So far, so good e soprattutto so what, avrebbe detto il Dave Mustaine dei tempi d'oro. E lontano i Megadeth sono andati sicuramente: sulla "bontà", invece, molti avrebbero da ridire, tra uscite criticate o addirittura derise, ed altre considerate universalmente capisaldi del thrash e dell'HM in generale. Ora è arrivato il momento di dire basta, con il classico album autointitolato che vorrebbe condensare, in circa quarantacinque minuti, l'essenza di una carriera quarantennale. "Dystopia" e "The Sick, The Dying And The Dead" avevano riportato il gruppo su livelli probabilmente insperati, grazie anche al decisivo contributo di un Kiko Loureiro fenomenale, in grado di rispolverare fasti dell'antico passato. Il tutto senza scimiottare questo o quello, visto che sono passati tanti illustri solisti alla corte di Mustaine: Poland, Friedman, Pitrelli, giusto per citarne alcuni. Toccherà invece al chitarrista finlandese Teemu Maantysari (ex Wintersu...
È alquanto bizzarro che una band aspetti di arrivare all'ottavo album per battezzarlo in modo omonimo. Significa essenzialmente una cosa: che nutre nei confronti di questa nuova collezione di canzoni una fiducia illimitata. Provate ad ascoltare in sequenza i dischi degli Alter Bridge, dal leggendario "One Day Remains" fino a questa fatica datata 2026. Noterete una progressione di stile, un arricchimento di particolari che, pur non andando a stravolgere il suono che li ha resi famosi, ne ha mutato profondamente l'approccio. E, conseguentemente, la percezione del pubblico. Personalmente ho amato ogni capitolo dei cosiddetti "Myles Kennedy+Creed", compreso l'ultimo "Pawns And Kings" che a me era sembrata francamente opera di alto livello. In "Alter Bridge" ci sono le sferzate di hard rock moderno ai limiti del metal, alternate a momenti di libidine elettro-acustica ("Hang By A Thread" su tutte) dove la voce dell'ex Mayfield...