Nei primi 90, la WMMS è un'etichetta importante per la musica sostanzialmente underground. "Moooolto underground", direbbe l'Antonio Albanese frequentatore di negozi musicali nel suo film Uomo D'acqua Dolce, durante un esilarante sketch. All'interno del rooster dell'etichetta tedesca, specializzata in progressive, ci sono gli italianissimi Asgard: si tratta anzi di uno dei loro nomi di punta, niente di meno. Dopo tre album in due anni tra il 1991 ed il 1992 ("Gotterdamerung", "Esoteric Poem" ed "Arkana"), nel 1993 tocca ad "Imago Mundi", che inizialmente provoca un pò di scompiglio. Si vocifera infatti di una presunta "svolta metal", che getta nel panico i supporter di chi vorrebbe vedere il genere relegato ad una eterna staffetta del classico Genesis sound. È vero che, in quel periodo, la contaminazione tra prog ed HM vede nel successo dei Dream Theater una papabile via espressiva. Così come corrisponde a realtà che "Images And Words" getta un solco temporale/stilistico difficilmente ignorabile da chiunque. Gli Asgard di "Imago Mundi" mantengono inalterate le trame pompose delle tastiere ("Transmigration" e "Justice"), aggiungono talvolta un tono più duro alla chitarra, ma sconfinano al massimo in un hard rock epico come nel caso di "Violence II". Il quintetto trevigiano, tuttavia, non dimentica certo i richiami madrigali e la tendenza barocca/rinascimentale della tradizione ("Virtue"), piazzando anche episodi simil-Marillion alla "Misplaced Childhood" (addirittura palesi in "Fortitude"). Evocativa la copertina, con una mappa immaginaria le cui terre rappresentano virtù e vizi citati nei titoli dei pezzi. Non è difficile, ad esempio, associare la "terra del verde e dei fiori" al climax rock pacificatore di "Serenity", bilanciata a sua volta dalle sonorità più dure ed angoscianti di "Disharmony", nonché dalle eroiche gesta di "Courage". Il bilanciamento naturale delle cose è ben rappresentato dalla rappresentazione runica dell'uroboro (il serpente che si morde la coda) al centro del booklet, ed ovviamente la musica ne è l'esatta trasposizione. "Imagination" suona come un viaggio onirico, mentre "Vulgarity" rimette i piedi a terra, giungendo alla conclusione (amara) che in fondo tutto e tutti hanno un prezzo. Un concetto che, oggettivamente, viene sintetizzato negli ultimi due brani, ovvero "Nobility" (la terra dell'aurora boreale) e la ben più greve "Egoism" (la terra delle sabbie che bruciano). "Imago Mundi" si regge quindi su un delicato filo di rasoio, sopra il quale gli Asgard esibiscono equilibrismi raffinati e, francamente, più unici che rari. ALESSANDRO ARIATTI
Se gli Iron Maiden sono la band heavy metal più unanimamente amata nell'universo, altrettanto unanime (o quasi) sarà la risposta alla domanda su quale sia il loro album peggiore. Per la solita storia "vox populi, vox dei" si concorderà a stragrande maggioranza su un titolo: "Virtual XI". Il fatto è che questo è un blog, neologismo di diario personale; e caso vuole che, al sottoscritto, questo album è sempre piaciuto un sacco. Ma proprio tanto! Reduci dal discusso "The X Factor", oggi sicuramente rivalutato da molti eppure all'epoca schifato da tutti, Steve Harris e soci confermano ovviamente Blaze Bayley, lasciando appositamente in secondo piano la vena doom-prog del 1995. Due anni e mezzo dopo, tempo di mondiali di football, ed una realtà che inizia ad entrare con tutte le scarpe nella "web zone": col loro consueto talento visionario, gli Iron Maiden prendono tre piccioni con una fava. 1) Il Virtual sta ovviamente a rappresentare la perc...

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