Passa ai contenuti principali

HEAVENS GATE "LIVIN' IN HYSTERIA" (1991)



Come tutti i gruppi nati (discograficamente parlando) a cavallo tra gli 80 ed i 90, anche gli Heavens Gate del noto produttore Sascha Paeth non godono del favore astrale.

È un periodo di transizione che, di lì a pochissimo tempo, relegherà l'heavy metal dai banchi della maggioranza a quelli dell'opposizione, peraltro in un rappresentanza sempre più sparuta almeno fino alla fiammata di ritorno della seconda metà della decade. Quando Stratovarius, Blind Guardian, i nuovamente ringalluzziti Helloween ed i loro alter ego Gamma Ray, affiancati da astri nascenti quali Angra e Rhapsody, il cui suono verrà forgiato proprio dal succitato Paeth in un tripudio di orchestrazioni, riporteranno il genere su posizioni di prestigio.

Dopo il debutto "In Control", gli Heavens Gate sparano le loro migliori cartucce in "Livin' In Hysteria", uscito nel 1991, quando l'unico sbocco ad alta diffusione commerciale per determinate sonorità "vintage" rimane la terra del Sol Levante. Certo, se è originalità quella che cercate, qui ne troverete ben poca: se invece anelate tanta energia ed altrettanto divertimento, allora siete nel posto giusto. Influenzati parimenti da Accept, Judas Priest, Gamma Ray, Helloween e Maiden, guidati da una voce squillante ed old style come quella di Thomas Retke, il quintetto tedesco potrebbe essere tranquillamente accostato ad un'altra band connazionale dalle alterne fortune: gli Axxis di "Kingdom Of The Night" (1988).

Esattamente come loro, gli Heavens Gate sono difficilmente omologabili ad un unico filone. Troviamo il power di stampo europeo, certo, ma non mancano all'appello nemmeno il class e l'USA metal. I "rigurgiti" Eighties sono fortunatamente ancora ben visibili, e siamo lontani dalla settorializzazione che avrebbe sterilizzato le potenzialità di molti gruppi, praticamente obbligati a legarsi vita natural durante ad un pattern compositivo standard. La title-track è la dimostrazione più evidente di questa impostazione "free-style", con un serrato riffing tritabudella ed una linea vocale tanto semplice quanto efficace. "Can't Stop Rocking", con il suo incedere pachidermico ed anthemico, potrebbe rappresentare una risposta agli Accept di "Generation Clash", quando Hoffman e soci tentarono sfacciatamente la scalata al mercato americano dopo il defenestramento dello storico vocalist Udo Dirkschneider a favore di David Reece. "The Never Ending Fire" paga dazio ai Gamma Ray più epici soprattutto nel dispiegamento di un refrain dalla cifra altamente melodica, una predisposizione ribadita anche nell'unica, riuscitissima ballad del disco, a titolo "Best Days Of My Life".

Dieci tracce che non lasciano spazio a dubbi né recriminazioni, azzerando le incertezze di chi, all'epoca, si chiedeva se l'heavy metal "così come lo avevamo conosciuto", poteva ancora avere spazio e voce in capitolo. Come si accennava precedentemente, il Giappone diventa un porto di reddito sicuro per gruppi come gli Heavens Gate, tanto che in quel periodo le "versioni nipponiche" rappresentano sempre un bottino più ricco (leggasi bonus tracks) rispetto alle edizioni destinate al pubblico europeo. A "Livin' In Hysteria" segue un disco di livello, ma non altrettanto ficcante, come "Hell For Sale", dopo di che la carriera del quintetto tedesco è destinata ad un rapido quanto inesorabile declino in termini di popolarità ed interesse generale. Sascha Paeth legherà il proprio nome a quello di produttore di fama mondiale, e dietro il suo lavoro alla consolle si nasconderà gran parte del successo di realtà come i brasiliani Angra e gli italianissimi Rhapsody.

Piaccia o no, il suo lavoro definisce incontestabilmente il significato di power metal anni 90, tuttavia sarebbe ingiusto non riconoscere ai "suoi" Heavens Gate il proprio legittimo spazio di gloria.


ALESSANDRO ARIATTI



Commenti

Post popolari in questo blog

LABYRINTH: "IN THE VANISHING ECHOES OF GOODBYE" (2025)

Se quello che stiamo vivendo quotidianamente, ormai da una ventina d'anni, non fosse un fottutissimo "absurd circus"; se esistesse una logica a guidare le scelte della mente umana, divenuta nel frattempo "umanoide"; se insomma non fossimo nel bel mezzo di quel "Pandemonio" anticipato dai Celtic Frost quasi 40 anni fa, i Labyrinth dovrebbero stare sul tetto del mondo metal. Nessuna band del pianeta, tra quelle dedite al power & dintorni, può infatti vantare, neppure lontanamente, una media qualitativa paragonabile ai nostri valorosi alfieri dell'hard'n'heavy. Certo, hanno vissuto il loro momento di fulgore internazionale con "Return To Heaven Denied" (1998), della cui onda lunga ha beneficiato pure il discusso "Sons Of Thunder" (2000) che, ricordiamolo ai non presenti oppure ai finti smemorati, raggiunse la 25esima posizione della classifica italiana. Poi la "festa" terminò, non in senso discografico, perché...

THE NIGHT FLIGHT ORCHESTRA CI "PORTANO LA LUNA": LA PIÙ GRANDE MELODIC ROCK BAND DEL SECONDO MILLENNIO CONTINUA IL PROPRIO VIAGGIO

C'era una volta...l'AOR che dominava il mondo. C'era una volta...il rock duro che si sposava armoniosamente alla melodia: e la gente ne era conquistata. C'era una volta...il Maestro del giornalismo hard'n'heavy italiano (Beppe Riva) che firmava articoli sontuosi quanto la musica che descriveva. Lo so, si parla di tempi lontani, e si rischia di essere tacciati per nostalgici, nella migliore delle ipotesi: oppure per vecchi rincoglioniti, quando l'interlocutore è cresciuto con la poco edificante educazione da social. Nel secondo caso, trattasi di ragazzini da compatire, a cui la vita presenterà presto un conto salatissimo; quando sarà la realtà a sfondare direttamente la porta della loro patetica "comfort zone" virtuale. Considerazioni sociologiche a parte, peraltro altamente personali, il nesso con l'amarcord iniziale è dettato dalla celebrazione di un disco ("Give Us The Moon") e di una band (The Night Flight Orchestra) che hanno elev...

ENSHINE "ELEVATION" (2026)

Formatisi nel 2009, attorno al duo Jari Lindholm (chitarra/tastiere) e Sèbastien Pierre (voce/tastiere), gli Enshine hanno pompato prezioso ossigeno ad un genere diventato spesso asfittico nel corso degli anni. I loro due album "Origin" (2013) e "Singularity" (2015) hanno avuto infatti un notevole impatto sulla scena doom/goth/death, in virtù di un songwriting ispiratissimo, che andava a calcare la mano sugli aspetti maggiormente emozionali della proposta. Loro stessi definiscono la propria musica come "esplorazione del mondo interiore", andando a rispolverare antiche sensazioni che, nei primi anni '90, furono portate alla ribalta dai vari Crematory, The Gathering, Paradise Lost e via dicendo. Enshine aggiungono un tocco moderno, imbastendo melodie sognanti che vengono evocate dalle tastiere e da un lavoro di chitarra che non lascia mai nulla al caso. Con l'aiuto di Gianni Koskinas (basso) e Marcelo Aires (batteria), Jari e Sèbastien tornano con un...