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DEATH SS "IN DEATH OF STEVE SYLVESTER" (1988)



La storia dei Death SS sfocia nella leggenda più nera, per non dire nella tregenda. Le gesta sacrileghe del gruppo vengono riportate da vari magazines italiani, in particolare da un meritatamente noto giornalista che, fiutato il talento del gruppo, si occupa anche della produzione del 45 giri "Evil Metal". Il disco viene poi ritirato dal commercio per difetti di incisione, diventando un prezioso item da collezione. Inutile dire che il suddetto fa bella mostra di sé nella sterminata collezione del sottoscritto (pagato 20 mila misere lire, che ai tempi erano davvero tanti per un 45 giri di tre canzoni); anzi, colgo l'occasione per lanciare un'asta al miglior offerente. E qui ci starebbe bene un emoticon. Scherzi a parte, dopo il fallimentare tentativo di "Evil Metal", sul nome della band sembrano scendere quelle tenebre evocate ad oltranza nelle loro canzoni. Peraltro non faceva già più parte del team l'iconoclasta Steve Sylvester, sostituito da un cantante più "impostato" e teatrale come Sanctis Gorham (alias Piero Gori, purtroppo deceduto nel 2004). Questa formazione, comprende ovviamente anche l'unico leader rimasto, ovvero il chitarrista Paul Chain, nonché Thomas Hand Chaste (batteria) e Claud Galley (basso). Andate su YouTube e cercate il concerto tenuto da questa line-up in quel di Certaldo: rimarrete sconvolti. Dopo la conversione del suddetto Chain, che con i suoi Violet Theatre sconfessa le pratiche occulte dei primevi Death SS, in una sorta di conversione spirituale che lo porta alla realizzazione dell'esplicativo "Detaching From Satan", sembra che sullo storico e "maledetto" gruppo scenda definitivamente l'oblio. Nulla di più falso. Il "vampiro" Steve Sylvester, nel frattempo trasferitosi dalla natia Pesaro alla ben più misteriosa Firenze, in un periodo "sabba"tico che lo porta ad affrontare i propri demoni (è proprio il caso di dirlo) personali, sente nuovamente il richiamo "infernale". Complice anche l'uscita della compilation "The Story Of Death SS", che riscuote notevole interesse presso il pubblico metal nazionale. Da lì alla rifondazione, stavolta senza Paul Chain, il passo è breve. Chain dirà: "Steve è un satanista convinto, e siccome Satana è un bugiardo, anche Steve lo è". Firmato un contratto con l'etichetta milanese Metal Master, i "nuovi" Death SS sono pronti a narrare inedite storie di terrore, e lo fanno ovviamente in una veste sicuramente più moderna rispetto al passato. Alcuni fans della prima ora denunceranno l'eccessiva svolta heavy metal di quello che, in ogni caso, deve essere considerato il primo, vero album del gruppo, ad undici anni di distanza dalla loro comparsa sulle scene. "In Death Of Steve Sylvester", così come il successivo "Black Mass", esce a ridosso del Natale, sia come provocazione nei confronti della cultura cattolica, ma anche perché il 25 dicembre rappresenta la festa pagana del Sol Invictus fin dai tempi dei romani, quando il ciclo della notte inizia a lasciare spazio a giornate sempre più luminose. Il Sole viene considerato infatti il "portatore di luce" per eccellenza, esattamente come un'altra figura ben più invisa ai cristiani: l'angelo caduto per eccellenza, ovvero Messer Lucifero. Riferimenti occulti a parte, il disco vive di momenti a dir poco esaltanti, ed alcuni episodi sono degli aggiornamenti di pezzi storici composti da Sylvester assieme a Chain. Mi riferisco ad esempio alla straordinaria "Murder Angels", velocissima track a cui viene "lavata" via l'anima punk, per determinare un episodio speed metal dai toni e dalle liriche apocalittiche. Sembra quasi di vedere scendere dal cielo gli Angeli Sterminatori evocati dal titolo, che puniscono l'umanità per la propria scelleratezza morale. Oppure "Terror", un vero e proprio racconto orrorifico, col protagonista che perde il treno e cerca riparo dal temporale in un cimitero vicino. In un crescendo di paura, si troverà circondato da un esercito di morti viventi che scoperchiano le tombe, fino al tragico e cruento finale. Il brano, oltre alla sua originalità musicale, è anche un compendio del talento interpretativo di Sylvester, che si afferma quasi più come narratore/attore che cantante. Tuttavia il 33 giri non guarda soltanto al passato, ma anche ad un presente quanto mai convincente nella propria contemporaneità metallica, come nell'ormai iconica "Vampire", violentemente thrash all'inizio, per poi immolarsi in una seconda parte dalla melodia sacrale ed in un assolo di chitarra indimenticabile. C'è poi la drammatica "Death", un funerale visto dall'alto da parte del "caro estinto", e non mancano neppure gli omaggi agli horror classici della Hammer intitolati "Black Mummy" (bellissime le tastiere "putrescenti" in apertura) e "Zombie", entrambe ereditate dalla collaborazione con Chain, ma anche della recente "Werewolf". Menzione a parte per "The Hanged Ballad", un "soliloquio" vagamente alla Warlord che risente peraltro dell'amore sviscerato di Steve verso Black WidowAtomic Rooster ed il dark progressive degli anni 70. La produzione (ad opera di Sylvester) è ovviamente molto spartana, le tecniche di registrazione in Italia sono ancora ben lungi dalla competitività estera, ma anche questa "ingenuità" sonora contribuisce ad accrescere il fascino di un album che è veramente storia con la S maiuscola. Una storia che prosegue tuttora in pompa magna, e con lo "sdoganamento" di Satana da parte delle élite Hollywoodiane, chissà dove potranno arrivare i Death SS. Direttamente all'Inferno?

ALESSANDRO ARIATTI







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