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AMARCORD: STEEL PROPHET, I "FIGLI" ILLEGITTIMI DEGLI IRON MAIDEN


Pare incredibile, ma sono già passati 25 anni da "Book Of The Dead". Forse si ricordano in pochi degli Steel Prophet, eppure la band americana, almeno per un breve periodo, è stata uno dei simboli della "heavy metal resistance" rispetto alla rimozione storica del genere: almeno in patria. Ripropongo questa mia intervista col chitarrista Steve Kachinsky risalente all'epoca, tenuta proprio in occasione dell'uscita di quel disco. Un album considerato dai "puristi" come il punto più alto della vena creativa di una band certo derivativa, ma sicuramente efficace. 


INTERVISTA STEEL PROPHET 

Se il termine "cult band" può ancora avere un appropriato significato nell'era "onnisciente" di Internet, allora sono davvero pochi i gruppi meritevoli di tale riconoscimento. Uno di essi risponde al nome di Steel Prophet, band americana di purissimo heavy metal maideniano, uscita definitivamente allo scoperto quando gli States stavano già assimilando il fenomeno Manson, ed allo stesso tempo avevano abbondantemente digerito la "rivoluzione" Nirvana. Dopo una dura gavetta di qualche anno, contrassegnata da dischi orgogliosamente old-style, Steve Kachinsky (guitarist, nonchè leader assoluto) e compagni approdano alla tentacolare Nuclear Blast, etichetta che si accolla l'onere di pubblicare l'ottimo 'Dark Hallucinations', e che li lancia presso l'unico tipo di pubblico ancora interessato ad un ben determinato tipo di musica: quello europeo (tedesco in particolare). Da allora è stato un plauso unanime di audience e critica, anche se, ad onor del vero, il gruppo yankee non può certo gareggiare nè in termini di notorietà, né (diciamolo) in termini di qualità con talenti assoluti come Stratovarius o Gamma Ray. Ma se è vero che lavoro e dedizione alla lunga pagano, allora il sempre più positivo riscontro degli Steel Prophet è quanto mai legittimo. La parola al chitarrista Steve Kachinsky. 

Steve, è passato solo un anno da 'Messiah', e già siete sul mercato con un nuovo album. Da dove deriva una tale prolificità di songwriting?

Il mio metodo compositivo è abbastanza oliato, per cui ormai riesco a lavorare in modo piuttosto spedito. Solitamente mi focalizzo prima sulla parte musicale, cercando di decidere quale tipo di songs voglio comporre in quel determinato momento: lenta, veloce, melodica, doomy ecc. Dopo di che inizio un processo di scrittura solamente mentale, che avviene senza neppure prendere in mano gli strumenti; così, quando in seguito imbraccio la chitarra, il tutto esce molto spontaneo e rapido. Finita la parte strumentale del pezzo, dedico il giorno successivo alle lyrics, per le quali attingo a temi ed argomenti che suscitino il mio interesse; eventi politici, esperienze personali, teorie filosofiche e quant'altro, l'importante è che abbiano colpito la mia attenzione. Una volta entrato nel "mood", potrei scrivere testi per un album intero anche in un paio di giorni. Potenzialmente saremmo una band da due album all'anno!

Possiamo considerare 'Dark Hallucination' la svolta della vostra carriera?

Certamente, anche perché fu la prima volta che ci capitò di avere una distribuzione a livello mondiale ed una eccellente spinta promozionale. Fino ad allora eravamo così underground che ci sentivamo praticamente sepolti vivi! La Nuclear Blast ci ha tirato fuori da quella situazione, togliendoci di dosso anche un bel po' di polvere…

Gli Steel Prophet e la Germania: amore a prima vista.

Effettivamente non riesco ancora a spiegarmi il motivo di tanta popolarità presso il pubblico tedesco. Poco importa, anche perché laggiù stiamo andando veramente alla grande e, a dire il vero, gran parte della musica metal ha il suo mercato più ricettivo proprio in Germania.


Spesso siete accostati agli Iron Maiden, ed una canzone come 'Escaped' (dal vostro ultimo album 'Book Of The Dead') giustifica una tale similitudine. Non avete il timore di essere considerati più una band-clone che non un gruppo con la propria personalità artistica?

Guarda, è un argomento di cui non m'importa nulla, anche perché gli Iron Maiden hanno scritto tanta grande musica; e poi noi non cerchiamo, almeno consciamente, di copiarli a tutti i costi. Se ci si riferisce allo stile del nostro vocalist Rick Mythiasin, credo che ci siano in giro un sacco di ottimi cantanti metal che assomigliano a loro volta ai vari Dickinson, Halford o Dio. Sinceramente non penso che alcuni nostri brani come 'Phobia', 'When Six Was Nine' o 'Locked Out' suonino come gli Iron Maiden, e tu? E poi, scusa la franchezza, ma è sempre meglio essere paragonati ad una delle migliori heavy metal band di sempre, che a stronzate tipo Pungent Stench!

"Book Of The Dead" è un album molto calibrato tra le vostre classiche partiture complesse, alternate a momenti molto catchy e melodici. Possiamo dire che avete finalmente ottenuto la vostra definitiva quadratura del cerchio?

All'inizio della mia carriera non sapevo esattamente in che direzione muovermi, e come gruppo ci è voluto un po' di tempo per capire quali fossero gli aspetti più importanti da esprimere attraverso la nostra musica. Ora lo posso dire: questo è il definitivo album che volevo realizzare almeno da un paio d'anni a questa parte. E' cioè il tipo di disco che io comprerei di tasca mia, se fosse stato pubblicato da un'altra band.


Allora esaminiamo come siete arrivati a 'Book Of The Dead': dimmi come vedi oggi tutti i vostri precedenti album.

Il primo lavoro si intitolava 'Inner Ascendance', un disco molto speedy, con parti vocali acutissime ed arrangiamenti e riffs piuttosto complessi. La produzione non era male, anche perché fu Joe Floyd dei Warrior ad occuparsene, ed alla fine intervenne pure Bill Metoyer per il definitivo mixaggio. Inizialmente doveva uscire solo come demo tape, ma fu illegalmente messo su bootleg dalla label Reborn Classics; essa lo pubblicò come split-cd assieme al demo dei Jag Panzer dal titolo 'Shadow Thief'. I testi di quell'album erano inoltre impregnati di tematiche occulte e spirituali, come si può evincere dal titolo. Veniamo poi a 'The Goddess Principle', che partì originariamente come demo in pre-produzione per un'etichetta olandese chiamata Foundations 2000. Firmammo un contratto con loro nel 1992, ma non ottenemmo mai alcun budget per registrare l'album ufficiale. Il suono lasciava quindi molto a desiderare, perché era frutto di un semplice otto piste, tuttavia ti assicuro che sputammo sangue nella realizzazione di quel cd. Impiegammo un mese intero per ottenere il massimo dalle armonie vocali e dalle parti di chitarra, ed alla fine la musica risultò essere il nostro sforzo compositivo più complesso, progressivo e thrashy allo stesso tempo. Adoro anche le lyrics di 'The Goddess Principle' che, assieme a 'Dark Hallucination', è tuttora il mio album preferito. Fu poi la volta dell'ep 'Continuum', del quale non sono un grande fan, anche perché lo realizzammo in fretta e furia. Ci dissero che avremmo potuto tirar su un po' di soldi per finanziarci un tour, che però non intraprendemmo mai. In quel cd c'erano un paio di pezzi dal demo 'Inner Ascendence' e due inediti; la produzione era certamente migliore rispetto a quella di 'The Goddess Principle', ed anche se lo stile era praticamente il medesimo, avremmo potuto fare di meglio. 'Into The Void' aveva un gran bel sound, e le songs non erano più complicate come quelle dei primi due lavori; musicalmente e stilisticamente, poteva effettivamente essere paragonato ad un disco degli Iron Maiden, con l'aggiunta di un'influenza doom. La verità è che io sono più influenzato da Trouble, Solitude Aeternus e Black Sabbath che da qualsiasi altra band. Il successivo 'Dark Hallucinations' è forse un po' carente a livello di produzione, ma era sicuramente il tipo di album che volevamo presentare al pubblico. Il giusto misto di melodia, oscurità, armonia e buona tecnica; Rick cantò davvero alla grande in quell'occasione, mentre noi tutti ci rendemmo conto di ciò che stavamo diventando a livello stilistico e, conseguentemente, delle cose che dovevano essere perfezionate per il futuro. Anche 'Messiah' è senz'altro uno dei nostri cd migliori; il sound era finalmente buono, e l'esecuzione dei pezzi eccellente. L'unico mio appunto riguarda l'eccessiva materia speed contenuta in esso, il che significa inevitabilmente minore varietà rispetto ad esempio al nuovo 'Book Of The Dead'. In tutta sincerità, ti confesso di preferire l'ultimo album o lo stesso 'Dark Hallucinations' a 'Messiah'.


Quali dischi ti sono piaciuti ultimamente?

Alcune delle band che più mi hanno impressionato sono dedite ad un genere differente dal nostro. Ad esempio apprezzo molto Edguy, Dimmu Borgir, In Flames, ed anche Theatre Of Tragedy. Non sono propriamente dei novellini, ma devo dire che anche Iced Earth e Jag Panzer stanno lavorando veramente bene. Mi piacciono parecchio gli ultimi lavori di Tad Morose, Marduk e, ovviamente, continuo ad ascoltare frequentemente i miei beniamini Solitude Aeternus. Trovo poi che la nuova avventura di Halford sia vero metallo fumante, che i Warrior abbiano pubblicato un grande disco con 'The Code Of Life', così come i Cage con il loro 'Astrology'.

Un giudizio su 'Brave New World' dei Maiden è d'obbligo.

Che dire? Ovviamente preferisco 'The Number Of The Beast', 'Piece Of Mind', 'Powerslave' e 'Killers'; tuttavia, ho sinceramente apprezzato anche 'Brave New World', uno splendido lavoro che è andato comunque al di là di quelle che erano le mie aspettative.

Anche a te chiedo come sta l'heavy metal americano.

La situazione non è poi così male. Il metal resta sempre un genere popolare, forse oggi non enormemente popolare, ma comunque vitale soprattutto a livello underground. Le band che oggi suonano heavy metal sono veramente coinvolte e sincere, non lo fanno per il successo o per guadagnare soldi facili. E questo è un atteggiamento che mi piace.




ALESSANDRO ARIATTI 

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