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SAVATAGE "GUTTER BALLET" (1989)



Presumibilmente, dopo il monster album "Hall Of The Mountain King", i Savatage sentono di avere dato il massimo in ambito classic metal. E come dargli torto?

Da grandi artisti quali sono, gli Oliva brothers sentono quindi l'urgente esigenza di allargare la propria visione musicale, inglobando elementi attigui al genere ma non necessariamente sinonimi. In particolare, Jon è sempre stato affascinato dalla "Broadway Culture", la cui contaminazione con l'hard rock raggiunge l'apice nell'epocale "Bat Out Of Hell" di Meat Loaf.

Non che i Savatage si trasformino improvvisamente nella versione 80's del corpulento cantante, ci mancherebbe; tuttavia in "Gutter Ballet" è innegabile una struttura compositiva più "aperta", maggiormente improntata su una sorta di "grandeur" descrittiva rispetto alle lancinanti sfuriate heavy di "Hall Of The Mountain King". Non si direbbe, almeno inizialmente, perché la traccia di apertura "Of Rage And War" è un metal bomber in perfetto stile Savatage. L'illusione old style dura poco: la title-track viene infatti introdotta dall'elemento "aggiunto" della nuova era Savatage, ovvero il pianoforte di Mister Oliva. Sicuramente decisivo, in fase di songwriting, l'apporto del produttore Paul O'Neill, che diventa stabilmente il "partner in crime" di Big Jon per gli anni a venire. "Gutter Ballet" (la song) è uno straordinario affresco di decadenza urbana assurta a forma d'arte, come magistralmente descritto nel videoclip a supporto, ambientato nei bassifondi di New York.

La voce di Jon è struggente, graffiante, penetra nel cuore e riempie l'anima: capolavoro? È pure poco, visto l'abuso del termine che viene consumato attualmente. Se esiste al mondo una band con la quale entrare in simbiosi diventa necessità, questa risponde sicuramente al nome Savatage. E la ballad "When The Crowds Are Gone" sintetizza le frequenze su cui sintonizzarsi, poiché la melodia è incredibile, il testo indimenticabile ed il crescendo finale letteralmente liberatorio. "Non ho mai voluto sapere, non ho mai voluto vedere, ho sprecato il mio tempo finché il tempo ha sprecato me. E le luci? Spegnile pure amico mio. E i fantasmi? Lasciali entrare, perché nel buio si vede meglio": impossibile rimanere impassibili dinnanzi una simile intensità interpretativa.

Ad un primo lato immolato quasi totalmente verso la nuova veste stilistica della band, fa seguito una side B decisamente più tradizionale, con due brani che si stagliano nettamente sul resto del lotto. Sto parlando della sulfurea "Hounds", bilanciata tra sussurri gotici ed impennate infernali, ma anche della blasfema "The Unholy", che potrebbe quasi essere considerata uno spin-off di "Hall Of The Mountain King". Più ordinaria (anche se d'impatto immediato) "She's In Love", decisamente Sabbath-iana "Mentally Yours", mentre la crepuscolare "Summers Rain" ribadisce l'emozionalità "over the top" che sembra il vero leitmotiv attraverso cui leggere il codice di "Gutter Ballet".

Inclusa come bonus track, ma esclusivamente per la versione cd, la psicotica "Thorazine Shuffle": inutile sottolineare che Jon non faccia per niente fatica a vestire un'immaginaria camicia di forza, al fine di tenere a bada i suoi demoni. Come quei volti deformi che fanno capolino alla finestra disegnata nella barocca copertina.

Rispetto al passato, è evidente come la bilancia inizi a pendere verso il maggiore dei fratelli Oliva, con Cris che ne supporta le velleità stilistiche grazie alla sua proverbiale classe esecutiva. "Gutter Ballet" è un estremo, sontuoso saluto all'heavy metal anni 80, e la sua vena malinconica appare quasi come un presagio per lo tsunami che, di lì a poco, travolgerà il genere, lasciando alle spalle macerie fumanti.

Dalle quali i Savatage sapranno risorgere maestosamente come l'araba fenice. Infatti, se ci badate bene, in lontananza si sente ancora un orchestra suonare...


ALESSANDRO ARIATTI







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