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NOCTURNUS "THE KEY" (1990)

Ci sono album che, pur non perfetti nella forma, gettano le fondamenta per l'evoluzione di un genere. Non mi ricordo chi, forse il grande Heintz Zaccagnini, eppure ricordo ancora le parole sull'articolo di Flash che facevano più o meno così: "I Nocturnus sono uno schiaffo morale a chi pensa che i Morbid Angel suonino techno-thrash". L'anno scorso molti si sono esaltatati, ad esempio, per i Blood Incantation: ebbene non credo che, nonostante siano passati 35 anni da "The Key", un disco come "The Stargate" sarebbe stato possibile senza questa prima fondamentale pietra artistica. Il succitato giornalista di Flash parlò espressamente di Morbid Angel non a caso, ma perché i Nocturnus nascono dal loro primo drummer (e qui pure vocalist) Mike Browning. A completare la formazione Floridiana, i due chitarristi Mike Davis e Sean McNennery, il bassista Jeff Estes, e dulcis in fundo il tastierista Louis Panzer. Forse oggi sembrerà quasi la normalità, ma vi assicuro che, nel 1990, si faticavano a tollerare le keyboards in un LP di classic HM, figuriamoci in ambito di metal estremo. "The Key" è un coacervo di arti biomeccanici impazziti, un concept tecnologico che non abbandona gli stereotipi del death, ma li arricchisce di abissale profondità, gestita proprio dall'apporto del già menzionato Louis Panzer. Determinate soluzioni sembrano quasi funzionali a fungere da soundtrack a lungometraggi di science-fiction, e non sorprende il tema della storia. Un cyborg viene mandato indietro nel tempo fino all'epoca di Gesù, per impedire la nascita del cristianesimo stesso. Le lyrics non risultano semplicemente intelligibili, anche per l'utilizzo di una voce impastata ed un mixaggio nettamente sbilanciato in favore della parte strumentale, tuttavia la carica di oscura angoscia traspare in maniera prorompente (e prepotente). Nocturnus si ripeteranno più o meno agli stessi livelli nel 1992, con un altro maestoso concept fantascientifico a titolo "Thresholds".


ALESSANDRO ARIATTI 

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