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SAVIOUR MACHINE "I" (1993)




Non so quanti utenti del blog siano stati "battezzati" dall'opera di romanzieri statunitensi, per lo più appartenenti all'ala evangelica, come
 James Beausigneur (leggete il thriller teologico A Sua Immagine) oppure il reverendo Tim LaHaye (vi consiglio la serie intitolata Gli Esclusi). Gente che, in tempi non sospetti, portava all'attenzione della grande massa le profezie legate al Nuovo Testamento, in particolare riguardanti l'Apocalisse di San Giovanni, scritta sull'isola di Patmos. Un parallelismo ardito, ma nemmeno poi tanto, potrebbe essere avanzato nei confronti di Eric Clayton, leader maximo e visionario interprete/songwriter dei Saviour Machine.

L'avvento di un'unica religione mondiale, il satanico controllo delle masse attraverso la "somministrazione" del marchio della Bestia: vi viene in mente nulla?
A me si, basta accendere quella scatola di merda che tutti noi ci ritroviamo in casa, con la sua incessante propaganda devota al pensiero unico, benedetto da zoccole mediatiche improvvidamente definite giornalisti.
Siamo nel 2021, ma Clayton e "compagnia salvifica" ne parlano già nel 1993, con tanto di specifici dettagli. Vedete un pò voi.
La proposta dei Saviour Machine risulta alquanto personale, ed appena parte l'arpeggio di "Carnival Of Souls" si capisce che qualcosa di importante sta per accadere. Il salmodiare di Eric è il classico "valore aggiunto", grazie a quella timbrica baritonale che trasforma ogni sua strofa in un potenziale, importante messaggio nei riguardi dell'ascoltatore.
Non è tanto l'alto voltaggio il punto di forza della band, quanto la "pesantezza" dei contenuti lirici e l'intensità che ammanta la loro proposta. Come l'incredibile "Legion", brano dalla cifra talmente evocativa da costringere Clayton ad inginocchiarsi durante il chorus nel corso delle memorabili esibizioni dal vivo, quasi in posizione di preghiera struggente. Esperienze visivo/sensoriali più che dei semplici concerti, come testimonia assai palesemente il VHS "Live In Deutschland" del 1993.
Anche "A World Alone" si propone come episodio dalle trame stigmatiche, in particolare per quel refrain evocativo che trasuda dolore e fede allo stesso tempo, quasi si trattasse di un colloquio privato tra il disilluso protagonista e l'onnipotente Creatore. La chitarra di Jeff Clayton, fratello del deus ex machina Eric, è regolata su frequenze un pò dimesse rispetto ai volumi a picco del metal, tanto che non si può parlare di dark "tout court", ma nemmeno di progressive in senso stretto.
La musica dei Saviour Machine ingloba tutto ed emette un vagito "proprio", merito soprattutto di un cantante dai "bassi" formidabili. Basta ascoltare "Killer" o la devota "Jesus Christ" per bypassare derivazioni o "varianti" rispetto ad un modello precostituito: qui è tutta materia originale. Il "miracolo", riconosciuto o no, si ripresenta in "The Wicked Window" ed in "Son Of The Rain", dove la voce di Clayton si erge dal pulpito come se uscisse dalla bocca del nuovo messia, atteso per due millenni dai ferventi credenti.

Dopo una simile opera prima, i Saviour Machine si ripeteranno quasi agli stessi livelli col successivo "II", per poi addentrarsi anima (è proprio il caso di dirlo) e corpo nella trilogia di "Legend", sceneggiatura fedele della già citata Apocalisse.
Alla vigilia dell'uscita della prima parte, Eric mi disse "basta guardare le 'scritte sui muri': negli ultimi tempi, la Terra assomiglierà ad una donna in pieno travaglio. Ci siamo dentro fino al collo".

Sfido chiunque alla luce, anzi all'oscurità, dei recenti accadimenti contestare la sua profetica affermazione.


ALESSANDRO ARIATTI 






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