Nel 2024, nel giorno più carico di simbolismo possibile, il 14 luglio, i Seth rilasciano "La France Des Maudits"; e già questo basta per capire che non siamo davanti a un semplice disco, ma a un atto deliberato, teatrale, quasi politico. È un’opera che affonda le mani nella carne viva della Francia, non per celebrarla in modo retorico, ma per dissezionarla, profanarla e poi ricostruirla sotto forma di mito nero. Il contesto è quello di una band che arriva da una fase di rinascita artistica e identitaria, dopo aver già dimostrato con i lavori precedenti di aver ritrovato una direzione feroce e lucida. Tuttavia qui il salto è evidente: tutto è più ambizioso, più stratificato, più consapevole. Non c’è dispersione, non c’è riempitivo: l’album è compatto, serrato, costruito come una marcia continua dentro una Francia deformata, allucinata, dove la storia della Rivoluzione diventa materia rituale. Le chitarre non si limitano a costruire riff, ma sembrano scolpire architetture decad...
Nel cuore oscuro della Svezia del 1987, un vento oscuro soffia tra foreste innevate e cimiteri dimenticati, e da quel gelo emerge un disco che non conosce compromessi, pietà o luce: "Under The Sign Of the Black Mark" dei Bathory. Un rito antico, inciso nel ghiaccio e nel fuoco, un invito a varcare la soglia dell’oscurità più profonda, dove il male diventa legge ed il freddo diventa carne dell’anima. In quell’epoca, il metal estremo è ancora un campo selvaggio, e quest'opera squarcia il velo tra brutalità sonora e rito infernale, gettando le fondamenta del black metal norvegese e scandinavo in generale. L’apertura è affidata a "Nocternal Obeisance", un'intro propiziatoria che prepara l’ascoltatore ad un viaggio attraverso lande desolate e correnti di malvagità primordiale. "Massacre" esplode subito dopo, come una lama che trafigge l’aria: crudezza assoluta e furia glaciale, con chitarre e batteria che non lasciano respiro. "Woman Of Dark Desire...