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NUCLEAR ASSAULT "SURVIVE" (1988)

Nel 1988 il thrash metal sta vivendo la sua età dell’oro. La Bay Area domina le copertine delle riviste specializzate, i concerti diventano sempre più grandi e molte band iniziano ad affinare tecnica e produzione per raggiungere un pubblico più vasto. Ma lontano dai riflettori più scintillanti della costa Ovest, i Nuclear Assault continuano a seguire una strada diversa: più sporca, più rabbiosa, più urbana. Con "Survive" il gruppo newyorkese firma quello che, ancora oggi, resta uno dei manifesti assoluti del thrash underground americano. Il disco nasce in un periodo storico dominato dalla paranoia nucleare, dalla Guerra Fredda e da una crescente sfiducia verso politica, televisione e società moderna. Dentro "Survive", tutto questo si sente eccome. Non è un album “spettacolare” nel senso classico del termine: è nervoso, aggressivo, pessimista, quasi claustrofobico. Sembra il suono di una metropolitana lanciata a tutta velocità sotto una città sull’orlo del collasso. ...
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GRAND PRIX "GRAND PRIX" (1980)

Tra fine 70's e primi 80's, la scena hard rock britannica pullula di nuovi gruppi e di "sangue nuovo". La maggior parte viene pompato dalla leggendaria NWOBHM, che rinnova il genere irrorandolo di ribellione punk, ma esiste anche una sacca di resistenza con i piedi ben piantati nel suono pomposo e melodico d'oltre Atlantico. In questa fazione si rendono sicuramente protagonisti i Grand Prix, quintetto innamorato di Styx, Kansas o, più modestamente, American Tears (di Mark Mangold). Uno stile considerato "dinosaurico" dai più giovani pirati del sound duro, invero ringalluzziti da chitarre arrembanti e pulsioni giovanili nelle liriche. Dopo la classica trafila tra prove da studio e demo-tape, la band trova l'ideale configurazione basando le proprie peculiarità sulle tastiere di Phil Lanzon e sulla voce acuta di Bernie Shaw. Quest'ultimo emigra dal Canada al Regno Unito alla ricerca di nuove opportunità artistiche, portando in dote un'innata pro...

DEATH "HUMAN" (1991)

Quando si parla di estremo, si può dire che "Human" dei Death ha letteralmente cambiato la storia: una mutazione genetica del death metal stesso. Pubblicato nel 1991 e guidato dalla mente visionaria di Chuck Schuldiner, questo album rappresenta il momento esatto in cui la band abbandona definitivamente la brutalità primitiva degli esordi per entrare in una dimensione molto più tecnica, cerebrale e progressiva. È il disco della svolta assoluta, quello che ridefinisce non solo il percorso del suo gruppo, ma l’intero linguaggio del death metal. Fino a quel momento i Death erano già considerati pionieri del genere grazie ad album feroci e rivoluzionari, ma è con "Human" che Chuck Schuldiner decide di rompere ogni schema. Non gli basta più creare musica estrema: vuole portare il death metal ad un livello superiore, quasi intellettuale, senza sacrificarne l’impatto devastante. È qui che nasce il lato più evoluto della band. I riff diventano intricati e imprevedibili, le s...

ARCARA "ARCARA" (1996)

Quando i riflettori si spostano dal Sunset Boulevard alle piovose strade di Seattle, è tempo di tirare le somme per tutti i protagonisti degli 80's. Che si tratti di "attori principali" o semplici comparse, il business non guarda in faccia a nessuno. Anzi, risulta spesso molto più agevole adeguarsi a spazi piccoli proprio per chi, nemmeno nella "golden era" del genere, è stato abituato ad esposizioni mediatiche esagerate. Russell Arcara, già voce dei simil-Bon Jovi Surgin ("When Midnight Comes" resta un classico) nonché dei Prophet sul futuribile "Cycle Of The Moon" (altro masterpiece), fa parte indubbiamente della seconda schiera. Spostarsi in Germania presso l'ormai desueta etichetta Escape Music, peraltro distribuita da un'altra label specializzata come MTM, diventa uno step naturale per continuare a fare musica. La "sua" musica, senza compromessi ed ammiccamenti modernisti come molti suoi ex colleghi di "bisboccia...

AIRRACE "BACK TO THE START" (2011)

1984-2011: cosa volete che siano 27 anni? Abbiamo già avuto modo di parlare di "Shaft Of Light", album d'esordio dei britannici Airrace, una band "featuring" Jason Bonham, e quindi già nata con tutti i favori del pronostico (di dinastia e di stile musicale). Eppure destinata a fallire miseramente, nonostante l'eccellenza di un esordio di livello assoluto. Grazie alla certosina attività di recupero da parte di Frontiers Records, il gruppo non resiste alla tentazione di una reunion, nonostante il tempo massimo per il genere (AOR) sia ampiamente scaduto. Il succitato Jason Bonham, batterista di top seller come Black Country Communion e Foreigner, peraltro residente negli States da lungo tempo, non si dimostra interessato, ma poco cambia ai fini della riuscita di questo insperato come-back. Gli Airrace sembrano ricominciare esattamente da dove avevano lasciato nei ruggenti 80's, tra cori immacolati, parti vocali pulitissime, e quel rimbalzo continuo tra chit...

PANTERA "THE GREAT SOUTHERN TRENDKILL" (1996)

“The Great Southern Trendkill” anno domini 1996: un disco che, già dal titolo volutamente provocatorio, si presenta come uno dei capitoli più estremi, cupi e divisivi della loro carriera. Quando arriva questo album, i Pantera sono già una forza dominante del groove metal, grazie ai successi di “Cowboys from Hell” e “Vulgar Display of Power”. Proprio per questo, le aspettative sono altissime. Però la band decide di non ripetersi ed anzi di spingere ancora più in là il lato aggressivo, rabbioso e psicologicamente instabile del proprio sound. Il risultato è un disco meno “immediato” rispetto ai precedenti, più frammentato e spigoloso, registrato anche in un periodo di forti tensioni interne, con parte delle registrazioni vocali di Phil Anselmo fatte a distanza dal resto della band. Il contesto è fondamentale: metà anni ’90, il metal tradizionale sta perdendo centralità nelle classifiche, il grunge ha già cambiato il panorama musicale e il pubblico è più diviso. In questo clima, un disco c...

PARADISE LOST "ONE SECOND" (1997)

"One Second" è uno di quei dischi che non si limitano a segnare una fase, ma la mettono in discussione. Quando i Paradise Lost lo pubblicano, nel 1997, arrivano da una traiettoria ben definita: sono tra i nomi chiave del gothic/doom metal, con sonorità lente, pesanti e profondamente malinconiche. Sarebbe facile continuare su quella strada, magari raffinandola. Invece loro scelgono una deviazione netta. Il contesto di fine anni ’90 aiuta a capire la portata della scelta: il metal sta cambiando, molte band sperimentano contaminazioni elettroniche o alternative, ma spesso senza abbandonare del tutto le proprie radici. "One Second", invece, rappresenta quasi una rifondazione. I riff vengono messi in secondo piano, i sintetizzatori prendono spazio, e la voce di Nick Holmes si sposta verso un registro più pulito e controllato, rinunciando quasi del tutto all’aggressività del passato. La title track "One Second" è l’ingresso perfetto in questo nuovo mondo: una ba...

OVERKILL "THE YEARS OF DECAY" (1989)

Con gli Overkill non si entra semplicemente in un disco: si varca una soglia che porta dentro un mondo dove tutto è più duro, più caldo, più feroce del normale. Come se il thrash diventasse materia viva che respira, graffia e non ti lascia mai davvero uscire; "The Years of Decay" è proprio il punto in cui questa forza prende forma definitiva, diventa massiccia, ragionata e, allo stesso tempo, completamente fuori controllo. Un equilibrio raro, tra intelligenza e pura aggressione, che sembra fatto apposta per travolgerti Bobby Blitz qui è una creatura in stato di combustione continua: non interpreta ma sputa energia, rabbia e ironia velenosa, come se ogni frase fosse l'ultima. E proprio questo lo rende irresistibile, mentre il chitarrista Bobby Gustafson costruisce riff che non sono semplici accompagnamento, ma veri e propri colpi d’ascia, secchi, precisi, affilati, che danno al disco quella sensazione di attacco frontale costante, senza mai lasciare spazio al respiro Sotto...

OBITUARY "CAUSE OF DEATH" (1990)

"Cause Of Death" degli Obituary è un corpo che non ha finito di decomporsi, e che continua ad emanare suono come se la morte fosse un processo ancora in corso, non un punto d’arrivo. Non c’è estetica qui, c’è materia organica che marcisce e diventa musica. Siamo nel 1990, dentro la scena della Florida, dove il death metal non è ancora un genere definito con precisione, ma una forma di sopravvivenza sonora estrema, sporca, senza igiene emotiva. "Cause of Death" non concede nulla. Non alleggerisce, non apre spiragli. Ogni brano è un blocco compatto di peso che non si muove verso di te, ma ti schiaccia lentamente, come se il tempo stesso avesse deciso di diventare una massa unica e opprimente. Brani come “Infected”, “Chopped In Half”, “Dying”, “Circle Of The Tyrants” (cover dei Celtic Frost), “Find The Arise”, “Memories Remain” e soprattutto “Cause Of Death” non sono composizioni, sono condizioni fisiche. Non li ascolti, li subisci. I riff non evolvono, insistono. Si r...

SODOM "M-16" (2001)

Quando i Sodom scatenano "M-16", non consegnano al mondo un semplice disco: rilasciano un’arma carica, un rapporto di guerra scritto con il sangue e inciso nel metallo. È il 2001, un anno che segna una frattura nella storia contemporanea: tensioni geopolitiche che ribollono, conflitti pronti a esplodere, ed un’umanità che entra nel nuovo millennio senza aver mai davvero dismesso l’istinto alla distruzione. In questo clima, "M-16" non è solo attuale: è necessario. Il concept del disco affonda le mani nella Guerra del Vietnam, ma non si limita a raccontarla: la ricostruisce, la fa respirare. La giungla diventa suono, il napalm diventa ritmo, la paura diventa carne viva. Ogni traccia è un frammento di combattimento, ogni riff una raffica, ogni pausa un battito accelerato prima dell’impatto. L’apertura con "Among The Weirdcong" è un’imboscata perfetta. Non c’è introduzione, non c’è avvertimento: vieni trascinato nella giungla, dove il nemico è invisibile e il ...