Passa ai contenuti principali

VANADIUM "BORN TO FIGHT" (1986)

 



"Game Over" (1984) fa il botto, e di quelli grossi. 55.000 copie vendute nel solo territorio nazionale sono un biglietto da visita, almeno fino a pochi anni prima, letteralmente impensabile per una band italiana dedita all'heavy rock. I Vanadium sembrano dover spiccare il volo verso lidi importanti, almeno dal punto di vista della notorietà, perché artisticamente parlando stanno già al top dai tempi di "A Race With The Devil" (1983).

Il successo di "Game Over" permette anche al quintetto milanese di registrare un album dal vivo, rilasciato nella forma di "On Streets Of Danger", nel quale spicca pure l'inedito "You Won't Stop The Music", un ulteriore singolo/video che gode di grande diffusione a livello mediatico sui canali nazionali. La pubblicazione del suddetto live permette al gruppo di prendersi una pausa per rifiatare e fare il punto della situazione, dopo un fuoco di fila ininterrotto che va avanti dall'uscita del primo album "Metal Rock", datato ormai 1982. La Durium decide di fare le cose in grande e spedisce Pino Scotto e soci direttamente nella "terra dei sogni", l'Inghilterra, vera patria del genere "predicato" dal gruppo con tanta dedizione e qualità. Location di destinazione il Ridge Farm Studio, uno dei più antichi studi di registrazione anglosassoni, situato a Rusper, piccola cittadina posizionata al confine tra Surrey e Sussex. Praticamente un delizioso cottage adibito a "music factory", che ha già ospitato gente del calibro di Bad CompanyQueen ed Ozzy Osbourne. Ad attenderli, il celebre ingegnere del suono Lou Austin, professionista di lunga data con un curriculum vitae che comprende Deep PurpleJudas PriestDef LeppardMSG e tanti altri.

Rispetto al best seller "Game Over", il nuovo album "Born To Fight" segna infatti uno "step forward" a livello di suoni, mai così puliti e calibrati, seppur potentissimi nella loro struttura dinamica. Tutto ciò risulta palese fin dall'ormai leggendaria opener "Run Too Fast", dove l'intro di tastiere di Ruggero Zanolini funge da preambolo al saettante riff di Steve Tessarin, che apre la strada ad una linea melodica straordinaria intonata da un Pino Scotto in versione uragano. Non vorrei apparire irriverente, ma ho sempre considerato questo brano la "Highway Star" dei Vanadium: paragone azzardato? Può essere. Tuttavia l'asfissiante spinta ritmica di Lio Mascheroni e Mimmo Pantera, unita ai continui e giustificati paragoni mediatici tra la band milanese ed i Deep Purple, ne autorizzano l'azzardo. "Still Got Time" è un'incursione del gruppo in campo class metal, anche se il contesto musicale rimane fedele ai canoni britannici, soprattutto per il costante apporto dell'Hammond di Zanolini, che non "tradisce" affatto Jon Lord in favore delle sirene synth from USA. Il riverbero della batteria di Lio Mascheroni fa molto anni 80, ma ciò non impedisce a "Before It's Too Late" di suggellare il "patto" stilistico con gli autori di "Machine Head", che vengono peraltro omaggiati da una convincente cover di "Never Before".

Su "Easy Way To Love" c'è ben poco da aggiungere a quanto è già stato scritto finora: trattasi di una ballad che ha fatto la storia, e non solamente per la sua straordinaria qualità compositiva, ma anche per essere diventata la sigla di chiusura di Discoring. Ovvero una delle più popolari trasmissioni televisive di sempre a carattere musicale nel palinsesto nazionale. "I Was Born To Rock" è un potenziale inno da giocarsi come jolly sul palco ed anche una vera e propria dichiarazione d'intenti; "concept" lirico che viene idealmente finalizzato dal furore ritmico della conclusiva "Arms In The Air", dedicata appunto alle celebrazioni live, con quelle migliaia di braccia alzate a decretare l'empatico scambio di energia tra band e pubblico. "Born To Fight" vende benissimo, e l'asticella verrà ulteriormente alzata per le ambizioni riservate al successivo album "Corruption Of Innocence".

Purtroppo, il destino riserverà una brutta sorpresa ai Vanadium: ma ne parleremo in un prossimo articolo.


ALESSANDRO ARIATTI







Commenti

Post popolari in questo blog

IRON MAIDEN "VIRTUAL XI": DIFESA NON RICHIESTA

Se gli Iron Maiden sono la band heavy metal più unanimamente amata nell'universo, altrettanto unanime (o quasi) sarà la risposta alla domanda su quale sia il loro album peggiore. Per la solita storia "vox populi, vox dei" si concorderà a stragrande maggioranza su un titolo: "Virtual XI". Il fatto è che questo è un blog, neologismo di diario personale; e caso vuole che, al sottoscritto, questo album è sempre piaciuto un sacco. Ma proprio tanto! Reduci dal discusso "The X Factor", oggi sicuramente rivalutato da molti eppure all'epoca schifato da tutti, Steve Harris e soci confermano ovviamente Blaze Bayley, lasciando appositamente in secondo piano la vena doom-prog del 1995. Due anni e mezzo dopo, tempo di mondiali di football, ed una realtà che inizia ad entrare con tutte le scarpe nella "web zone": col loro consueto talento visionario, gli Iron Maiden prendono tre piccioni con una fava. 1) Il Virtual sta ovviamente a rappresentare la perc...

PINO SCOTTO "THE DEVIL'S CALL" (2025)

Per la sua incredibile e proverbiale longevità artistica, Pino Scotto dovrebbe al diavolo qualcosa in più di una manciata di canzoni. Tuttavia le cose cambiano se quell'album viene esplicitamente dedicato al "dio blues", quel genere che, per storicità ed identità culturale, viene associato da sempre a messer Satanasso. Il titolo "The Devil's Call" deriva proprio da questo riferimento socio-stilistico, non certo per una improvvisa conversione del celebre cantante milanese al "lato oscuro" della forza. Sono passati cinque anni abbondanti dal suo ultimo lavoro in studio, quel "Dog Eat Dog" a cui i ripetuti lockdown pandemici tarparono immediatamente le ali del consueto tour. Chiusura dopo chiusura, coprifuoco dopo coprifuoco, Scotto si ritrovò pertanto a programmare da casa interviste promozionali in streaming, per diffondere il verbo di uno dei suoi dischi più vari e riusciti. Un'autentica tortura per chi, come lui, è abituato a macinar...

MEGADETH "MEGADETH" (2026)

So far, so good e soprattutto so what, avrebbe detto il Dave Mustaine dei tempi d'oro. E lontano i Megadeth sono andati sicuramente: sulla "bontà", invece, molti avrebbero da ridire, tra uscite criticate o addirittura derise, ed altre considerate universalmente capisaldi del thrash e dell'HM in generale. Ora è arrivato il momento di dire basta, con il classico album autointitolato che vorrebbe condensare, in circa quarantacinque minuti, l'essenza di una carriera quarantennale. "Dystopia" e "The Sick, The Dying And The Dead" avevano riportato il gruppo su livelli probabilmente insperati, grazie anche al decisivo contributo di un Kiko Loureiro fenomenale, in grado di rispolverare fasti dell'antico passato. Il tutto senza scimiottare questo o quello, visto che sono passati tanti illustri solisti alla corte di Mustaine: Poland, Friedman, Pitrelli, giusto per citarne alcuni. Toccherà invece al chitarrista finlandese Teemu Maantysari (ex Wintersu...