Quando i riflettori si spostano dal Sunset Boulevard alle piovose strade di Seattle, è tempo di tirare le somme per tutti i protagonisti degli 80's. Che si tratti di "attori principali" o semplici comparse, il business non guarda in faccia a nessuno. Anzi, risulta spesso molto più agevole adeguarsi a spazi piccoli proprio per chi, nemmeno nella "golden era" del genere, è stato abituato ad esposizioni mediatiche esagerate. Russell Arcara, già voce dei simil-Bon Jovi Surgin ("When Midnight Comes" resta un classico) nonché dei Prophet sul futuribile "Cycle Of The Moon" (altro masterpiece), fa parte indubbiamente della seconda schiera. Spostarsi in Germania presso l'ormai desueta etichetta Escape Music, peraltro distribuita da un'altra label specializzata come MTM, diventa uno step naturale per continuare a fare musica. La "sua" musica, senza compromessi ed ammiccamenti modernisti come molti suoi ex colleghi di "bisboccia". Russell chiama a raccolta Karl Kochran, già chitarrista di Joe Lynn Turner, e battezza il "gruppo" semplicemente col suo cognome, certo di attirare almeno l'attenzione dei nostalgici. I pezzi di questo disco omonimo sono esattamente ciò che ti aspetteresti da un personaggio con un simile curriculum a questo punto della sua carriera; ovvero un hard rock melodico molto più "guitar-driven" rispetto al passato, in cui le tastiere dell'ospite Jack Young si limitano ad un semplice compito di riempimento degli ambienti sonori. Banditi gli ammiccamenti alla "Runaway" del succitato "When Midnight Comes", eliminate le quote scenografiche di "Cycle Of The Moon", quel che resta è un album molto solido dal punto di vista della personalità vocale, sicuramente meno ficcante sotto il profilo della composizione. Non che i buoni brani manchino, tutt'altro: anzi una "Wine And Roses" oppure una "Marie" avrebbero avuto ben altre occasioni di rivalsa negli anni giusti. Manca, certamente, quel "magic touch" che solo gli anni '80 avevano saputo donare a questo tipo di proposta, abbinando i muscoli allo svago pop. "Arcara" rimane, in ogni caso, un disco altamente consigliabile a tutti i cultori del lato soft dell'hard'n'heavy, con la certezza che, almeno in quel periodo, fare di meglio sarebbe stato pressoché impossibile.
ALESSANDRO ARIATTI

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