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SANVOISEN "SOUL SEASONS" (1997)

Nel pieno dell'esplosione progressive metal, successiva all'affermazione su larga scala dei Dream Theater, prima con "Images And Words", poi con "Awaken", nasce un autentico movimento. Non voglio evocare paragoni altisonanti, magari con la NWOBHM dei primi anni 80, oppure con il successivo fenomeno "hair". Vendite e notorietà nettamente differenti, case discografiche ben più dimesse, ma di certo suonare complicati nei middle 90's è diventata la "conditio sine qua non" per essere scritturati. Etichette piccole, magari, ma i dischi si vendono ancora, la distribuzione è capillare e ben organizzata. Scoperti da Luke Herzog, tastierista ed arrangiatore degli Scorpions, i Sanvoisen arrivano quasi immediatamente al contratto con Noise Records, tanto da pubblicare il primo cd "Exotic Ways", nonostante si tratti per la maggior parte di un demo-tape (l'unico) riadattato per l'occasione. Il disco ottiene ottime recensioni, in particolare viene gradito l'intreccio ritmico non banale ed il reticolato di chitarre, oltre alla voce squillante di Vagelis Maranis. Per il secondo album si cerca di capitalizzare il riscontro del predecessore, con la conferma del noto Tommy Newton alla produzione ed al mixaggio, sempre presso gli "Stairway To Heaven" Studios di Hannover. 
"Soul Seasons" esce a metà 1997, nove brani che sostanzialmente confermano l'indirizzo stilistico di "Exotic Ways" ma ne affinano la stesura. Il suono è perfetto, tagliente ma senza risultare ingombrante nelle sue radici heavy metal. Il modello è chiaramente quello dei Queensryche post "Rage For Order" e dei Fates Warning con Ray Alder, grazie a brani perfettamente calibrati come l'iniziale "Spirits" o la corazzata "Mindwars". Deliziosa la dinamica di "Broken Silence" con i suoi break acustici, così come il progressive quasi puro e crudo di "Waiting For The Rain", sopita su un bellissimo tappeto di tastiere. I Sanvoisen sono bravi a mantenere l'ago della bilancia costantemente nel mezzo, mai dimenticando il ruolo melodico che caratterizza la regale title-track o la sognante "The Difference". Non si può ovviamente più parlare di HM mutante, il modello di ispirazione è ampiamente riconducibile a determinati album ed a determinate band (quelle succitate), tuttavia anche Sanvoisen hanno contribuito, nel loro piccolo, a nobilitarne la tipologia. "Soul Seasons", nonostante l'indiscussa qualità, è destinato a rimanere l'ultima testimonianza da studio. Un vero peccato.
ALESSANDRO ARIATTI

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