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UFO "WALK ON WATER" (1994)



Anno 1994, complice anche il rinnovato, anche se mai sopito, interesse del pubblico giapponese nei riguardi del suono hard rock classico, gli UFO decidono di incrociare ancora la propria strada con quella di Michael Schenker. Il biondo e lungocrinito chitarrista tedesco aveva lasciato il gruppo all’indomani del doppio live “Strangers In The Night”, dopo aver contribuito in maniera determinante alla stesura ed alla realizzazione di capolavori universalmente riconosciuti come “Phenomenon”, “Force It”, “No Heavy Petting”, “Lights Out” e, perché no, pure il sottovalutato “Obsession”. Siamo in piena epoca grunge, la reunion non riscuote probabilmente il clamore mediatico che avrebbe suscitato anche soltanto cinque anni prima, tuttavia la curiosità dei vecchi fans del gruppo è tanta, le aspettative ovviamente altissime. “Walk On Water”, ovvero il frutto della rimpatriata tra i cinque protagonisti, non lascia il benchè minimo margine a dubbi e recriminazioni: al netto delle nuove edizioni di “Doctor Doctor” e “Lights Out”, poste a chiusura dell’album per stuzzicare gli appetiti degli insaziabili nostalgici, le otto canzoni inedite risultano di una qualità talmente eccelsa da risultare francamente clamorose. A mettere la ciliegina sulla torta la produzione del “guru” Ron Nevison, che definisce probabilmente il miglior sound di cui gli UFO abbiano mai goduto in mezzo secolo abbondante di carriera. Apre il lavoro il tetragono riff di “A Self Made Man”, che smussa la “durezza” soltanto poco prima del refrain, magnificamente anticipato dalle tastiere di Paul Raymond e da un liquido arpeggio del “ragazzaccio” teutonico con la sei corde, il quale sciorina poi tutto il suo immarcescibile talento in un prolungato assolo finale dalla drammaticità melodica devastante. Lo stato di grazia in cui versa Schenker diventa palese con la statuaria “Venus”, giocata tra chiaroscuri di keyboards ed un continuo alternarsi tra chitarra elettrica ed acustica, tappeto sonoro ideale su cui si staglia in modo magistrale la voce di un Phil Mogg sempre “sul pezzo”. Hard’n’roll ad altissimo voltaggio è quello che definisce “Pushed To The Limit”, irresistibile nella ritmica del duo Mogg/Parker, preciso ma tagliente come una lama di rasoio nel riff eruttato dalla Flying V di Michael. Un trio iniziale che stenderebbe qualunque gruppo dedito al genere, ma non è assolutamente finita qui: anzi, siamo soltanto ai preliminari, perché il giro armonico di “Stopped By A Bullet (Of Love)” è magia allo stato puro, così come il “wall of sound” innalzato da “Darker Days”, stemperato da un ritornello di raro coinvolgimento emozionale. Schenker è mostruoso, irrefrenabile, e personalmente ho sempre sostenuto che, quando la vena creativa e soprattutto la sobrietà lo sorreggono, il “phenomenon” tedesco non è secondo proprio a nessuno, nemmeno ai più grandi. “Running On Empty” emana calore blues ed energia rock, “Knock Knock” è una secca stilettata al cuore dei fans degli UFO anni 70, “Dreaming Of Summer” una sorta di delizioso acquarello dalla purezza disarmante, con un refrain che è impossibile dimenticare anche dopo un solo ascolto. In quest’ultimo brano, Mogg e Schenker ti entrano nell’anima, nelle viscere, come soltanto i geni sanno fare, senza tanti giri di parole e/o di note: dritti al punto, precisi come cecchini sul bersaglio. Uno dei più grandi masterpieces firmati UFO? Credo proprio di poter rispondere affermativamente. A chiosare il tutto ci pensano le succitate “autocover” dei classicissimi “Doctor Doctor” e “Lights Out”, risuonate, ri-registrate e date in pasto al pubblico più per festeggiare il ritorno all’ovile del guitarist “figliol prodigo” che per reali esigenze riempitive o qualitative. “Walk On Water” è infatti talmente bello che si regge in piedi perfettamente da solo, anche senza il supporto dei regali fantasmi di un passato tanto glorioso quanto indimenticabile.


ALESSANDRO ARIATTI







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