65 anni, 37 di carriera solista, più quelli precedenti passati negli Steeler. Eppure c'è ancora gente che gli degna al massimo un'alzatina di spalle, in segno di un rispetto magari dovuto, ma non del tutto sentito. Come ho già precisato in altre occasioni, è dal 1996 che sento la stessa solfa su Axel Rudi Pell: scrive sempre il solito disco, esegue le medesime cose, registra canzoni fotocopia, eccetera eccetera. Sarebbe molto semplice liquidare la discussione con un "provateci voi se ne siete capaci", ma le pagine vanno riempite, e le opinioni giustamente argomentate. Partiamo da un dato di fatto, non da un'opinione soggettiva: il chitarrista tedesco ha letteralmente tirato fuori dalla naftalina un talento come Johnny Gioeli nel 1998, di pura razza Hardline, piazzandolo nella posizione che fu di Jeff Scott Soto. All'epoca molti storsero il naso, denunciando una possibile svolta hair metal, dato il curriculum del cantante americano. La bontà di "Oceans Of Time" zittì tutti, iniziando una trafila collaborativa che perdura tuttora: 14 album da studio, alla cadenza di uno ogni due anni. Qualcuno più riuscito, qualcun'altro meno, questo è ovvio e fisiologico. Eppure da "casa Bochum" sono passati fior fior di artisti: il già citato Soto, Jorg Michael, Mike Terrana, ora Bobby Rondinelli. Certo, il marchio di fabbrica di Pell non sembra mai negoziabile, anche semplicemente per una questione di opportunità: non è infatti un mistero che ogni sua uscita raggiunga le vette delle classifiche tedesche. Pur restando rigorosamente fedeli ad uno stile, si possono produrre dischi dal differente valore, e fortunatamente "Ghost Town" si posiziona un gradino sopra il precedente "Risen Symbol". Forse non si raggiungono le (recenti) eccellenze di "Lost XXIII", tuttavia non ci andiamo molto lontano. Come al solito, viene rianimato lo spirito dei Rainbow 70's e dei Purple "ottantiani", miscelando Il tutto a base di rigorosa formalità teutonica. "Guillotine Walk" è un formidabile biglietto da visita, con la chitarra di Axel che imposta un poderoso riff Blackmore-schooled, mentre la voce di Johnny incalza una linea melodica immediatamente metabolizzabile. Interessante il duetto tra Udo Dirkschneider e Gioeli in "Breaking Seals", un brano che esula piuttosto bruscamente dal solito contesto, andando addirittura a toccare certe corde class metal del primissimo "Wild Obsession". Ci sono poi la tosta regalità della title-track e la maestosa cadenza di "Sanity" a definire la classicità del Pell sound. Meravigliosa la ballad "Towards The Shore", uno "sport" in cui il biondo axeman si riconferma indiscusso maestro; addirittura emozionante la grandeur epica di "Higher Call", che chiude questo "Ghost Town" in un crescendo di sensazioni senza tempo. Ennesimo acuto, poco altro da aggiungere. Se non un laconico "chapeau".
ALESSANDRO ARIATTI

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