"Liturgy Of Death" non è musica, è un’infezione che ti corrode l’anima: ogni nota, ogni blast-beat, ogni urlo è un morso che ti strappa via la volontà, ti avvolge come nebbia tossica e ti lascia contuso e vuoto. Come se il mondo fosse ridotto a cenere dentro di te, qui il black metal diventa malattia che si insinua nei nervi e ti paralizza, costringendoti a confrontarti con la disperazione più pura. Non è per chi cerca emozione o estetica, ma per chi vuole essere sfregiato dall’oscurità stessa. "Despair" definisce il disco con una spirale di dissonanza e tensione che ti afferra subito per il cervello, le chitarre stridono come artigli che scavano tra i pensieri, e la batteria pulsa incessante come il battito di un cuore morente. Il ritmo non concede respiro e sembra spremerti fino all’ultima goccia di energia, fino a farti sentire ogni fibra del corpo come carne viva esposta al gelo. Le urla penetrano la mente, strappando via ogni senso di sicurezza o controllo: è u...
65 anni, 37 di carriera solista, più quelli precedenti passati negli Steeler. Eppure c'è ancora gente che gli degna al massimo un'alzatina di spalle, in segno di un rispetto magari dovuto, ma non del tutto sentito. Come ho già precisato in altre occasioni, è dal 1996 che sento la stessa solfa su Axel Rudi Pell: scrive sempre il solito disco, esegue le medesime cose, registra canzoni fotocopia, eccetera eccetera. Sarebbe molto semplice liquidare la discussione con un "provateci voi se ne siete capaci", ma le pagine vanno riempite, e le opinioni giustamente argomentate. Partiamo da un dato di fatto, non da un'opinione soggettiva: il chitarrista tedesco ha letteralmente tirato fuori dalla naftalina un talento come Johnny Gioeli nel 1998, di pura razza Hardline, piazzandolo nella posizione che fu di Jeff Scott Soto. All'epoca molti storsero il naso, denunciando una possibile svolta hair metal, dato il curriculum del cantante americano. La bontà di "Oceans Of ...