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PHENOMENA "PHENOMENA" (1985)



Grazie all’avvento degli Asia, che furoreggiano in tutto il mondo grazie al pazzesco hit-sigle “Heat Of The Moment”, gli anni 80 segnano il ritorno di una “moda” che sembrava persa nel tempo: l’avvento dei super gruppi. E’ così che il produttore Tom Galley, fratello del chitarrista Mel (ex Trapeze e Whitesnake), decide di riunire alcuni dei più grandi talenti hard rock sotto la stessa egida: Phenomena.

Per la precisione, troviamo Glenn Hughes alla voce, Cozy Powell alla batteria, Neil Murray al basso, Don Airey alle tastiere, ed il succitato Mel Galley alla sei corde. L’ispirazione del concept può sicuramente essere fatta risalire al capolavoro thriller/horror omonimo di Dario Argento, visto che le canzoni del disco vertono sul tema unico delle esperienze extrasensoriali. Come del resto fotografa bene la copertina, in cui la protagonista viene ritratta in un incrocio tra la Jennifer Connelly della strepitosa pellicola diretta dal maestro romano, e la Drew Barrymore di Fenomeni Paranormali Incontrollabili (lungometraggio a sua volta tratto dal romanzo di Stephen KingL’Incendiaria).
L’impatto “tastieroso” dei Phenomena non è, in fondo, molto dissimile dai succitati Asia, ed anche se ci si imbatte in un’enfasi sicuramente più epica rispetto agli autori di “Heat Of The Moment”, l’approccio compositivo ed esecutivo premia atmosfere dal respiro melodico e vellutato.

Le iniziali "Kiss Of Fire” e “Still The Night” ne sono una valida testimonianza, con Glenn Hughes che distende la propria ugola leonina, facendo da collante tra le keyboards di Don Airey ed il drumming di Cozy Powell. “Dance With The Devil” viene aperta da un meraviglioso “riff” di violino che farà da tema portante per tutta la durata del pezzo, sublimando lo strumento di Paganini ad autentico “ponte” con l’aldilà: ovviamente ci pensa il solito Hughes a rendere l’esperienza (paranormale?) indimenticabile. L’incipit di “Pheonix Rising” è un atto di magia, e se la struttura armonica appare ovviamente devota ai dettami dell’airplay dell’epoca, il climax misterioso ed epico verrà ereditato da molti gruppi della “power metal era” del decennio successivo, nonché dall’Yngwie Malmsteen delle ballads più sontuose (il refrain di “Prisoner Of Your Love” paga un pesante dazio). Lato A semplicemente mostruoso, probabilmente comprensivo di una delle sequenze di canzoni più convincenti ed emozionanti degli interi anni 80: autentico manifesto ad un’epoca dorata e francamente irripetibile per ispirazione, classe ed immaginario onirico applicato all’arte delle sette note.

Non che la B side sia poi molto inferiore, e bastano pochi minuti dell’alchimia chitarra/tastiere che battezza “Believe”, per capire come l’asticella posizionata dal materiale preparato da Tom Galley sia frequenziata su vette improponibili per la maggior parte degli astanti. “Who’s Watching You” vive su un refrain di immediata presa, anche se la sua seriosa maestosità rende i Phenomena come i più naturali “concorrenti” dei già citati Asia. Non è un caso che proprio il loro cantante, John Wetton, si aggregherà alla truppa nel secondo capitolo del progetto, intitolato “Dream Runner”, portandoli direttamente al numero 1 delle classifiche sudamericane grazie al singolo “Did It All For Love”. Il sigillo su un album di statura gigantesca viene apposto da un Glenn Hughes versione highlander, che definisce da par suo “Hell On Wings” e “Twilight Zone”, quest’ultima ovviamente ispirata all'omonimo serie televisiva di enorme successo, che fu tradotta per l’Italia col titolo Ai Confini Della Realtà.

Un album forse non considerato al pari degli innumerevoli classici che hanno caratterizzato quegli anni, ma che, probabilmente molto più di altri, lo meriterebbe.
Capolavoro è forse un termine abusato, soprattutto in questi chiari di luna, ma in tal caso non mi sovviene alcun altro sostantivo per sottolinearne il valore.

ALESSANDRO ARIATTI


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