Il power metal è stato, ed è tuttora, un genere piuttosto divisivo. C'è chi lo ama incondizionatamente, ed arriva addirittura ad eleggerlo quasi ad "unicum" in fase di ascolto; chi, invece, lo ritiene stereotipato e, nel peggiore dei casi, edulcorato. La verità sta, come sempre, nel mezzo. Di certo non si può contestare l'importanza dei Blind Guardian, quartetto made in Deutschland che inizia a prendere piede sul finire degli 80's, raggiungendo la consacrazione definitiva nel corso della decade successiva. Dopo il semisconosciuto EP "Lucifer's Heritage: Symphonies Of Doom", e soprattutto il primo LP "Battalions Of Fear", arriva nel 1989 l'eccellente "Follow The Blind", che già include la stragrande maggioranza delle caratteristiche sciorinate da Hansi Kursch e soci nelle prove successive. Almeno fino ad "Imaginations From The Other Side", quando il budget produttivo dei Blind Guardian si arricchisce a dismisura, e la band amplia la profondità dei propri orizzonti sonori. Kai Hansen stesso, appena fuoriuscito dagli Helloween ("I Want Out" è una dichiarazione d'intenti, oltre che un brano guida per il settore) sente profumo di fuoriclasse, diventando una sorta di "padre spirituale" dei Blind Guardian stessi, e partecipando alle rifiniture di questo "Follow The Blind". Che, è bene mettere in chiaro, rappresenta un enorme passo in avanti rispetto al già più che dignitoso e succitato "Battalions Of Fear". Il disco contiene alcune delle tracce che andranno poi a costituire l'ossatura portante del live "Tokyo Tales", CD che il compianto amico Klaus Byron mi intimò praticamente di acquistare senza tanti complimenti. A partire dalla straordinaria "Banish From Sanctuary": ritmo frenetico, voce corrosiva, un riff semplice ma perfettamente calato nella parte, ed uno di quei chorus destinati a martellare nella testa vita natural durante. "Damned For All Time" è un ulteriore highlight, con quel suono minaccioso di chitarra e l'accelerazione centrale che sembra tanto concepita su suggerimento (o addirittura per mano) di Herr Kai Hansen. La traccia che intitola il lavoro suona epica e tenebrosa allo stesso tempo; giusto per confermarne il mood, il finale è affidato ad una parte acustica che ne amplifica il mistero. "Valhalla" vede duettare Hansi ed Hansen (separati alla nascita?), rispettando il carattere epico del pezzo, mentre gli episodi probabilmente meno riusciti rispondono alla violenta "Hall Of The King" ed alla piatta "Even Fast To Madness". Poco male, al di là del gran finale dedicato al "coveraggio", con l'hit dei Demon "Don't Break The Circle" ed una "Barbara Ann" (Beach Boys) che francamente non ci azzecca nulla, "Follow The Blind" sancisce l'affermazione di una band "predestinata" a scrivere pagine importanti, se non fondamentali, per il genere in questione. La gloria inizia da qui.
ALESSANDRO ARIATTI
Se gli Iron Maiden sono la band heavy metal più unanimamente amata nell'universo, altrettanto unanime (o quasi) sarà la risposta alla domanda su quale sia il loro album peggiore. Per la solita storia "vox populi, vox dei" si concorderà a stragrande maggioranza su un titolo: "Virtual XI". Il fatto è che questo è un blog, neologismo di diario personale; e caso vuole che, al sottoscritto, questo album è sempre piaciuto un sacco. Ma proprio tanto! Reduci dal discusso "The X Factor", oggi sicuramente rivalutato da molti eppure all'epoca schifato da tutti, Steve Harris e soci confermano ovviamente Blaze Bayley, lasciando appositamente in secondo piano la vena doom-prog del 1995. Due anni e mezzo dopo, tempo di mondiali di football, ed una realtà che inizia ad entrare con tutte le scarpe nella "web zone": col loro consueto talento visionario, gli Iron Maiden prendono tre piccioni con una fava. 1) Il Virtual sta ovviamente a rappresentare la perc...

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