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TOP TEN 2025


Puntuale come un orologio svizzero, inesorabile come il tempo che scorre, anche questo 2025 è arrivato al momento dei saluti. Tempo di tirare le somme, quindi, come da tradizione. Grazie a chi vorrà sorbirsi i brontolii verbali e leggere gli umori musicali del sottoscritto. In ogni caso, tanti auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti coloro che passeranno di qua, magari pure per caso.

1 CORONER "DISSONANCE THEORY" 

Per il ritorno del terzetto elvetico occorrerebbe una lista a parte, tanta è la distanza che li allontana dalla concorrenza. Dopo più di 30 anni, la band irrompe sulla scena con la genialità che l'ha sempre contraddistinta, peraltro risultando moderna senza cambiare lo stile di una virgola. Forse un approccio leggermente più asciutto, ma per il resto "Dissonance Theory" suona esattamente come dovrebbero essere i Coroner oggi. Schiaffo morale a chi si riempie la bocca di "evoluzione": per loro è naturalezza. 

2 GHOST "SKELETÀ" 

Sono sempre esistiti i Ghost di turno a far storcere il naso ai puristi. Chi ha almeno cinque decenni sul groppone si ricorderà sicuramente di Def Leppard, Bon Jovi, Europe: passati in tempo zero da fenomeni a cialtroni non per demeriti artistici ma per conti in banca gonfiati dalle vendite. Lo stesso sta succedendo ai Ghost ed a Tobias Forge in particolare, il quale, dal canto suo, risponde con l'ennesima collezione di canzoni irresistibili. Ci sarà sicuramente chi li ascolta di nascosto, eppure pubblicamente preferisce dire che fanno schifo. Ma qui entriamo nel fenomeno della psichiatria. 

3 HELLOWEEN "GIANTS & MONSTERS" 

Trovato l'equilibrio anche da studio, oltre che nelle dinamiche di intrattenimento live, gli Helloween versione "famiglia allargata" replicano al successo ottenuto dall'omonimo predecessore. A discapito del titolo, qui non troviamo infatti né giganti né mostri, ovvero né picchi assoluti ("Fear Of The Fallen" o "Skyfall") né episodi noiosi ("Indestructible", "Cyanide"), ma un livello medio di qualità compositiva ottimale. Merito sicuramente della raggiunta coesione. Avanti così. 

4 PARADISE LOST "ASCENSION" 

Da quando i Paradise Lost hanno eseguito il doppio salto carpiato che li ha riportati al gothic/doom metal, dopo le derive synth pop, "Ascension" è probabilmente il disco che ne riassume maggiormente le peculiarità. Quelle che avevamo imparato ad amare su "Shades Of God" prima, sul capolavoro "Icon" poi, infine nelle strutture più patinate di "Draconian Times". Holmes e McIntosh non saranno i più grandi musicisti del mondo, ma qui è questione di anima, non certo di tecnica. 

5 LABYRINTH "IN THE VANISHING ECHOES OF GOODBYE" 

Difficile trovare un gruppo dal rapporto qualità/prezzo, anzi qualità/quantità, superiore ai Labyrinth. Dirò di più, a costo di apparire impopolare: nonostante la fama del gruppo sia legata a quell'album che tutti conoscono, uscito in un periodo particolarmente propizio per il genere, successivamente hanno fatto pure di meglio. Lo spettro stilistico si è ampliato, le soluzioni si sono moltiplicate. "In The Vanishing Echoes Of Goodbye" lo testimonia di nuovo. Superbi.

6 BATTLE BEAST "STEELBOUND" 

È notizia di questi giorni l'abbandono di Noora Louhimo, a parere di chi scrive la più straordinaria voce rock del nuovo millennio. Ci lascia con un album ancora una volta accattivante dalla prima all'ultima nota, grazie a quel "touch of 80's" che si palesa sia nella musica che nel look. Semplicemente favolosa "Angel Of Midnight", esplosivo testamento dei Battle Beast "featuring Noora" che non concede diritto di replica. Auguri alla sostituta. 

7 SIGN OF THE WOLF "SIGN OF THE WOLF" 

Non so se si tratti di progetto estemporaneo o di band destinata a durare almeno qualche annetto. Fatto sta che Sign Of The Wolf suonano esattamente come Rainbow/Black Sabbath dell'era Dio, ed almeno 2/5 (Vinny Appice e Tony Carey) furono fra gli artefici dell'epoca. Gli altri, Chuck Wright, Doug Aldritch ed Andrew Freeman, sono invece fedeli discepoli da tempo immemore. Il risultato non mente: canzoni perfette, probabilmente "risapute" dai nostalgici, ma a cui non puoi dire nulla se non "belle"! 

8 AMBUSH "EVIL IN ALL DIMENSIONS" 

Devo essere sincero: ignoravo l'esistenza degli Ambush fino a quest'anno. Mea culpa. Finalmente una band dedita al "trad HM" con tutte le cose al posto giusto. Voce compresa, da sempre optional mai offerto dalla nuova generazione denim & leather. "Evil In All Dimensions" è l'album che gli Hammerfall non compongono almeno dai tempi di "Crimson Thunder". Se ci aggiungiamo un tocco di class alla Dokken che fa capolino qua e là, il risultato è irreprensibile. 

9 W.E.T. "APEX" 
La sigla W.E.T. (Work Of Art, Eclipse, Talisman) continua a "fare danni", realizzando un album più bello dell'altro. Jeff Scott Soto, straordinario interprete, ha da tempo trovato in Erik Martensson l'ideale compagno di bisboccie 80's: e se si aggiunge il tocco dell'arrangiatore Robert Sall, il giochino diventa perfetto. Nell'epoca d'oro del genere usciva certamente di meglio, trovare qualcosa di superiore oggi è "mission" pressoché "impossible". Sad but true.

10 DREAM THEATER "PARASOMNIA" 
Non certo un capolavoro, né un disco indimenticabile. Ma ormai non è più tempo per determinate emozioni che non possono essere scalfite dagli anni. Anzi, dai decenni. Precisato questo, "Parasomnia" è esattamente il disco che avrei voluto sentire dai Dream Theater da tempo immemore (periodo "Black Clouds And Silver Linings"). Mike Portnoy rientra in formazione, e tanto basta per esaudire il desiderio. Il cambio di marcia rispetto a "session-man" Mangini è debordante. "Bend The Clock"=futuro classico.

ALESSANDRO ARIATTI

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