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AMARCORD: INTERVISTA BALANCE OF POWER (2001)


"Seta e Acciaio" recitava un vecchio, immortale album dei Giuffria. Un binomio che, almeno in campo heavy metal, solo alcuni grandi illuminati hanno saputo maneggiare con la dovuta cura. Nel proprio piccolo, anche i britannici Balance Of Power hanno detto la loro, grazie ad album bellissimi dove potenza e melodia si dividono equamente il proscenio. 'Ten More Tales…' e l'ultimo, ancora fresco di stampa 'Perfect Balance', sono infatti opere pompose e regali, ma anche calate in un'urgenza ritmica figlia degli ultimi chiari di luna del metal europeo. Niente a che vedere con abusati schemi speed, ma un suono di batteria certamente al passo con i tempi, che scandisce ed esalta magnificamente le ariose trame melodiche intessute dal combo inglese. 

Nell'occasione abbiamo messo "sotto torchio", per un pugno di domande, il vocalist Lance King.

Lance, tu sei entrato nella band solo col secondo album 'Book Of Secrets'. Mi vuoi parlare di quel periodo?

Il mio ingresso fu un episodio cruciale per l'identità artistica dei Balance Of Power. Il gruppo perse infatti anche la chitarra solista, che decise di lasciare la musica per rifugiarsi nel Nord dell'Inghilterra; di lui, tra l'altro, non abbiamo più notizie da tempo. Fu ingaggiato Pete Southern, che contribuì alla scrittura di un album decisamente più heavy rispetto all'esordio 'When The World Falls Down'. La label di allora ritenne che il vecchio vocalist Tony Ritchie non era adatto al nuovo materiale, così venne chiamato il sottoscritto in sua sostituzione. Da allora, i Balance Of Power sono tutta un'altra band; scusa l'immodestia, ma io e Pete siamo incontestabilmente i primi responsabili di questo mutamento stilistico.

Un'evoluzione che ha portato ad un album dal titolo esplicativo: 'Perfect Balance', praticamente una dichiarazione d'intenti.

L'ultimo album è la definitiva essenza dei Balance Of Power. Esso contiene tutto ciò che noi pretendiamo dalla musica: aggressione, passione, melodia, complessità ma anche semplicità. Sentiamo profondamente che abbiamo raggiunto il top, ma contiamo di spingerci ancora più in là in occasione del prossimo cd.

Non che gli altri dischi fossero da buttare via…

Tutt'altro. Ogni nostro album è, anzi, uno specchio della personalità artistica del gruppo in quella determinata epoca. Non ci siamo mai risparmiati nello sforzo produttivo, quindi non dobbiamo pentirci o vergognarci di nessun nostro disco passato. Se fossi stato nella band anche nel primo album, probabilmente avrei fatto le cose diversamente, ma ciò non significa nulla. Tutti i cd dei Balance Of Power hanno il proprio sound, un suono che poi si è evoluto e rifinito sempre di più; è questo l'importante.

Nonostante lo split, il primo vocalist Tony Ritchie è ancora vicino ai Balance Of Power. Prima la tournee come backing vocalist, poi il progetto USM assieme al vostro drummer Lionel Hicks.

Siamo ben contenti di poter contare sull'appoggio di Tony, perché si tratta di un amico e, tra le altre cose, di un ottimo songwriter. Non c'è alcuna rivalità tra noi due, anzi, siamo molto legati. I pezzi del progetto USM risalgono a quello che, in realtà, avrebbe dovuto essere il secondo album dei Balance Of Power. Poi le cose andarono diversamente, ma Tony le ha riutilizzate, coinvolgendo nel project sia Lionel (come batterista e produttore) che Pete (ovviamente alla chitarra). 'Silver Step Child', ovvero l'album degli USM, rispecchia pienamente il tipo di apporto che Ritchie fornisce abitualmente al Balance Of Power-sound; una spruzzata di sana melodia e di moderna freschezza. 


ALESSANDRO ARIATTI 

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