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KROKUS "HEADHUNTER" (1983)



Come molti gruppi nati negli anni '70, gli svizzeri Krokus non restano indifferenti al progressive rock in voga in quel periodo. Anche se vengono tuttora universalmente ricordati come la più credibile risposta europea agli AC/DC, la storia del gruppo cambia radicalmente soltanto dopo l'ingresso del cantante di origine maltese Marc Storace. Il 1979 si rivela la sliding door della band, tanto che nel 1980 viene pubblicato un album dalle chiare intenzioni stilistiche, fin dall'esplicito titolo "Metal Rendez-vous".

Come già precisato, Storace diventa l'autentico ago della bilancia, con quella sua virile timbrica che ricorda tanto da vicino il compianto Bon Scott degli AC/DC. Nella sola natia Switzerland, il 33 giri abbatte il muro delle 150.000 copie, confermando che, anche da un punto di vista commerciale, la strada intrapresa si conferma indubbiamente quella giusta. Dopo alcune tranche di tour in compagnia di nomi già affermati quali Girlschool, Cheap Trick, Sammy Hagar ed AC/DC, gli stessi Angus & Malcolm Young propongono a Marc di unirsi al gruppo, in sostituzione del tristemente scomparso Bon Scott. Dimostrando grande coraggio e fede cieca nell'operato dei Krokus, Storace declina tuttavia l'invito, ed il resto è storia. Con Brian Johnson che registra le parti vocali del secondo album più venduto della storia dopo "Thriller" di Michael Jackson: sto ovviamente parlando dell'iconico "Back In Black". Non è dato sapersi il livello di rimpianto di Marc, tuttavia coerenza e fedeltà nei confronti dei suoi compagni di avventura sono roba da Guinness dei primati. "Hardware" (1981) e "One Vice At A Time" (1982) proseguono sostanzialmente sulla stessa "sinfonia", collezionando dischi d'oro a ripetizione nonostante una critica a volte poco generosa, proprio per l'eccessiva somiglianza agli AC/DC.

Non si sa se per rispondere ai detrattori o per reali necessità di cambiamento, i Krokus decidono di aggiornare la situazione, ingaggiando il produttore Tom Allom di priestiana tradizione. Non che il quintetto elvetico stravolga lo stile che li ha resi famosi, ma certamente si nota una malcelata voglia di confrontarsi con gli eroi della NWOBHM che stanno letteralmente cambiando le regole del business. La title-track, ad esempio, è Judas fino al midollo, con quella ritmica forsennata che accompagna uno Storace "più Halford che Scott". Si torna invece a parlare la lingua AC/DC nel dirompente hard'n'roll di "Eat The Rich", prima che il singolo "Screamin' In The Night" sfidi i Def Leppard dell'epoca nel tutt'altro che semplice "sport" delle power ballad: addirittura spettacolare l'armonia chitarristica di Fernando Von Arb a ridosso del memorabile chorus. "Ready To Burn" non può che citare nuovamente gli "Young brothers", nonostante un refrain leggermente più edulcorato rispetto al modello di riferimento, mentre "Night Wolf" accende la scintilla verso lidi squisitamente "metallici", decisamente prossimi agli Accept dell'epoca. O viceversa, viste le uscite pressoché contemporanee delle due band.

Dopo la cover di "American Woman" su "One Vice At A Time", i Krokus ammiccano nuovamente al pubblico USA, con un'energica versione di "Stayed Awake All Night" (Bachman Turner Overdrive), ma è solo un preambolo all'uragano Saxon-style di "Stand Up And Be Counted". L'epica"Russian Winter" chiude l'album in una memorabile cavalcata, che ispirerà anche molti gruppi dagli intenti belligeranti negli anni a venire.

"Headhunter" conquista ben due dischi di platino in patria, supera le 500 mila copie nei soli Stati Uniti, e si piazza al top assoluto della loro personale (e nutritissima) classifica di vendite. Un eccessivo ammorbidimento del sound contraddistinguerà le uscite successive ("The Blitz", "Change Of Address"), tuttavia il "make-up" stilistico non accontenterà la volubile platea yankee, ed allo stesso tempo alienerà le simpatie del più tradizionalista mercato europeo. Detto ciò, "Headhunter" resta probabilmente l'apice di un filotto che ha ben pochi eguali.


ALESSANDRO ARIATTI 






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