso nuovi orizzonti. Balle, con tutto il rispetto che nutro verso il signor Mille Petrozza (almeno fino a "Renewal"); dietro alle belle parole, a mio avviso, si è sempre nascosta una scaltra dose di sana "paraculaggine". Il nuovo corso, orientato verso un suono tendente al power metal più che al thrash dura in realtà da diversi album, ed il nuovo "Krushers Of The World" non fa purtroppo eccezione. Detto in soldoni, si può affermare che si tratta di un brutto disco? Assolutamente no. Semmai insignificante e soprattutto senz'anima, il che è ancora peggio. "Gods Of Violence" e "Hate Uber Alles", almeno per quanto mi riguarda, sono passati via senza colpo ferire, e temo che la medesima sorte toccherà (parlo sempre in maniera soggettiva) a questa collezione di nuove canzoni. ...

MAYHEM "LITURGY OF DEATH" (2026)

Mayhem vanno al di là di semplici meriti artistici. La loro famigerata storia sconfina infatti in ambiti che, con la musica in sé e per sé, hanno ben poco a che fare. Omicidi, chiese bruciate, libri che ne ripercorrono le efferatezze, addirittura un film mainstream a loro dedicato. O almeno ai fatti più cruenti tramandati come se si trattasse di leggenda, e non di atti criminali.  Gli episodi successivi alla pietra angolare "De Mysteriis Dom Sathanas", unica testimonianza con i due protagonisti Euronymous e Vikernes (rispettivamente vittima e carnefice), hanno dato spazio ai dibattiti più disparati. C'è chi sostiene la tesi del "si sono sciolti quarant'anni fa", esattamente dopo la faida tra Aarseth ed il "Conte", chi invece concede diritto di asilo discografico anche a tutto il resto. Comunque la si pensi, per onestà intellettuale occorrerebbe partire da un postulato, credo, incontestabile: nel bene o nel male, nessuno suona come i Mayhem. "L...

MEGADETH "MEGADETH" (2026)

So far, so good e soprattutto so what, avrebbe detto il Dave Mustaine dei tempi d'oro. E lontano i Megadeth sono andati sicuramente: sulla "bontà", invece, molti avrebbero da ridire, tra uscite criticate o addirittura derise, ed altre considerate universalmente capisaldi del thrash e dell'HM in generale. Ora è arrivato il momento di dire basta, con il classico album autointitolato che vorrebbe condensare, in circa quarantacinque minuti, l'essenza di una carriera quarantennale. "Dystopia" e "The Sick, The Dying And The Dead" avevano riportato il gruppo su livelli probabilmente insperati, grazie anche al decisivo contributo di un Kiko Loureiro fenomenale, in grado di rispolverare fasti dell'antico passato. Il tutto senza scimiottare questo o quello, visto che sono passati tanti illustri solisti alla corte di Mustaine: Poland, Friedman, Pitrelli, giusto per citarne alcuni. Toccherà invece al chitarrista finlandese Teemu Maantysari (ex Wintersu...

ALTER BRIDGE "ALTER BRIDGE" (2026)

È alquanto bizzarro che una band aspetti di arrivare all'ottavo album per battezzarlo in modo omonimo. Significa essenzialmente una cosa: che nutre nei confronti di questa nuova collezione di canzoni una fiducia illimitata. Provate ad ascoltare in sequenza i dischi degli Alter Bridge, dal leggendario "One Day Remains" fino a questa fatica datata 2026. Noterete una progressione di stile, un arricchimento di particolari che, pur non andando a stravolgere il suono che li ha resi famosi, ne ha mutato profondamente l'approccio. E, conseguentemente, la percezione del pubblico. Personalmente ho amato ogni capitolo dei cosiddetti "Myles Kennedy+Creed", compreso l'ultimo "Pawns And Kings" che a me era sembrata francamente opera di alto livello. In "Alter Bridge" ci sono le sferzate di hard rock moderno ai limiti del metal, alternate a momenti di libidine elettro-acustica ("Hang By A Thread" su tutte) dove la voce dell'ex Mayfield...