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KINGDOM COME "TWILIGHT CRUISER" (1995)



I Kingdom Come, credeteci o no, sono stati uno dei gruppi più discussi e "gossippati" della storia dell'hard rock e del metal anni 80. Bastano pochi secondi del singolo "Get It On", dall'omonimo esordio datato 1988, per scatenare vecchi pettegoli con la bava alla bocca, ma che non scrivono più una note decente da dieci anni. Robert Plant, giusto per non fare nomi e cognomi, ironizza ovunque gli capiti; addirittura si mette a cantare le strofe di "Kashmir" mentre alla radio passano la suddetta canzone. Come per dimostrare che nulla di nuovo si cela sotto il sole. E chi metterebbe in dubbio l'importanza capitale dei Led Zeppelin nell'economia della scena musicale? Solo un pazzo oserebbe tanto. Resto tuttavia convinto che Sir Robert non sarebbe stato gratificato di Grammy Awards e medagliette varie della regina Elisabetta se, ad un certo punto, non si fosse fatta avanti una pletora di artisti che scrivono canzoni con la destra, mentre giurano fedeltà artistica agli Zeppelin con la sinistra. In una maniera peraltro contemporanea e scevra di rigurgiti vintage. Più radiofonici? E chissenefrega. Sembra questa la risposta, anzi la pernacchia, del grande pubblico rivolta alle lamentele (francamente patetiche) del vetusto "trombone inglese".

Lenny Wolf, leader dei Kingdom Come, può contare su un passato già abbastanza importante quale voce dei melodic rockers Stone Fury, coi quali rilascia un paio di splendidi lavori come "Let Them Talk" e "Burns Like A Star". Trainato dalla già citata "Get It On", il primo album del gruppo si rivela una delle novità più gradite e commercializzate dell'annata (1988) e, sull'onda lunga del successo, viene piazzato anche il secondo "In Your Face". Certo, manca ormai l'elemento sorpresa, ed infatti non vengono ripetute le mostruose cifre del suo predecessore. Ad inizio anni 90, come per un milione di altre band del settore, la caduta di popolarità appare inarrestabile, ed infatti, nonostante la grande qualità di dischi tipo "Hands Of Time" (1991) e "Bad Image" (1993), il nome Kingdom Come suona ormai come un vecchio arnese per incorruttibili nostalgici degli anni 80. "Twilight Cruiser" vede la luce in un clima non certo propizio per lo stile di Wolf, che però se ne infischia e prosegue imperterrito per la propria strada. L'esempio più clamoroso è la canzone che intitola l'album: personalmente, la considero addirittura il più grande affresco d'autore mai dipinto da Lenny. Introdotto da un synth "liquido" a cui si sovrappone una delle melodie di chitarra più belle degli ultimi tre decenni, il pezzo si snoda tra le struggenti armonie intonate da Wolf. Del Plant del tempo che fu, il cantante tedesco continua a mantenere l'innata vena melodrammatica, senza ovviamente poter gareggiare in estensione. Il video che accompagna la canzone riprende il frontman mentre scruta il mare e l'orizzonte, perso tra cupi pensieri esistenziali: "come un tiratore senza bersaglio, sono un navigatore del crepuscolo", declama il testo. La versione rock del Leopardi de L'Infinito, con le onde increspate al posto della famosa siepe? Senza voler apparire irriverente nei riguardi della grande poesia, il mix musica/liriche/immagini evoca scenari di alto lignaggio. Davanti ad una simile prova di virtù, tutto il resto rischia di passare in secondo piano, ma non è il caso di "Twilight Cruiser". Già, perché non si può certo soprassedere su una ballad da fine dicitore come "Janine", oppure su una bordata dal riff schiacciasassi come "Hope Is On Fire". La serena "Thank You All" si ricollega alle atmosfere bucoliche e rilassate del terzo Led Zeppelin, a dimostrazione che il link tra la voce di Wolf e quella di Plant rimane un tratto del tutto naturale e non certamente "forzato".

"Twilight Cruiser" resta tuttora l'ultimo grande, grandissimo album a firma Kingdom Come. Dopo questo, solamente delusioni: ed anche piuttosto cocenti.


ALESSANDRO ARIATTI



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