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DIO "DREAM EVIL" (1987)



Il fuoco e le fiamme del tour di "Sacred Heart", con tanto di drago annesso, sono soltanto un lontano ricordo. È tempo di maggior sobrietà, ma soprattutto di fare i conti con una carriera che sembra iniziare a scricchiolare in termini di popolarità. La repentina fuga di Vivian Campbell, che si aggregherà prima al carrozzone hair metal dei Whitesnake, poi ai Def Leppard orfani di Steve Clark, senza dimenticare la deliziosa parentesi hard blues dei Riverdogs, costringe Ronnie James Dio a rivedere i propri piani.

La chitarra vacante viene imbracciata da Craig Goldy, con un passato prossimo nei Giuffria, ed il tour di "Sacred Heart" viene completato proprio grazie al suo ingresso in formazione. Campbell e Dio non si parleranno mai più, anzi gira sulla rete uno spezzone di Ronnie mentre firma autografi ai fans, in cui definisce Vivian "a fuckin' asshole", aggiungendo la poco simpatica postilla "I hope he fuckin' dies".

Dopo la pubblicazione del mini-lp live intitolato "Intermission", contenente una "Time To Burn" molto più simile ai succitati Giuffria che non agli stessi Dio, quasi un omaggio di benvenuto al chitarrista, è tempo di chiudersi nuovamente in studio per dare un seguito a quel "Sacred Heart" che generò non pochi mugugni. "Dream Evil" esce nel luglio 1987, appena in tempo per permettere al gruppo di partecipare alla kermesse dei grandi festival europei, con una menzione particolare per il primo, autentico Monsters Of Rock italiano che vede Ronnie e compagni come headliner, e gli Helloween (freschi reduci da "Keeper Of The Seven Keys 1") come seconda attrazione della serata. Chi scrive queste righe risponde presente nella data di Reggio Emilia, e l'evento viene fortunatamente immortalato e trasmesso dalla gloriosa Videomusic. Se volete recuperare uno spaccato del metal dell'epoca, potete reperire gran parte della performance dei Dio, ma anche qualche frammento di quella degli Helloween, gratuitamente su YouTube. Appositamente per l'occasione, il fotografo e giornalista Piergiorgio Brunelli pubblica, come supplemento del numero 26 di HM, un bellissimo libro su Ronnie James Dio (che ancora custodisco gelosamente), dove ripercorre tutte le tappe del grande cantante americano, dagli Elf fino alla sua band, passando ovviamente per Rainbow e Black Sabbath. Doveste trovarlo su qualche bancarella dell'usato, il mio consiglio spassionato è di non farvelo scappare.

Ma come suona "Dream Evil", in buona sostanza? Sicuramente trattasi del disco più orientato verso "l'Arcobaleno" uscito sotto l'egida Dio, ed il pubblico si divide nettamente tra chi considera questa caratteristica un bene, oppure una mezza disgrazia. La mia opinione? Vista la partecipazione di un chitarrista più tecnico e raffinato come Goldy, ben distante dall'approccio NWOBHM di Campbell, la vedo come unica opzione possibile. "Craig wanted to be Ritchie" mi disse Ronnie nel corso di una delle nostre interviste quasi una decina d'anni dopo, riferendosi ovviamente a Blackmore. Ed effettivamente canzoni come la title-track, "Naked In The Rain" e "When A Woman Cries" avvallano un simile giudizio riguardo al target stilistico di Goldy. Il singolo "I Could Have Been A Dreamer" replica il pomp metal alla Giuffria di "Time To Burn", con i sintetizzatori di Claude Schnell che ormai si confermano una colonna portante di "quei" Dio. È lo stesso Schnell ad inaugurare in modo solenne l'opener "Night People", oppure a pennellare con fiabesca grazia gli sprazzi crepuscolari di "Sunset Superman", ma anche a definire i lussureggianti arrangiamenti di "All The Fools Sailed Away", tipico mid tempo fantasy alla Dio, corredato dall'ennesimo testo pieno di metafore ("they'll take your diamonds and give you steel").

Chi conosce la poetica di Ronnie, e soprattutto la sua sincerità scevra della benché minima traccia di ipocrita diplomazia, saprà dare a quel "loro" un'identità malefica ben precisa. La performance dell'ex frontman di Rainbow e Black Sabbath non presta il fianco al minimo segno di cedimento, anzi la sua inimitabile intonazione nella strofa iniziale di "Night People" ("do you like the dark, do you like the way it moves?") rappresenta l'ennesima perla da incastonare nella storia di un'artista unico per innumerevoli motivi.
Le vendite di "Dream Evil" non soddisferanno le aspettative e Ronnie sarà costretto, forse suo malgrado, ad un restyling completo di formazione in occasione del successivo album "Lock Up The Wolves", che vedrà la luce soltanto tre anni dopo (summer 1990).
Un lasso temporale notevole per quei tempi, pur tuttavia necessario in funzione di una totale rifondazione.


ALESSANDRO ARIATTI




 


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