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QUEEN+PAUL RODGERS: FU VERAMENTE LESA "MAESTÀ"?

Se penso ai Queen ed a Freddie Mercury, mi viene in mente tutto tranne che il blues. L'indimenticabile voce, anzi Voce, della Regina più famosa del mondo rock non è applicabile al genere. O almeno non nelle sue manifestazioni più roboanti ed universalmente apprezzate. Sono ben altre le caratteristiche di Freddie, e non serve certo che un piccolo blog ne ricordi le peculiarità. Quando Brian May e Roger Taylor (John Deacon si ritirò nel 1997) decidono di unire le forze con Paul Rodgers, uno che invece il blues ce l'ha nel sangue nonché magnifica ugola di Free, Bad Company e The Firm, sono in molti, moltissimi a storcere il naso. Certo, il frontman di "Can't Get Enough" non è esattamente l'ultimo arrivato, anzi si tratta di un maestro assoluto del proprio "strumento", la cui tonalità ha influenzato anche nomi altisonanti. Uno su tutti, Sir David Coverdale. Tuttavia il ricordo di Mercury nell'immaginario collettivo è talmente iconico da scavalcare anche personalità artistiche che non devono chiedere il permesso a nessuno. Inoltre, esiste sempre una modalità di approccio nei confronti di un album o di una band in generale. La mia, lo dico fuori dai denti, è ancora oggi probabilmente antitetica (esattamente come allora) rispetto al 90% del pubblico che si avvicina a "The Cosmos Rocks". Moderato ammiratore dei Queen, le cui canzoni hanno comunque piacevolmente accompagnato la mia gioventù negli anni '80, grandissimo fan di Bad Company e Free. Ergo di Mister Paul Rodgers. Insomma, è solo una questione di prospettive differenti.


Sono peraltro gli stessi Brian May e Roger Taylor a "mettere le mani avanti" con la copertina del disco. Okay, il banner del gruppo campeggia in alto a sinistra, ma il nome del cantante viene segnalato come una sorta di addizione. Quasi a precisare, fin dall'inizio: "non aspettatevi i classici Queen". Rodgers non è certo un Adam Lambert qualunque, uscito da qualche talent ed ingaggiato appositamente per rifare il verso a Mercury. "The Cosmos Rocks" suona più Bad Company che Queen, semplicemente perché una voce così caratterizzante può modellare a proprio uso e consumo qualunque cosa tocchi: che si tratti di un gruppo emergente o di un colosso del rock. Niente lustrini e paillettes, niente ambizioni operistiche o sceneggiature teatrali, "l'addizione" delle due entità è pasta e patate, carne e sangue. L'opposto dei pavoneggiamenti da star di Freddie. Non conosco una sola persona che non abbia mai ascoltato "Can't Get Enough", eppure scommetto che solo un 50% scarso è in grado di nominare l'autore. Rodgers è così: gli basta la voce, con quel "tono" mascolino che fa molto blues. 


Proprio per questo motivo "The Cosmos Rocks" è un album strano: prendiamo la title-track, un vibrante hard rock che sembra più il frutto di un chiassoso gruppo alle prime armi che il ritrovo di veterani del rock. Oppure "We Believe", inno pacifista cadenzato e pacato, che pare uscire pari pari da uno dei primi tre LP dei Bad Company. "Time To Shine" e "Still Burning" insistono sulla stessa lunghezza d'onda, tanto che per il primo accenno reale ai Queen degli 80's occorre attendere "Call Me", in qualche misura accostabile alla classica "Crazy Little Thing Called Love". Paul non dimentica nemmeno la sua esperienza con Jimmy Page dei Led Zeppelin nel supergruppo The Firm, tanto che "Warboys" sembra uscire dritta da quel connubio peraltro poco fortunato. A dimostrazione che le "addizioni" non sempre funzionano. "Small" si basa su uno sviluppo, musicale e lirico, molto Lennon-esque, mentre "Voodoo" è probabilmente il pezzo più blues interpretato da Rodgers dai tempi dei Free. Peccato che duri poco, anche perché May può finalmente sviscerare tutta la sua competenza in materia: ed è uno spettacolo! Non è però tutto oro ciò che luccica, perchè appena Roger Taylor prende il microfono (in "Say It's Not True"), le cose precipitano. Non si capisce il motivo per il quale una simile lagna debba prendere il posto, anche solo per mezzo brano, del miglior cantante sul pianeta. Per fortuna non ci sono bis vocali del batterista, e si arriva in fondo senza particolari intoppi: tra il singolo "C-Lebrity", un heavy rock alla "Joe Fabulous" dei Bad Company, e "Through The Night", soffusa ballad vicina a "Stone", dal progetto The Law del 1991. "Surf's Up...School's Out" è quasi un esperimento in stile The Who, ed è probabilmente l'unica traccia che non ci si aspetterebbe né dall'una né dall'altra parte. Preso per ciò che è, ovvero NON per un album dei Queen, "The Cosmos Rocks" è una sostanziosa raccolta di belle songs. Per la "lesa maestà", a mio modesto avviso, bisognerebbe rivolgere l'attenzione a quella penosa imitazione di Mercury attualmente in circolazione, che potete "ammirare" nella foto qui sotto. 







ALESSANDRO ARIATTI

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