Tra i tanti progetti Frontiers degli ultimi anni, Black Swan è nettamente quello che più si avvicina al concetto "classico" di band vera. Non mi risulta che si siano mai esibiti live (ma non ne ho la certezza), tuttavia la solidità dei suoi componenti induce ad una considerazione ben superiore alla media. Robin MacAuley (MSG, Survivor), Reb Beach (Winger, Whitesnake), Jeff Pilson (Dokken, Dio) e Matt Starr (Ace Frehley) non hanno certo bisogno di ulteriori presentazioni, tuttavia i loro primi due album, "Shake The World" e "Generation Mind", rasentano quote di eccellenza. Una volta si parlava di "terzo album" come quello in grado di far svoltare una carriera, ma è ovvio che il mondo si è letteralmente capovolto rispetto a quei tempi. Nessuno, nemmeno le grandi pop star internazionali, possono sperare di impostare una carriera sulla "semplice" vendita di dischi, figuriamoci quattro personaggi certamente autorevoli, ma ormai fuori dalle logiche del mercato mainstream. Nonostante un marchio di fabbrica piuttosto riconoscibile, che vede nelle ariose vocals di MacAuley il principale punto di forza, Black Swan si confermano unione d'intenti e non riverbero di solisti dal glorioso curriculum. "Paralyzed" suona come il giusto punto d'incontro tra le tentazioni 80's HM di "Shake The World" e l'hard rock più moderno (ma sempre melodico) di "Generation Mind". Nessuno stravolgimento, beninteso, soltanto undici brani che si abbeverano alla fonte di "quel" celebre sound e lo trasportano nel 2026. Registrato negli studi di Los Angeles di Pilson, il disco è frutto di un "team work" ormai consolidato e perfettamente oliato, che produce brani illuminati quali "When The Cold Wind Blows" e "Death Of Me". Non possono mancare riferimenti alle esperienze passate in MSG e Dokken, ed infatti "Different Kind Of Woman", "If I Was King" e "Shakedown" viaggiano in una direzione che non concede troppi voli pindarici, ma garantisce tanta solidità compositiva. Riuscita anche la semi-ballad "I'm Ready", l'episodio più easy listening di un lavoro che non ha mai paura di spingere il piede sulla pesantezza, pur mantenendo come target primario la costruzione di armonie accattivanti e vincenti. La title-track, poi, è un "quasi tributo" di Robin ai suoi trascorsi assieme a Schenker, con quella linea vocale che assomiglia tanto a "Save Yourself". Black Swan donano ancora lusinghiero lustro all'abusato termine supergruppo: "Paralyzed" ne è la terza dimostrazione consecutiva.
ALESSANDRO ARIATTI

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