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BALTIMOORE "THOUGHT FOR FOOD" (1994)



Quando si parla di Baltimoore, ed in particolare del suo cantante Bjorn Lodin, è davvero difficile restare impassibili. Almeno per chi ha amato alla follia i Deep Purple Mark III & IV ed i Whitesnake di David Coverdale.

In possesso di una timbrica particolarmente roca e passionale, il vocalist svedese si è sempre distinto per un approccio hard rock viscerale, scevro da orpelli e facili scorciatoie ad effetto.
È anche arduo scegliere dal mazzo della sua discografia, composta da album assolutamente memorabili quali "There's No Danger On The Roof" o "Freak", tuttavia è quando la strada di Lodin incrocia quella del chitarrista bulgaro Nikolo Kotzev che i Baltimoore assumono i connotati di una vera e propria band.
Il primo risultato della collaborazione tra i due risponde al titolo di "Double Density" (1992), altro bersaglio centrato appieno, ma bisognerà attendere ancora un paio di anni affinché si materializzi la bomba atomica "Thought For Food". È doveroso sottolineare che al disco partecipa anche il batterista degli EuropeIan Haughland, autore di una prestazione simil-Paice che rimanda direttamente allo "shuffle" di "Come Taste The Band". E sono proprio "questi" Deep Purple, assieme ai primissimi Whitesnake hard'n'blues, il principale punto di riferimento a cui sembra anelare "Thought For Food".

Non siamo ancora assolutamente in tempi di revival rock, e la scelta dei Baltimoore potrebbe rivelarsi autolesionista, ma si sa che al cuor non si comanda. Vista poi la fine miserabile cui andranno incontro i trend imperanti all'epoca, la coerenza artistica dei Baltimoore acquisisce ancora più valore temporale. Il peso specifico dell'Hammond di Lars Pollack completa il quadro, irrorando le canzoni dell'album di "calore e colore", in perfetto Jon Lord style. L'opener "Full Speed Ahead" ne è un esempio, così come l'irresistibile "White Queen", con le sue reminiscenze alla "Lady Luck", traccia number two del succitato "Come Taste The Band". La spontaneità di creare melodie memorabili come quella dell'agile "Will Of My Own", oppure della struggente intimità contenuta in "Lonely", certifica un lavoro "di gruppo" che si manifesta in esecuzioni dall'amalgama invidiabile. Forse proprio ciò che era mancato nei comunque irrinunciabili "There's No Danger On The Roof" e "Freak", più accreditabili come "Bjorn Lodin & Fiends" che come Baltimoore. "Lucky River", "Rich Man", "It's Just My Attitude": non si registra un solo cedimento, né stilistico né qualitativo, fino ad arrivare alla sensazionale "Pictures I Have Seen", senza giri di parole uno dei più grandi brani hard rock degli ultimi trent'anni.

Nato dalla penna di Nikolo Kotzev come tributo alla sua terra di nascita (Bulgaria), il brano è degno di gareggiare, per pathos, sensibilità epica, ed eleganti melodie, ai più importanti episodi dei Deep Purple post reunion. Il refrain è qualcosa di magico, quelle cose che ti riescono una sola volta nella vita. "Thought For Food" non avrebbe potuto contare su un finale migliore, il perfetto sipario per sigillare un’opera di tale portata. Purtroppo si tratterà dell'ultima partnership tra Lodin e Kotzev, il quale di lì a poco fonderà il progetto Brazen Abbot, nel quale vedremo passare alcuni tra i più significativi personaggi legati al mondo "Purple Family" come Glenn Hughes e Joe Lynn Turner, che evidentemente fiutano la classe del cavallo di razza nobile.

ALESSANDRO ARIATTI







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