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STRANI E BELLI: LA METAMORFOSI DEI CRIMSON GLORY


Al di là di pregiudizi e facili ironie, l’heavy metal non e’ mai stato un genere monotono e stantio. Tantomeno nei gloriosi anni Ottanta, quando sul piatto del giradischi potevi trovare i prodotti di Def Leppard o Faith No More, Cinderella o Kings’ X, Slayer o Prophet. E provate ad individuare voi qualche analogia. Quello che proprio il metal fan non riesce a perdonare e’ ‘il tradimento’, il diventare qualcos’altro da sé. In parole povere, la migrazione di una band verso lidi artistici diversi da quelli orginari.

Sotto questa implacabile scure sono caduti nomi altisonanti: Metallica, Judas Priest, Motley Crue, Iron Maiden e tanti altri. Figuriamoci se, dalla gogna pubblico/mediatica (due aggettivi che spesso coincidono nel giornalismo musicale, specie in quello metal: e questo a volte costituisce un problema) poteva essere risparmiata una delle cult band per eccellenza, i Crimson Glory. Reduci da due strepitosi album di metallo epico, progressivo ed elegiaco allo stesso tempo, il combo americano scopre (o riscopre) l’amore per l’hard rock degli anni settanta, Led Zeppelin in primis. Niente di scandaloso, intendiamoci, si tratta anzi di un’operazione nostalgica fino ad un certo punto. Nel senso che basta comunque la voce del mai dimenticato Midnight a rendere immediatamente riconoscibile il copyright del gruppo. Poche note seguite dal sensuale riff della title track e si riesce a cogliere il climax di un platter decisamente lontano dalle oniriche atmosfere del capolavoro ‘Trascendence’. Midnight, in versione novello Plant, suona sicuramente meno spettacolare: niente voli pindarici, e’ vero, ma un approccio hard rock decisamente maturo e comunque assolutamente efficace nel suo spirito evocativo del passato. Il numero sensazionale viene piazzato con la licantropica ‘In The Mood’, che cita i Black Widow senza cadere nella trappola del citazionismo facile. Ma e’ tutto l’album nel suo complesso a suscitare un senso di profondo rispetto verso la tradizione, pur se filtrata attraverso l’ipnotica visione musicale del guru Midnight. Ovviamente il grande pubblico non approvò minimamente, gridando al tradimento o, peggio ancora, allo scandalo. Col senno di poi, si può tranquillamente confermare che questo terzo album dei Crimson Glory non vale, artisticamente parlando, i primi due 33 giri, ma la questione e’ un’altra. Quanti ottimi (in questo caso eccellenti) lavori abbiamo sottovalutato in nome di una coerenza tanto effimera quanto sterile?



ALESSANDRO ARIATTI 

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