Sul blog abbiamo già parlato del primo, omonimo album dei Warhorse, band nata dall'ex bassista dei Deep Purple, Nick Simper. Il loro debutto, datato 1970, esce in un periodo abbastanza particolare dove, il beat prima ed il flower power poi, si vedono brutalmente scalzati da un suono ben più burrascoso e tumultuoso. Il succitato Simper, pur avendo fatto parte "soltanto" degli albori (i primi 3 dischi) dei Deep Purple, vede la sua ex band spiccare letteralmente il volo con il rivoluzionario "In Rock", contornato a propria volta da altre perniciose realtà quali Led Zeppelin o Black Sabbath. "Warhorse" suonava esattamente come il giusto mix tra l'hard rock "Hammond-driven" di Blackmore e soci, e le visioni dark di Toni Iommi. Il 33 giri, nonostante l'eccellente qualità di tracce tipo "Vulture Blood", "Ritual" e "Woman Of The Devil", non vende molto. Anzi, contribuisce al rimpianto di Simper di essere stato scaricato, proprio sul più bello, da un gruppo che era chiaramente in procinto di scrivere pagine di storia. Il chitarrista Ged Peck decide di gettare la spugna, stanco di tour e del music business in generale, e viene rimpiazzato immediatamente da Pete Parks. Per un certo periodo, Rick Wakeman gravita attorno al nome del gruppo, ma alla fine non se ne fa nulla, ed i Warhorse devono "accontentarsi" di Frank Wilson (organista eccellente). Il secondo lavoro esce così nel 1972, quando le gerarchie hanno stabilito che l'hard rock ed il progressive sono le tendenze destinate a dominare i prossimi anni. Rispetto all'omonimo esordio, "Red Sea" (questo il titolo) determina una maggiore "standardizzazione", lasciando da parte quasi completamente certe oscure "riflessioni" di due anni prima. Parks, tuttavia, alza il volume delle chitarre rispetto a Peck, esibendo anche virtuosismi solisti soltanto abbozzati dal suo predecessore. Le aperture melodiche della sei corde nella title-track sono già di per sé un biglietto da visita, ma non si pensi ad un minor peso specifico dell'Hammond. Bello lo spigoloso riff di "Back In Time", accompagnato da un basso bulldozer alla Geezer Butler, e finalizzato da un assolo stile Page da parte del sorprendente Parks. "Confident But Wrong", "Feeling Better" e "Sybilla" confermano e sottolineano un mood più easy listening rispetto all'opera prima, con la controparte che viene rappresentata dalla dirompente instrumental "Mouthpiece". Se il primo "Warhorse" aveva venduto assai poco, "Red Sea" ammaina le vele quasi immediatamente, con ben poche speranze di riprendere il largo. Il gruppo viene scaricato dalla casa discografica anche, se fino al 1976, Simper tiene botta sperando in un contratto con la Warner Bros, che tuttavia gli preferisce gli Heavy Metal Kids, subodorando già profumo di punk nell'aria. Il cantante Ashley Holt troverà invece "impiego" presso Rick Wakeman su due suoi album solisti: "Journey to the Centre of the Earth" (1974) e "The Myths and Legends of King Arthur and the Knights of the Round Table" (1975). Nick Simper e Pete Parks continueranno il sodalizio prima nei Nick Simper's Dynamite, poi nei Fandango (da non confondere con quelli americani di Joe Lynn Turner), ed infine nei Flying Foxes/Good Old Boys. "Red Sea" non vale "Warhorse", ma resta ancora oggi un validissimo testimone dell'hard progressive dell'epoca, che vanta una sterminata produzione, tra "big acts" e nomi da culto. Riscoprirne il valore sarebbe tuttora un'opera di filologico recupero culturale.
ALESSANDRO ARIATTI
Tra i "perdenti" dell'hard britannico di inizio anni 70. Un altro gruppo, che come loro avrebbero meritato di più, sono stati i captain beyond.
RispondiEliminaCiao Marco. Assolutamente d'accordo con te. Sono tanti i gruppi che andrebbero rivalutati finalmente sotto la giusta ottica. Sia Warhorse che Captain Beyond fanno parte di questa categoria. Grazie del contributo.
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