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MONSTERS OF ROCK 1988: L'ANNO IN CUI TUTTO CAMBIÒ

Se è esistito un anno zero per le sorti dell'HM su grande scala in suolo italiano, è giusto riconoscere al Monsters Of Rock 1987 il punto di origine. Come, del resto, abbiamo già avuto modo di celebrare in uno dei primi articoli di questo blog. Se invece vogliamo risalire alla vastità della platea partecipante, credo che nessuno possa contestare all'edizione dell'anno successivo la definitiva consacrazione, persino a livello di mainstream mediatico. Nonostante i vari tentativi di boicottaggio, nemmeno i pennivendoli dei quotidiani di maggiore diffusione riescono a "snobbare" l'evento, ed addirittura i TG nazionali dedicano all'happening metallaro più di una celebrazione. 

10 settembre 1988, un'estate ormai alle spalle, ma un caldo torrido ancora presente. Sono successe tante cose, nel frattempo, ovvero da quel fine agosto dell'anno precedente: Guns'n'Roses, Metallica, Def Leppard hanno fatto entrare il "suono duro" nelle case di tutti. Fantastico per molti: ma non per quella parte di fan(atici) che preferisce conservare l'hard'n'heavy come un "affare privato" per un manipolo di eletti. Devo essere sincero: personalmente ho sempre considerato lo "sdoganamento" italiano del genere quale fattore di orgoglio e non di compromesso. E lo stesso penso oggi: vedere certi personaggi al concerto degli AC/DC versione 2025, quando gli stessi ti deridevano perché li ascoltavi nel 1983, non ha prezzo. Significa che tu avevi ragione, loro torto: semplicemente. Chi non ha vissuto certi periodi, forse non può capire. Si passava la stagione estiva con la prospettiva che, alla fine della stessa, ci sarebbe stato il suggello del Monsters Of Rock. Una sorta di rito iniziatico giovanile. 

Pochi giorni prima di quel 10 settembre 1988, esce nei negozi l'album più atteso dell'annata: "And Justice For All" dei Metallica. L'argomento più gettonato tra le 25.000 persone che raggiungono l'Arena della Festa dell'Unità di Modena. Beh, vi assicuro che a nessuno, all'epoca, frega una beneamata cippa del "basso di Jason" o del rullante di Lars. Tutti concordano nel dire che si tratta di un grande disco, un LP mastodontico, che sposta più in là i limiti del thrash metal. Fine dei discorsi: tutto il resto è revisionismo da social. Anche gli Iron Maiden pubblicano, ad aprile, il loro primo concept album nelle vesti di "Seventh Son Of A Seventh Son": volete saperla una cosa? A dispetto dell'aura leggendaria di cui gode oggi quel disco, ai tempi viene accolto in modo piuttosto tiepido dai fans del gruppo. Ma sono proprio loro a chiudere la kermesse giornaliera, ed il merchandising spietato all'esterno ed all'interno ne certifica la celebrazione. "Seventh Son Of A Seventh Son t-shirt!!!" urlano gli addetti (inglesi) alla vendita delle ambite magliette. 
A fomentare i fenomeni da macchina da scrivere ed i benpensanti, ci pensa la ricca edizione di Donington (con Guns'n'Roses, Megadeth e David Lee Roth) ad alimentare le polemiche. Durante l'esibizione di Axl, Slash e compagni, alcuni ragazzi perdono tragicamente la vita perché schiacciati dalla bolgia creatasi sotto le transenne. L'edizione 1989 del Monsters Of Rock, infatti, verrà cancellata a causa del nefasto incidente. Il carrozzone riprenderà, come se nulla fosse, sia nel 1990 che nel 1991, ultima versione di un'epopea irripetibile. Tornando a bomba al 1988, Yngwie Malmsteen, Anthrax ed i "nostri" Royal Air Force sostituiscono i suddetti Guns, Megadeth e Roth della giornata inglese, con Iron Maiden, Kiss e Helloween a completare il "bill" di entrambe. 
Non esiste Internet, tantomeno i social, e dopo l'esibizione dei Royal Air Force, io ed i miei amici ci attendiamo Yngwie Malmsteen ed i suoi Rising Force, reduci dal successo primaverile dell'album "Odyssey" con Joe Lynn Turner alla voce. Purtroppo la sorpresa è dolceamara, dato che si materializzano sul palco quattro street rockers australiani dal nome Kings Of The Sun. Uso l'aggettivo amara perché avremmo tutti ammirato volentieri l'asso scandinavo della sei corde, ma aggiungo il dolce in quanto la performance di questi connazionali degli AC/DC è letteralmente fulminante. Purtroppo prevale la delusione per l'assenza, e sul palco piove di tutto: ma il giorno dopo il concerto, il sottoscritto si accaparra al volo il loro disco omonimo. Undici hit formidabili che, ancora oggi, non hanno perso un grammo di energia. 

La storia cambia con gli Helloween (è appena uscito l'acclamato "Keeper part 2") e con gli Anthrax, il cui "State Of Euphoria" viene però accolto tiepidamente dalla critica. Pogo massivo e consenso unanime per entrambi, con i newyorkesi che incentrano il repertorio più sul passato che sul presente. È la seconda volta che me li ritrovo davanti in pochi mesi, dopo la data di dicembre 1987 con i Testament quale supporto. Così come gli Helloween, protagonisti del primo Monsters italiano assieme a Ronnie James Dio. I suoni non sono ancora perfetti, e la canicola praticamente estiva non aiuta a creare la giusta atmosfera. Ma sono dettagli, perché se si guardano le rispettive scalette, è roba (oggi) da fantascienza. 
Setlist Helloween:
Invitation
Eagle Fly Free
A Little Time
Dr. Stein
Future World
Rise and Fall
Halloween
How Many Tears

Setlist Anthrax: 
Efilnikufesin (N.F.L.)
Madhouse
Indians
Make Me Laugh
I Am the Law
Antisocial (Trust cover)
Medusa
Armed and Dangerous
A.I.R.
I'm the Man
God Save the Queen (Sex Pistols cover)
Nella formazione unmasked migliore di sempre, con Bruce Kulick ed il compianto Eric Carr, i Kiss si prendono la folla al tramonto. Certo, vederli a parti invertite rispetto al loro primo tour italiano con i Maiden fa un pò effetto. Lo show è strepitoso, Stanley piazza acuti mostruosi, e si capisce perfettamente il parere di Simmons quando dice che, durante l'esplosione dell'hair metal, loro avevano già il fenomeno in casa senza tanto andare a cercare in giro. E poi quel drumming potentissimo di Carr proietta la band in un'altra dimensione temporale rispetto ai vetusti 70's. Persino i classici come "Cold Gin" e "Firehouse" escono rinvigoriti dalla cura. Curioso il siparietto di Paul, che attacca i riff di "Heartbreaker" e "Whole Lotta Love" (Led Zeppelin) per poi interromperli con aria di sufficienza. L'ultimo disco "Crazy Nights" è datato autunno 1987, e punta la prua decisamente verso l'AOR, ma lo show pre-Iron è pura dinamite. 
Setlist Kiss:
Deuce 
Love Gun 
Heartbraker/Whole Lotta Love (Led Zeppelin teasers)
Fits Like A Glove 
Heaven's On Fire 
Cold Gin 
Black Diamond 
No No No 
Firehouse 
Crazy Crazy Nights 
I Was Made For Lovin' You 
War Machine 
Tears Are Falling 
I Love It Loud 
Shout It Out Loud 
Lick It Up 
Rock And Roll All Nite
Detroit Rock City
Al calare delle tenebre, si materializza l'iconico palco ispirato all'artwork di "Seventh Son Of A Seventh Son", che viene letteralmente saccheggiato per l'occasione. Solo "The Prophecy" ed "Only The Good Die Young" restano fuori dalla scaletta. Una cosa è certa: chi è presente, avverte nell'aria che qualcosa di magico si sta verificando. Che da quel momento, da quel fine estate, l'heavy metal non sarebbe più stato un affare per pochi intimi, indipendentemente dagli Iron Maiden. 
Setlist Iron Maiden:
I. Moonchild
II. The Evil That Men Do
III. The Prisoner
IV. Wrathchild
V. Infinite Dreams
VI. The Trooper
VII. Can I Play With Madness
VIII. Heaven Can Wait
IX. Wasted Years
X. The Clairvoyant
XI. Seventh Son of a Seventh Son
XII. The Number of the Beast
XIII. Hallowed Be Thy Name
XIV. Iron Maiden
Encore 1:
XV. Run to the Hills
XVI. 22 Acacia Avenue
XVII. 2 Minutes to Midnight
Encore 2:
XVIII. Running Free
XIX. Sanctuary
ALESSANDRO ARIATTI

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