Nel 1988 il thrash metal sta vivendo la sua età dell’oro. La Bay Area domina le copertine delle riviste specializzate, i concerti diventano sempre più grandi e molte band iniziano ad affinare tecnica e produzione per raggiungere un pubblico più vasto. Ma lontano dai riflettori più scintillanti della costa Ovest, i Nuclear Assault continuano a seguire una strada diversa: più sporca, più rabbiosa, più urbana. Con "Survive" il gruppo newyorkese firma quello che, ancora oggi, resta uno dei manifesti assoluti del thrash underground americano. Il disco nasce in un periodo storico dominato dalla paranoia nucleare, dalla Guerra Fredda e da una crescente sfiducia verso politica, televisione e società moderna. Dentro "Survive", tutto questo si sente eccome. Non è un album “spettacolare” nel senso classico del termine: è nervoso, aggressivo, pessimista, quasi claustrofobico. Sembra il suono di una metropolitana lanciata a tutta velocità sotto una città sull’orlo del collasso. ...
Tra fine 70's e primi 80's, la scena hard rock britannica pullula di nuovi gruppi e di "sangue nuovo". La maggior parte viene pompato dalla leggendaria NWOBHM, che rinnova il genere irrorandolo di ribellione punk, ma esiste anche una sacca di resistenza con i piedi ben piantati nel suono pomposo e melodico d'oltre Atlantico. In questa fazione si rendono sicuramente protagonisti i Grand Prix, quintetto innamorato di Styx, Kansas o, più modestamente, American Tears (di Mark Mangold). Uno stile considerato "dinosaurico" dai più giovani pirati del sound duro, invero ringalluzziti da chitarre arrembanti e pulsioni giovanili nelle liriche. Dopo la classica trafila tra prove da studio e demo-tape, la band trova l'ideale configurazione basando le proprie peculiarità sulle tastiere di Phil Lanzon e sulla voce acuta di Bernie Shaw. Quest'ultimo emigra dal Canada al Regno Unito alla ricerca di nuove opportunità artistiche, portando in dote un'innata pro...