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DARE "ROAD TO EDEN" (2022)



Come molti altri gruppi che hanno avuto la "sfortuna" di esordire con un capolavoro assoluto del proprio genere di appartenenza, anche i Dare devono da sempre fare i conti con la gigantesca ombra di "Out Of The Silence" (1989). Un'ombra che, con il suo leggendario alone, oscura tuttora la qualità assoluta di altri grandi dischi rilasciati dal gruppo negli ultimi tre decenni. Uno su tutti il favoloso "Calm Before The Storm" (1998), che segnava il loro ritorno sulle scene dopo il buono, ma francamente spersonalizzante "Blood From Stone" (1991): quest'ultimo davvero troppo sbilanciato sul versante class metal dell'epoca. Successivamente, a Darren Wharton e soci è stata spesso imputata la colpa di aver esagerato nello spingere eccessivamente sulla vena celtic-pop, condita da riferimenti nemmeno troppo velati ai Pink Floyd di David Gilmour.

Accusa in parte vera, anche se un lavoro come "Beneath The Shining Water" (2004) può contare su fans d'eccezione ed eccellenza come Steve Hackett dei Genesis, che ne ha pubblicamente tessuto le lodi in più di una occasione. Il penultimo "Sacred Ground" aveva invece indirizzato il suono della band verso lidi più melodic hard rock, pur mantenendo intatta la predisposizione alla scenografia epica, complice anche il ritorno in formazione di Vinny Burns. "Road To Eden" insiste, risultando il perfetto mix tra melodie di facile assimilazione e l'ormai celebre immaginario celtico, con la voce di Darren Wharton che viene finalmente (e nuovamente) affiancato da un chitarrista che ne conosce le predisposizioni artistiche come le sue tasche.

In quest'ottica vanno assolutamente interpretate canzoni come "I Always Will", "From The Cradle To The Grave", "Only The Good Die Young" e la title-track, sicuramente tra i migliori episodi firmati Dare dai tempi del già citato "Calm Before The Storm".

Il primo singolo ed apripista dell'album "Born In The Storm" lascia intravedere persino qualche scorcio suggestivo rivolto al passato di "Wings Of Fire" e "We Don't Need A Reason", ovvero le uniche due tracce di "Blood From Stone" che potevano essere incasellate in toto come figlie legittime di Darren Wharton. Ed anche in questo caso, la sei corde di Burns si erge ad assoluta protagonista del proscenio, con uno degli assoli più belli degli ultimi anni.

Probabilmente è ancora troppo presto per sentenziare, eppure mi sento di dire che "Road To Eden" potrebbe essere già issato in un più che onorevole terzo posto, almeno per quanto concerne l'intera discografia del gruppo. Il che, pur considerando l'inarrivabile "Out Of The Silence" e l'eccellenza di "Calm Before The Storm", non era comunque un risultato da dare per scontato. Anzi.

ALESSANDRO ARIATTI




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