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SEA HAGS "SEA HAGS" (1989)


Inizialmente nati come trio in quel di Seattle nel 1985 (Ron Yocum alla voce e alla chitarra, Chris Schlosshardt al basso, Lora McFarlane alla batteria), i Sea Hags sono figli del bastardo movimento sleaze/street che inizia a prendere piede grazie alle ambigue gesta di Motley Crue, Ratt e compagnia colorata. Dopo l'abbandono della McFarlane, il gruppo si definisce definitivamente come quartetto, con l'inserimento del secondo chitarrista Frank Wilsey e del drummer Adam Maples. La band viene notata da parecchie star del panorama, in primis da Kirk Hammett dei Metallica che si offre di produrre il loro primo demotape, spianando così la strada verso un contratto discografico importante, nientemeno che per la Chrysalis. 

Già prima della realizzazione del debutto ufficiale, i Sea Hags vengono inseriti nella colonna sonora del quarto capitolo della saga Nightmare, intitolato Il Non Risveglio, esattamente con la canzone "Under The Night Stars". Succedendo peraltro ai Dokken, che invece furono protagonisti del precedente film con la magnifica "Dream Warriors". Poco prima dell'entrata in studio per la realizzazione dell'album omonimo, Ian Astbury dei The Cult in persona si offre come possibile produttore del lavoro, ma alla fine la scelta ricade su Mike Clink, reduce dal lavoro su un album epocale come "Appetite For Destruction" dei Guns'n'Roses. Uscito nel 1989, "Sea Hags" è un disco che privilegia sicuramente il versante sporco dell'hard rock, ma non è solo street metal quello che fuoriesce dai solchi del 33 giri. Il quartetto è in qualche senso anticipatore anche della rivoluzione grunge, non tanto per i contenuti musicali, quanto piuttosto per un approccio maggiormente cupo, oscuro e serioso. Almeno rispetto alla media dei loro colleghi di settore. È in questo senso, infatti, che vanno lette canzoni dal piglio secco e senza fronzoli, tipo la scattante e dinamitarda opener "Half The Way Valley", oppure la ciondolante "Doghouse". Come se i Faster Pussycat non avessero alle proprie spalle il famigerato e lussureggiante Cathouse, ma soltanto una fredda e fetida cantina, dalla quale sprigionare tutta la propria potenza di fuoco. Con songs come "Too Much T-Bone", "Someday" e la già citata "Under The Night Stars", si capisce comunque il motivo per cui "Sea Hags" abbia goduto di una critica più che positiva, ai limiti della esaltazione, ma anche di un'accoglienza assai fredda da parte del grande pubblico, ormai avvezzo a cori ad effetto ed a melodie pigliatutto.

Il quartetto parte in Inghilterra per un tour a supporto dei Georgia Satellites, tuttavia l'ascesa verso le stelle subisce una brusca interruzione, a causa dei problemi di droga del cantante Ron Yocum e del bassista Chris Schlosshardt, il quale morirà di overdose nel 1991, provocando il definitivo scioglimento della band. Un vero peccato, perché "Sea Hags" resta ancora oggi una sorta di "unicum" del movimento sleaze/street metal, capace di unire in uno stesso calderone l'epidermicità del rock pesante ad innegabili inflessioni dark.

Non credo di esagerare, sostenendo che gruppi come HIM o The 69 Eyes abbiano attinto a piene mani dal songbook di questo classico nascosto. Traendone, peraltro, parecchio giovamento artistico.


ALESSANDRO ARIATTI 



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