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QUORTHON E LA "PUREZZA" RINNEGATA: A 20 ANNI DALLA SCOMPARSA

 

Tutti, nel bene e nel male, conoscono Quorthon (alias Ace Thomas Forsberg) per il suo main project Bathory. Giusto per catalogare i fatti oggettivi nella giusta prospettiva, all'epoca della loro uscita, ovvero nei goduriosi anni 80, i 33 giri della band sono considerati poco più che monnezza. Una versione estrema, peggio suonata e registrata rispetto ai Venom, anche se lo stesso Quorthon dichiara di "non avere a casa alcun loro album" e di ispirarsi al massimo ai Motorhead. La fama, anzi la leggenda dei Bathory, è alimentata anche da un alone di mistero che circonda il suo protagonista: pochissime interviste, nessun show dal vivo, il primo video clip soltanto nel 1990 con "One Rode To Asa Bay" per l'album "Hammerheart". Oggi sarebbe impossibile, basta vedere cosa è successo a Tobias Forge dei Ghost, che avrebbe voluto tenere nascosta la propria identità dietro una maschera. Pura illusione nell'invadente era dei social. "Ad un certo punto, in Norvegia iniziarono a bruciare chiese, uccidere omosessuali, e gli autori dei crimini sostenevano di essere fans dei Bathory: io reagii cambiando nome e scrivendo musica stupida". Ma sono poi così "stupidi" gli album a cui si riferisce Quorthon?

"Non capisco come i gruppi black metal sostengano di essersi ispirati ai Bathory: noi non abbiamo mai suonato quel genere, semmai death e viking". Anche per sdoganarsi definitivamente come artista rispetto alle vicende di cronaca nera provenienti dalla vicina Oslo, tra il 1994 ed il 1997 Forsberg incide e pubblica due dischi col nome di Quorthon, alternandole alle uscite Bathory. Sempre per l'etichetta Black Mark, fondata e gestita dal papà Borje, noto nell'ambiente con lo pseudonimo di "Boss" e grande esperto di musica rock/metal. "Album" esce nel 1994, e vede Quorthon occuparsi di tutti gli strumenti: tra i fans lo sconcerto è tanto, perché le canzoni del CD non hanno nulla a che fare con lo stile dei Bathory, per allinearsi a sonorità alternative rock/grunge che, all'epoca, rappresentano il vero mainstream.

Puntualizzazione tecnica: a parte i belluini screaming sui primitivi esordi tra il 1984 ed il 1988, la voce monotonale di Quorthon ben si adatta ad un genere ispirato a Black Sabbath, Mountain, e relative melodie vocali "oblique". Sono passati 30 anni da questo capitolo, e credo che sia giunto il momento di considerarlo per quello che è: un'esperienza musicale, magari inopportuna agli occhi del pubblico, ma onesta e sincera. O veramente c'è qualcuno che lo ritiene, ancora oggi, un tentativo di attecchire presso le folte schiere dei maniaci di Soundgarden o Alice In Chains? Nonostante l'indifferenza nei confronti di "Album", Quorthon concede la replica addirittura con un doppio nel 1997. "Purity Of Essence" si snoda su 23 pezzi divisi in due dischetti, se possibile ancora più "centrati" rispetto al suo predecessore. Certo, non si parla né di un capolavoro né di qualcosa di irresistibile, ma quella verve compositiva tra Beatles e Black Sabbath suona affascinante, ancora di più se si pensa all'autore. Le inconsistenti vendite costringono Forsberg a mettere definitivamente in naftalina il Quorthon project, per concentrarsi soltanto sul proseguimento della carriera Bathory. Il tutto fino al decesso del 6 giugno 2004 a causa di un infarto del miocardio, a soli 38 anni. Il padre Borje lo seguirà nella sorte 13 anni dopo, non prima di avergli dedicato diversi tributi discografici, portando comunque avanti il nome della Black Mark Records. Concludo con una frase di Quorthon che mi sembra molto rappresentativa: "I nostri album negli anni ottanta erano semplicemente buoni, sono diventati 'leggendari' solo nei novanta, perché è in questa decade che i fan dei Bathory hanno formato le loro bands: e ora c'è una grande scena fatta di gente che è stata fan dei Bathory e che ci considera una leggenda. Non è qualcosa che abbia creato io, è qualcosa che è avvenuto nel cuore della gente. Il vero problema è che la leggenda dei Bathory diventa più grande dei Bathory stessi ed è un demone che non si può uccidere. Io ho provato a distruggere la leggenda di Quorthon, facendo dei dischi solisti veramente stupidi, ma non ci sono riuscito". A voi le dovute considerazioni. 


ALESSANDRO ARIATTI 







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