Nascono dalla fervida immaginazione di Greg Anderson dei Sunn O))), che trova nella voce di Peter Stahl l'archetipo perfetto per una creatura altamente visionaria ed artisticamente maledetta. "Et In Arcadia Ego", cita la ricca simbologia occulta di copertina: "Il Fiore Del Contagio" è il titolo scelto. Goatsnake, ovvero caprone e serpente, il nome del gruppo: penso che non occorra aggiungere nulla per descrivere l'immaginario della situazione. Il suono prescelto è caldo come il sole del deserto, algido come la desolazione lunare notturna che segue. C'è il doom/stoner, certo, ma c'è anche tanto blues immerso nelle "tristi ali del destino", che rende la proposta di "Flower Of Disease" un unicum nel panorama del settore. In questo senso, Stahl è decisivo per differenziare la proposta da un Electric Wizard qualsiasi, con tutto il rispetto dovuto alle scelte integraliste di Juss Osborne e soci. Non vorrei esagerare, visto che si tratta...
C’è un momento, entrando in "Ghost Reveries", in cui si capisce subito che non si tratta semplicemente di musica, ma di un’esperienza quasi rituale. Grazie alla visione di Mikael Åkerfeldt, gli Opeth non costruiscono solo canzoni: costruiscono ambienti, stanze mentali impregnate di colpa, visioni religiose distorte e identità che si frantumano sotto il peso di qualcosa di innominabile. Ogni dettaglio, dal riff alla linea vocale, porta la firma di un genio che sa trasformare la tecnica in narrativa emotiva. Questo disco nasce in un periodo particolare della band: è il primo con la nuova etichetta e segna anche l’ingresso stabile delle tastiere, aggiunte da Åkerfeldt e dai suoi collaboratori per dare una dimensione spettrale e quasi sacrale al suono. Ma più che un cambiamento tecnico, è una trasformazione emotiva orchestrata dal suo talento. Qui gli Opeth sembrano aver abbandonato ogni residuo di luce naturale per abbracciare un’oscurità più stratificata, più psicologica. Ed è ...