Passa ai contenuti principali

SAINT DEAMON "PANDEAMONIUM

Usciti ormai quando l'età dell'oro del power metal europeo è solo un ricordo lontano, gli svedesi Saint Deamon ne rinverdiscono (almeno in parte) i fasti. Il debutto, dal titolo "In Shadow Lost From The Brave", esce nel 2008 e, nel proprio piccolo, rappresenta una ventata d'aria frizzante in un genere dominato più da ombre che da luci. Il motivo? Un mordersi la coda che rende la stragrande maggioranza delle nuove proposte scontate e stucchevoli, imprigionate in uno schema una volta vincente, ma diventato nel frattempo sterile e ben poco creativo. La ricetta dei Saint Deamon non è certo rivoluzionaria, anzi si limita ad aggiungere agli ingredienti abituali un pizzico di hard rock ed a miscelarlo nel giusto dosaggio. In sintesi, il secondo lavoro "Pandeamonium" riprende esattamente da dove aveva lasciato il predecessore, irrobustendo leggermente l'impatto ritmico, ed alzando ulteriormente l'efficienza dinamica dei cori. Il risultato è un disco di nemmeno 40 minuti, in cui si bada al sodo e si lasciano agli altri divagazioni sinfoniche e/o progressive: sarà per questo che non si sente il bisogno di "skippare" nemmeno un brano e, in un batter d'occhio, si arriva alla fine della scaletta? Interessante anche la perpetuazione del concept sul mare in tempesta, che ispira una copertina adatta ai contenuti musicali e lirici, invero ben rappresentati da brani compatti e ben strutturati quali la nervosa opener "Deception", la lineare "The Only One Sane" e la drammatica title-track (della quale viene girato pure un videoclip). L'ispirazione di "Oceans Of Glory" sembra invece provenire dal songbook Rhapsody (Of Fire), anche se in una versione decisamente più sobria e raccolta, mentre "The Deamon Within" occupa il versante maggiormente heavy oriented del contesto. A "Fears In A Fragile Mind" spetta la palma della traccia col più alto tasso melodic rock, e va detto che la produzione di Roy Z (uomo di fiducia di "in certo" Bruce Dickinson) non fa che aumentare l'impatto di un album che non mostra reali punti di debolezza. Nota di merito per la "nostra" Frontiers Records che sente profumo di professionalità, ed infatti rilascia questo "Pandeamonium" giustamente in pompa magna. La dimostrazione che i Saint Deamon siano una vera band viene certificata dal fatto che si trovano ancora in circolazione, e che il loro ultimo disco da studio arreca data 2023. In caso contrario, difficilmente avrebbero avuto la forza per superare le burrascose onde di questi ultimi anni.
ALESSANDRO ARIATTI

Commenti

Post popolari in questo blog

IRON MAIDEN "VIRTUAL XI": DIFESA NON RICHIESTA

Se gli Iron Maiden sono la band heavy metal più unanimamente amata nell'universo, altrettanto unanime (o quasi) sarà la risposta alla domanda su quale sia il loro album peggiore. Per la solita storia "vox populi, vox dei" si concorderà a stragrande maggioranza su un titolo: "Virtual XI". Il fatto è che questo è un blog, neologismo di diario personale; e caso vuole che, al sottoscritto, questo album è sempre piaciuto un sacco. Ma proprio tanto! Reduci dal discusso "The X Factor", oggi sicuramente rivalutato da molti eppure all'epoca schifato da tutti, Steve Harris e soci confermano ovviamente Blaze Bayley, lasciando appositamente in secondo piano la vena doom-prog del 1995. Due anni e mezzo dopo, tempo di mondiali di football, ed una realtà che inizia ad entrare con tutte le scarpe nella "web zone": col loro consueto talento visionario, gli Iron Maiden prendono tre piccioni con una fava. 1) Il Virtual sta ovviamente a rappresentare la perc...

MEGADETH "MEGADETH" (2026)

So far, so good e soprattutto so what, avrebbe detto il Dave Mustaine dei tempi d'oro. E lontano i Megadeth sono andati sicuramente: sulla "bontà", invece, molti avrebbero da ridire, tra uscite criticate o addirittura derise, ed altre considerate universalmente capisaldi del thrash e dell'HM in generale. Ora è arrivato il momento di dire basta, con il classico album autointitolato che vorrebbe condensare, in circa quarantacinque minuti, l'essenza di una carriera quarantennale. "Dystopia" e "The Sick, The Dying And The Dead" avevano riportato il gruppo su livelli probabilmente insperati, grazie anche al decisivo contributo di un Kiko Loureiro fenomenale, in grado di rispolverare fasti dell'antico passato. Il tutto senza scimiottare questo o quello, visto che sono passati tanti illustri solisti alla corte di Mustaine: Poland, Friedman, Pitrelli, giusto per citarne alcuni. Toccherà invece al chitarrista finlandese Teemu Maantysari (ex Wintersu...

PINO SCOTTO "THE DEVIL'S CALL" (2025)

Per la sua incredibile e proverbiale longevità artistica, Pino Scotto dovrebbe al diavolo qualcosa in più di una manciata di canzoni. Tuttavia le cose cambiano se quell'album viene esplicitamente dedicato al "dio blues", quel genere che, per storicità ed identità culturale, viene associato da sempre a messer Satanasso. Il titolo "The Devil's Call" deriva proprio da questo riferimento socio-stilistico, non certo per una improvvisa conversione del celebre cantante milanese al "lato oscuro" della forza. Sono passati cinque anni abbondanti dal suo ultimo lavoro in studio, quel "Dog Eat Dog" a cui i ripetuti lockdown pandemici tarparono immediatamente le ali del consueto tour. Chiusura dopo chiusura, coprifuoco dopo coprifuoco, Scotto si ritrovò pertanto a programmare da casa interviste promozionali in streaming, per diffondere il verbo di uno dei suoi dischi più vari e riusciti. Un'autentica tortura per chi, come lui, è abituato a macinar...