In ambito extreme metal, credo che ben pochi possano vantare, ed aver vantato anche in passato, il livello di popolarità di Adam Darsky, in arte Nergal. La sua è ormai diventata una figura quasi istituzionale dell'anti-sistema, il che può essere considerato praticamente un ossimoro. "Con questo nuovo album sono un po' voluto tornare a suoni più semplici, senza troppe sovrastrutture. In fondo io ascoltavo Slayer, Mayhem, Morbid Angel ed Iron Maiden" dice il leader dei Behemoth. Con queste premesse, era ovvio attendersi da "The Shit Ov God" (classico titolo provocatorio) una marcia indietro, quantomeno parziale, rispetto alle ultime due uscite da studio. Diciamo che la solita produzione "grandesque" di Nuclear Blast non favorisce rigurgiti HM primitivi: la batteria sembra una mitragliatrice impazzita, che ingigantisce a dismisura l'impatto dei 38 minuti di musica qui presenti. Assieme alla teatrale voce "blackened death" di Nergal, posta ovviamente al centro del mixing, assistiamo alla celebrazione di un "duopolio" sonico che ha ben poco di spontaneo e molto di artificiale. Precisato questo, è tuttavia intellettualmente onesto ammettere la netta efficacia di composizioni quali "The Shadow Elite" e della title-track, con quelle chitarre "gelide" che ogni tanto fanno capolino. Si tratta di piccoli dettagli in un contesto così impattante, però probabilmente è questo il limite massimo a cui sono potuti spingersi i "demoni" di Danzica. Non credo che ciò sia sufficiente ai puristi per rivalutare la reputazione dei Behemoth, perché la qualità di registrazione non rappresenta certamente una "conditio sine qua non" al fine di giudicare la qualità di un album. Anzi, solitamente trattasi di un'equazione inversamente proporzionale. E non è certo il caso di "The Shit Ov God". Ci sono riferimenti alle tematiche di "The Satanist" (per chi scrive la loro opera migliore), raccolti in brani di manifesta filosofia spiccia tipo "Luciferaeon" ed "O Venus Come". Un compendio di attentato alla morale e di invettive calcolate, forse freddo nella forma estetica, ma piacevole per qualità espressiva.
Se quello che stiamo vivendo quotidianamente, ormai da una ventina d'anni, non fosse un fottutissimo "absurd circus"; se esistesse una logica a guidare le scelte della mente umana, divenuta nel frattempo "umanoide"; se insomma non fossimo nel bel mezzo di quel "Pandemonio" anticipato dai Celtic Frost quasi 40 anni fa, i Labyrinth dovrebbero stare sul tetto del mondo metal. Nessuna band del pianeta, tra quelle dedite al power & dintorni, può infatti vantare, neppure lontanamente, una media qualitativa paragonabile ai nostri valorosi alfieri dell'hard'n'heavy. Certo, hanno vissuto il loro momento di fulgore internazionale con "Return To Heaven Denied" (1998), della cui onda lunga ha beneficiato pure il discusso "Sons Of Thunder" (2000) che, ricordiamolo ai non presenti oppure ai finti smemorati, raggiunse la 25esima posizione della classifica italiana. Poi la "festa" terminò, non in senso discografico, perché...

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