Passa ai contenuti principali

WARRIOR "FIGHTIN' FOR THE EARTH" (1985)



Si parla spesso a sproposito, soprattutto da parte degli sprovveduti millennials, di power metal "made in USA". Succede, quando si prende per oro colato il vangelo Wikipedia. La cosa è lampante perché, tra i tanti nomi che vengono presi costantemente in considerazione, non vengono mai (e sottolineo mai) citati i sensazionali Warrior. Con un look che sembra un mix tra l'allora futuribile Star Wars ed il ben più "terreno" I Guerrieri Della Notte, il quintetto americano si rende protagonista di un esordio che definire folgorante, probabilmente, è anche poco. "Fighting For The Earth" definisce in 38 minuti il concetto di classico dimenticato, visto che stiamo parlando di un lavoro che pareggia, ed a volte supera, quanto espresso da gruppi come primissimi Savatage, Obsession ed Armored Saint.

C'è tutta l'iconografia anni 80 nelle tracce del disco, tuttavia si percepisce anche un "taglio" stilistico quasi da science-fiction, che viene sublimato in episodi dall'impatto visionario straripante, come nel caso della stessa "Fighting For The Earth", rilasciata anche sottoforma di singolo/videoclip. Il filmato immortala una band dai connotati decisamente sopra le righe, mentre è impegnata in un mid-tempo spietato ma elegante, magnificamente narrato da una potenziale "stella" mancata come il cantante Paramore McCarty. La particolarità dei Warrior è legata proprio alla proposizione di un heavy metal cadenzato ed epico, ma contemporaneamente "high-tech", grazie alla creazione di riff di chitarra taglienti, dal gusto quasi cromato. "Only The Strong Survive" è un esempio perfetto per formalizzare i contenuti suddetti, con quella cavalcata ritmica a stabilirne le coordinate stilistiche. McCarty è un fiume in piena e la sua abilità negli acuti risulterà un'influenza determinante per alcuni cantanti della scena americana: Rob Rock su tutti, e basta ascoltare la spettacolare "Ruler" per determinare certi punti di contatto decisamente evidente. Le sei corde di Joe Floyd e Tommy Asakawa tagliano a fette l'aria con la precisione di un affilato rasoio sulla dinamica "Mind Over Matter", quasi una versione heavy di "Set Me Free" degli Sweet. Sono gli anni dell'ostentazione fantascientifica di Hollywood e "Defenders Of Creation" associa l'immaginario musicale alle suggestioni evocate dal grande schermo. A tal proposito, gli stessi maestri Judas Priest immortalavano (esattamente l'anno precedente) questo tipo di attitudine nel moloch "Heavy Duty"/"Defenders Of The Faith", ed ovviamente i Warrior non rimangono indifferenti ad una simile prova di forza visionaria, con un Parramore McCarty all'inseguimento di Rob Halford.

Sulla sostenuta "Day Of The Evil" riecheggia benevolo il fantasma degli early Savatage, mentre "Cold Fire" sembra quasi una versione "agli steroidi" della celebre "Into The Fire" dei Dokken. L'abilità nella scrittura di veri e propri anthem viene ribadita dall'eccelsa traccia posta a chiusura "Welcome Aboard", che prende in prestito l'algida pomposità di "Mr.Roboto" degli Styx per plasmarla a proprio uso e consumo.

A dimostrazione che in quegli anni, ben lontani dalla sterile settorialità del metal anni 2000, le idee andavano e venivano da un genere all'altro senza porsi stupide domande di appartenenza o primogenitura.

Discorso lungo ma che, in breve, sintetizza gran parte dei mali che affliggono l'hard'n'heavy attuale, ascoltatori inclusi.

Nonostante l'incredibile qualità di "Fighting For The Earth", sul nome Warrior cala ben presto il sipario, col solo Parramore McCarty che espleterà nuovamente tutto il suo talento assieme agli Atomic Playboys di Steve Stevens, storico chitarrista di Billy Idol.

Sul finire degli anni 90, Joe Floyd e soci ritentano la fortuna con il solido "Ancient Future", ma già nel successivo "The Code Of Life" si assisterà alla sostituzione di McCarty in favore del già citato Rob Rock, quasi come un legittimo passaggio di testimone tra maestro ed allievo.


ALESSANDRO ARIATTI



Commenti

Post popolari in questo blog

LABYRINTH: "IN THE VANISHING ECHOES OF GOODBYE" (2025)

Se quello che stiamo vivendo quotidianamente, ormai da una ventina d'anni, non fosse un fottutissimo "absurd circus"; se esistesse una logica a guidare le scelte della mente umana, divenuta nel frattempo "umanoide"; se insomma non fossimo nel bel mezzo di quel "Pandemonio" anticipato dai Celtic Frost quasi 40 anni fa, i Labyrinth dovrebbero stare sul tetto del mondo metal. Nessuna band del pianeta, tra quelle dedite al power & dintorni, può infatti vantare, neppure lontanamente, una media qualitativa paragonabile ai nostri valorosi alfieri dell'hard'n'heavy. Certo, hanno vissuto il loro momento di fulgore internazionale con "Return To Heaven Denied" (1998), della cui onda lunga ha beneficiato pure il discusso "Sons Of Thunder" (2000) che, ricordiamolo ai non presenti oppure ai finti smemorati, raggiunse la 25esima posizione della classifica italiana. Poi la "festa" terminò, non in senso discografico, perché...

PINO SCOTTO "THE DEVIL'S CALL" (2025)

Per la sua incredibile e proverbiale longevità artistica, Pino Scotto dovrebbe al diavolo qualcosa in più di una manciata di canzoni. Tuttavia le cose cambiano se quell'album viene esplicitamente dedicato al "dio blues", quel genere che, per storicità ed identità culturale, viene associato da sempre a messer Satanasso. Il titolo "The Devil's Call" deriva proprio da questo riferimento socio-stilistico, non certo per una improvvisa conversione del celebre cantante milanese al "lato oscuro" della forza. Sono passati cinque anni abbondanti dal suo ultimo lavoro in studio, quel "Dog Eat Dog" a cui i ripetuti lockdown pandemici tarparono immediatamente le ali del consueto tour. Chiusura dopo chiusura, coprifuoco dopo coprifuoco, Scotto si ritrovò pertanto a programmare da casa interviste promozionali in streaming, per diffondere il verbo di uno dei suoi dischi più vari e riusciti. Un'autentica tortura per chi, come lui, è abituato a macinar...

THE NIGHT FLIGHT ORCHESTRA CI "PORTANO LA LUNA": LA PIÙ GRANDE MELODIC ROCK BAND DEL SECONDO MILLENNIO CONTINUA IL PROPRIO VIAGGIO

C'era una volta...l'AOR che dominava il mondo. C'era una volta...il rock duro che si sposava armoniosamente alla melodia: e la gente ne era conquistata. C'era una volta...il Maestro del giornalismo hard'n'heavy italiano (Beppe Riva) che firmava articoli sontuosi quanto la musica che descriveva. Lo so, si parla di tempi lontani, e si rischia di essere tacciati per nostalgici, nella migliore delle ipotesi: oppure per vecchi rincoglioniti, quando l'interlocutore è cresciuto con la poco edificante educazione da social. Nel secondo caso, trattasi di ragazzini da compatire, a cui la vita presenterà presto un conto salatissimo; quando sarà la realtà a sfondare direttamente la porta della loro patetica "comfort zone" virtuale. Considerazioni sociologiche a parte, peraltro altamente personali, il nesso con l'amarcord iniziale è dettato dalla celebrazione di un disco ("Give Us The Moon") e di una band (The Night Flight Orchestra) che hanno elev...