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Visualizzazione dei post da dicembre, 2025

AMARCORD: INTERVISTA BALANCE OF POWER (2001)

"Seta e Acciaio" recitava un vecchio, immortale album dei Giuffria. Un binomio che, almeno in campo heavy metal, solo alcuni grandi illuminati hanno saputo maneggiare con la dovuta cura. Nel proprio piccolo, anche i britannici Balance Of Power hanno detto la loro, grazie ad album bellissimi dove potenza e melodia si dividono equamente il proscenio. 'Ten More Tales…' e l'ultimo, ancora fresco di stampa 'Perfect Balance', sono infatti opere pompose e regali, ma anche calate in un'urgenza ritmica figlia degli ultimi chiari di luna del metal europeo. Niente a che vedere con abusati schemi speed, ma un suono di batteria certamente al passo con i tempi, che scandisce ed esalta magnificamente le ariose trame melodiche intessute dal combo inglese.  Nell'occasione abbiamo messo "sotto torchio", per un pugno di domande, il vocalist Lance King. Lance, tu sei entrato nella band solo col secondo album 'Book Of Secrets'. Mi vuoi parlare di quel...

AMARCORD: WHILE HEAVEN WEPT "FEAR OF INFINITY"

"Vast Oceans Lachrymosae" è stato l'album dell'anno (2009) per molti. Un sound "antico" quello degli americani While Heaven Wept, che richiamava le sonorità dei primissimi Candlemass e dei Fates Warning pre-Adler, ma che veniva contemporeaneamente presentato in una veste rinnovata. Immergersi nelle note di quell'album era come scoprire una caverna magica, un mondo nascosto ed ancestrale, popolato da presenza misteriose e rassicuranti allo stesso tempo. Fa anche piacere notare che, ogni tanto, è ancora il "passaparola" tra i fruitori di musica a determinare la visibilità di un gruppo, visto che la potentissima Nuclear Blast ha fatto di tutto per aggiungere il nome dei While Heaven Wept al proprio (già ricchissimo) rooster artistico. Ecco, il problema che attanagliava i cuori e le menti degli aficionados era proprio questo: sarebbe riuscita una label così potente ed influente a "corrompere" la purezza d'animo (e d'intenti) che c...

AMARCORD: MASTODON "THE HUNTER"

"Leviathan" è stato la rivelazione, "Blood Mountain" la voglia di stupire, "Crack The Skye" la maturità. Ora i Mastodon hanno superato definitivamente la fase dell'effetto sorpresa, il loro stile non è più "la novità" del momento, ma il trend da seguire per migliaia di giovani band che li prendono ad esempio. Una fase assai difficile da gestire, che ha significato per molti sterilità creativa, pedissequa riproposizione di schemi vincenti, anche (e soprattutto) per evitare di deludere la solida base di audience conquistata. Per fortuna, "The Hunter" non è nulla di tutto questo. Certo, sarà difficile andare oltre le schizoidi geometrie di "Blood Mountain", oppure superare i confini del modern-progressive di "Crack The Skye", ma ciò non significa adagiarsi su schemi precostituiti e sicuri. I Mastodon hanno scelto di "alleggerire" il carico concettuale del precedente album, e ciò è facilmente intuibile dal ...

TOP TEN 2025

Puntuale come un orologio svizzero, inesorabile come il tempo che scorre, anche questo 2025 è arrivato al momento dei saluti. Tempo di tirare le somme, quindi, come da tradizione. Grazie a chi vorrà sorbirsi i brontolii verbali e leggere gli umori musicali del sottoscritto. In ogni caso, tanti auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti coloro che passeranno di qua, magari pure per caso. 1 CORONER "DISSONANCE THEORY"   Per il ritorno del terzetto elvetico occorrerebbe una lista a parte, tanta è la distanza che li allontana dalla concorrenza. Dopo più di 30 anni, la band irrompe sulla scena con la genialità che l'ha sempre contraddistinta, peraltro risultando moderna senza cambiare lo stile di una virgola. Forse un approccio leggermente più asciutto, ma per il resto "Dissonance Theory" suona esattamente come dovrebbero essere i Coroner oggi. Schiaffo morale a chi si riempie la bocca di "evoluzione": per loro è naturalezza.  2 GHOST "SKELETÀ...

TANGIER "FOUR WINDS" (1989)

Semmai esistesse qualcuno che sognasse dei Bad Company in versione hair metal, non credo vi sia nessuno più dei primi Tangier che ne possa incarnare l’essenza. La band di Paul Rodgers, Mick Ralphs e Simon Kirke, sull’onda del successo mondiale di “Can’t Get Enough”, pluripremiato ed universalmente teletrasmesso singolo da spot pubblicitario, ha sempre riscosso maggior successo negli States che in Europa. Il piglio radiofonico del debutto omonimo, di “Straight Shooter” o “Run With The Pack” sottendono ai gusti americani più che a quelli del Vecchio Continente, ancora legati alla patina blues dei Free di un “Tons Of Sobs” o di un “Fire And Water”. Non si può dare torto né agli uni né tanto meno agli altri: trattasi di eccellenze più dissimili nella forma che nella sostanza, ma questi sono discorsi che solo i reali intenditori possono carpire. Gli stessi Bad Company di quegli anni innescano una serie di album più vicini ai Foreigner che non a sé stessi, e se l’accusa di “spersonalizzazion...

ARMORED SAINT 'DELIRIOUS NOMAD" (1985)

Nel 2025 l’heavy metal festeggia 45 anni di onorata presenza sulle tavole dei musicofili. Chi l’avrebbe detto? Praticamente mezzo secolo di chitarre pesanti, ritmiche anfetaminiche, voci squillanti e tutto il “parlamentario” annesso che accompagna solitamente la descrizione sommaria del genere. Personalmente credo infatti che tutto parta da quel 1980 che vede uscire “robetta” tipo il primo Iron Maiden, “Heaven & Hell”, “Blizzard Of Oz”, “British Steel”, “Back In Black”, e chi più ne ha più ne metta. Prima dell’annata in questione, e precedentemente alla divulgazione “urbi et orbi” della NWOBHM, non esiste una “stampa specializzata”, né ufficiale (riviste) né ufficiosa (fanzine). Lo stesso dress code del metal kid, con tanto di chiodo e toppe delle band preferite, è un’usanza che prende piede negli Eighties, non prima. La potenza di fuoco che si sprigiona dall’Inghilterra infetta ben presto anche gli USA, sempre in prima fila nell’adottare tendenze nuove e rimodellarle a proprio uso...

SIGNAL "LOUD & CLEAR" (1989)

1989: anno magico per l’AOR, il class/hair/pop metal. Chiamatelo come volete, tanto ci siamo capiti. Il genere “tira” ancora, eccome; però è come se si avvertisse già all’orizzonte una tempesta che avrebbe fatto scomparire il mondo “felice” e spensierato che aveva favorito lo sviluppo di determinate tendenze stilistiche. Cade il Muro di Berlino, ma i profeti di pace verranno smentiti di lì a poco. L’orso sovietico si sfalda ed il colpo di stato dei nostalgici del 1991 getta il mondo sotto l’ala del terrore, mentre sullo sfondo iniziano i venti incendiari del primo conflitto del Golfo. Non voglio accendere discorsi più grandi del dovuto, in fondo stiamo parlando di musica, ma se è vero che l’arte delle sette note risulta sempre specchio dei tempi (sostengono “quelli bravi”), allora non si fatica a giustificare il crollo di determinate forme di espressione, basate sostanzialmente su edonismo e tanto divertimento. Oltre che da un cristallino talento compositivo tuttora senza eguali. Da qu...