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BLUE OYSTER CULT "REVOLUTION BY NIGHT" (1985)



I tempi di "Secret Treaties" ed "Agents Of Fortune", coi loro testi a base di complotti e teorie dai più considerati fantascientifici, sono ormai un puntino luminoso. "Cultosaurus Erectus" prima, col salato dazio pagato agli esattori della NWOBHM, "Fire Of Unknown Origin" poi, grazie alle sue intrusioni in campo melodic rock/AOR, introducono i Blue Oyster Cult nel multicolorato mondo degli anni 80. Non che ad una canzone come "Don't Fear The Reaper", giusto per citare uno dei loro titoli più famosi, mancasse il "tiro" mainstream, anzi tutto il contrario. Però è chiaro che la band decide di accomodare il proprio sound a seconda di quello che il mercato richiede, senza tuttavia mai sminuire il valore artistico della loro proposta. Il suddetto "Fire Of Unknown Origin", dopo alcuni anni di prestigioso anonimato, presenta nuovamente i Blue Oyster Cult sotto un'ottica appetibile anche ai nuovi fruitori hard rock/metal, grazie all'airplay di cui godono canzoni come "Burning For You", "Veteran Of The Psychic War" e "Joan Crawford". Dopo aver pubblicato il disco dal vivo "Extraterrestrial Live", arriva il tempo per un ulteriore capitolo da studio, ed inaspettatamente la band "silura" il produttore Martin Birch (numero 1 assoluto in campo hard'n'heavy) per dirottare la scelta verso Bruce Fairbairn.

Un'opzione che rivela fin da subito l'indizio di un'ulteriore, decisa sterzata verso soluzioni melodiche e di facile assimilazione, tanto che tra i compositori esterni troviamo persino l'emergente stella dell'AOR mondiale Aldo Nova, il quale firma assieme ad Eric Bloom la scaltra e scattante opener "Take Me Away". Sorprendentemente non si tratta nemmeno della canzone più incentrata sui synth e le armonie vocali easy listening, visto che "Eyes On Fire" e "Shooting Shark" diventano inaspettatamente delle hit a rotazione su MTV. Aggiungo che, se vi imbatteste in "questi" Blue Oyster Cult, probabilmente vedreste i maggiori successi dei tanto decantati Ghost sotto tutta un'altra ottica. E lo dice uno che apprezza il progetto (a tavolino?) di Tobias Forge, con tutto l'annesso armamentario di travestimenti secolari, ecclesiastici e blasfemie varie. No Blue Oyster Cult, no party per i "fantasmi" svedesi, questo è poco ma sicuro.

Il lavoro dietro la consolle di Fairbairn appare perfetto per la lucidatura cui viene sottoposto lo stile del gruppo e, lyrics a parte, siamo davvero dalle parti dei "Gods Of AOR" del periodo. Certo, è difficile trovare fra gli esponenti del genere riferimenti a "men in black" o a teorie cospirazioniste, eppure Eric Bloom e soci dimostrano coi fatti che non si tratta di due mondi per forza inconciliabili. Nonostante le spiccate melodie e gli arrangiamenti sontuosi, "Shadow Of California" parla di angeli che si stagliano inquietanti sul cielo di Los Angeles, "Veins" spalanca le porte su un incubo ad occhi aperti, in cui si insinua il dubbio di avere ucciso qualcuno in una notte insonne. Non propriamente tematiche da protagonisti delle Billboard charts, insomma. Rispetto a "Fire Of Unknown Origin", la produzione di "The Revolution By Night" appare ancora più concentrata sulle frequenze di riferimento corrette del settore, con le tastiere sintetizzate di Allen Lanier che si ergono a strumento di riferimento, ed il basso di Joe Bouchard che deve adattarsi alla batteria, sovente in modalità elettronica, di Rick Downey. Tutto questo, anche quando l'atmosfera diventa più epica come in "Feel The Thunder" e "Dragon Lady", oppure maggiormente rock'n'roll-istica, vedi il caso della trascinante "Let Go", l'unico episodio dell'album che può ricordare i Blue Oyster Cult degli anni 70.

Nonostante il buon riscontro di "The Revolution By Night", in seno al gruppo non è però tutto rose e fiori. Alla fine del tour, il batterista Rick Downey abbandona infatti la truppa, seguito a ruota dal tastierista Allen Lanier, costringendo i restanti membri a trovare un rimpiazzo nelle persone di Jimmy Wilcox e Tommy Zvoncheck, che parteciperanno alle incisioni del successivo "Club Ninja" (1985). Vanno e vengono i nomi, ma "il simbolo rimane".


ALESSANDRO ARIATTI



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