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MEGADETH "MEGADETH" (2026)

So far, so good e soprattutto so what, avrebbe detto il Dave Mustaine dei tempi d'oro. E lontano i Megadeth sono andati sicuramente: sulla "bontà", invece, molti avrebbero da ridire, tra uscite criticate o addirittura derise, ed altre considerate universalmente capisaldi del thrash e dell'HM in generale. Ora è arrivato il momento di dire basta, con il classico album autointitolato che vorrebbe condensare, in circa quarantacinque minuti, l'essenza di una carriera quarantennale. "Dystopia" e "The Sick, The Dying And The Dead" avevano riportato il gruppo su livelli probabilmente insperati, grazie anche al decisivo contributo di un Kiko Loureiro fenomenale, in grado di rispolverare fasti dell'antico passato. Il tutto senza scimiottare questo o quello, visto che sono passati tanti illustri solisti alla corte di Mustaine: Poland, Friedman, Pitrelli, giusto per citarne alcuni. Toccherà invece al chitarrista finlandese Teemu Maantysari (ex Wintersu...
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ALTER BRIDGE "ALTER BRIDGE" (2026)

È alquanto bizzarro che una band aspetti di arrivare all'ottavo album per battezzarlo in modo omonimo. Significa essenzialmente una cosa: che nutre nei confronti di questa nuova collezione di canzoni una fiducia illimitata. Provate ad ascoltare in sequenza i dischi degli Alter Bridge, dal leggendario "One Day Remains" fino a questa fatica datata 2026. Noterete una progressione di stile, un arricchimento di particolari che, pur non andando a stravolgere il suono che li ha resi famosi, ne ha mutato profondamente l'approccio. E, conseguentemente, la percezione del pubblico. Personalmente ho amato ogni capitolo dei cosiddetti "Myles Kennedy+Creed", compreso l'ultimo "Pawns And Kings" che a me era sembrata francamente opera di alto livello. In "Alter Bridge" ci sono le sferzate di hard rock moderno ai limiti del metal, alternate a momenti di libidine elettro-acustica ("Hang By A Thread" su tutte) dove la voce dell'ex Mayfield...

GIUFFRIA "GIUFFRIA" (1984)

Dopo l’addio alle scene in concomitanza dello scarso successo del capolavoro “Sinful”, per chi scrive queste righe il più luminoso esempio di pop-metal mai pubblicato ancora oggi (e nettamente), Gregg Giuffria ha in mente un progetto piuttosto ambizioso per rilanciare gli Angel “sotto nuova veste”. Oltre al leonino tastierista, della squadra farebbero parte i fidi Punky Meadows e Barry Brandt, con l’illustre aggiunta di Rudy Sarzo (ex Ozzy, a quel tempo in forza ai numeri uno di Billboard Quiet Riot) e Danny Ferguson. Il producer Andy Johns è già pronto per assistere ai voleri della line-up in questione, anche se poi non se ne farà nulla per motivazioni varie. Gregg non si perde d’animo, e vara una nuova formazione che comprende il cantante David Glenn Eisley, il chitarrista Craig Goldy (proveniente dai Rough Cutt e futuro axeman dei Dio in sostituzione del fenomeno Vivian Campbell), il bassista Chuck Wright ed il batterista Alan Krigger. Punto di partenza stilistico? Un aggiornamento ...

ENSHINE "ELEVATION" (2026)

Formatisi nel 2009, attorno al duo Jari Lindholm (chitarra/tastiere) e Sèbastien Pierre (voce/tastiere), gli Enshine hanno pompato prezioso ossigeno ad un genere diventato spesso asfittico nel corso degli anni. I loro due album "Origin" (2013) e "Singularity" (2015) hanno avuto infatti un notevole impatto sulla scena doom/goth/death, in virtù di un songwriting ispiratissimo, che andava a calcare la mano sugli aspetti maggiormente emozionali della proposta. Loro stessi definiscono la propria musica come "esplorazione del mondo interiore", andando a rispolverare antiche sensazioni che, nei primi anni '90, furono portate alla ribalta dai vari Crematory, The Gathering, Paradise Lost e via dicendo. Enshine aggiungono un tocco moderno, imbastendo melodie sognanti che vengono evocate dalle tastiere e da un lavoro di chitarra che non lascia mai nulla al caso. Con l'aiuto di Gianni Koskinas (basso) e Marcelo Aires (batteria), Jari e Sèbastien tornano con un...

FUATH "III" (2026)

Sebbene non molto conosciuti, i Fuath di Andy Wallace continuano a cadenzare le proprie uscite, ad un ritmo quinquennale. Saor restano ovviamente il "main business" del musicista scozzese, ma sarebbe ingeneroso e persino masochista non soffermarsi sulle qualità di questa terza uscita. Nessuno influsso folk, nessuna concessione ad aperture "aliene": anzi, si può dire che "III" tenti la carta del black metal più "raw and basic" possibile. Il suono è comunque buono, ma l'approccio in stile "True Norwegian BM" si manifesta immediatamente in quel picking di chitarra freddo come i ghiacci eterni, trademark inconfondibile che ha fatto "tremare il mondo". Quarantadue minuti per quattro brani, inaugurati da una "The Cailleach" che inaugura l'album con un tocco di malinconia, sfociante pian piano in un odio ferale. Resta intatta la sottostante vena poetica, la quale non impedisce tuttavia di gettarci in un vortice di t...

KANSAS "THE ABSENCE OF PRESENCE" (2020)

Curioso come, nell'anno della pandemia, i gloriosi Kansas se ne escano con un titolo simile. "L'assenza della presenza": proprio nel periodo in cui abbiamo scoperto, a nostre spese, quanto la vicinanza umana sia un aspetto imprescindibile della vita. Passando al lato musicale dell'opera, ormai non fa più rumore la mancanza di Steve Walsh e di Kerry Livgren: anzi, è proprio per l'abbandono del primo che la band si permette la seconda uscita discografica nel giro di quattro anni. È lo stesso cantante, infatti, a rifiutarsi di pubblicare per tanto tempo nuovo materiale inedito, anche perché l'onere del songwriting ricade sempre unicamente sulle sue spalle. E scrivere un album dei Kansas da solo non è certo cosa da poco. In ogni caso, Phil Ehart, Richard Williams, David Ragsdale e Billy Greer sembrano una certificazione di "autenticità" sufficientemente significativa per legittimarne l'eredità.  Il "nuovo sangue" viene pompato dal vocal...

Q5 "NEW WORLD ORDER" (2016)

Chi bazzica da queste parti, non avrà certo bisogno di lezioncine di storia. Trattasi di un blog volutamente "di nicchia", nato prevalentemente per celebrare il passato, con "puntate" sul presente molto mirate e circostanziate. Lascio volentieri a magazine e webzine il compito di scalpitare sulle novità per accaparrarsi anteprime di recensioni su questo o quel disco. Nell'anno appena passato (2025), si contano qualcosa come circa 5.000 uscite in solo ambito hard'n'heavy e, se la matematica non è un opinione, fanno la bellezza di 14 dischi AL GIORNO! Normale che, uscissero anche un paio di "Operation Mindcrime" o un "Reign In Blood", il loro impatto verrebbe diluito in un "mare infinitum" dove diviene difficile persino orientare la prua. Meglio assaporarsi, almeno per i miei gusti, qualche disco "old", senza magari coinvolgere i soliti e risaputi capolavori. Qualche album rimasto gioco forza sottotraccia, che tu ste...

AMARCORD: INTERVISTA BALANCE OF POWER (2001)

"Seta e Acciaio" recitava un vecchio, immortale album dei Giuffria. Un binomio che, almeno in campo heavy metal, solo alcuni grandi illuminati hanno saputo maneggiare con la dovuta cura. Nel proprio piccolo, anche i britannici Balance Of Power hanno detto la loro, grazie ad album bellissimi dove potenza e melodia si dividono equamente il proscenio. 'Ten More Tales…' e l'ultimo, ancora fresco di stampa 'Perfect Balance', sono infatti opere pompose e regali, ma anche calate in un'urgenza ritmica figlia degli ultimi chiari di luna del metal europeo. Niente a che vedere con abusati schemi speed, ma un suono di batteria certamente al passo con i tempi, che scandisce ed esalta magnificamente le ariose trame melodiche intessute dal combo inglese.  Nell'occasione abbiamo messo "sotto torchio", per un pugno di domande, il vocalist Lance King. Lance, tu sei entrato nella band solo col secondo album 'Book Of Secrets'. Mi vuoi parlare di quel...

AMARCORD: WHILE HEAVEN WEPT "FEAR OF INFINITY"

"Vast Oceans Lachrymosae" è stato l'album dell'anno (2009) per molti. Un sound "antico" quello degli americani While Heaven Wept, che richiamava le sonorità dei primissimi Candlemass e dei Fates Warning pre-Adler, ma che veniva contemporeaneamente presentato in una veste rinnovata. Immergersi nelle note di quell'album era come scoprire una caverna magica, un mondo nascosto ed ancestrale, popolato da presenza misteriose e rassicuranti allo stesso tempo. Fa anche piacere notare che, ogni tanto, è ancora il "passaparola" tra i fruitori di musica a determinare la visibilità di un gruppo, visto che la potentissima Nuclear Blast ha fatto di tutto per aggiungere il nome dei While Heaven Wept al proprio (già ricchissimo) rooster artistico. Ecco, il problema che attanagliava i cuori e le menti degli aficionados era proprio questo: sarebbe riuscita una label così potente ed influente a "corrompere" la purezza d'animo (e d'intenti) che c...

AMARCORD: MASTODON "THE HUNTER"

"Leviathan" è stato la rivelazione, "Blood Mountain" la voglia di stupire, "Crack The Skye" la maturità. Ora i Mastodon hanno superato definitivamente la fase dell'effetto sorpresa, il loro stile non è più "la novità" del momento, ma il trend da seguire per migliaia di giovani band che li prendono ad esempio. Una fase assai difficile da gestire, che ha significato per molti sterilità creativa, pedissequa riproposizione di schemi vincenti, anche (e soprattutto) per evitare di deludere la solida base di audience conquistata. Per fortuna, "The Hunter" non è nulla di tutto questo. Certo, sarà difficile andare oltre le schizoidi geometrie di "Blood Mountain", oppure superare i confini del modern-progressive di "Crack The Skye", ma ciò non significa adagiarsi su schemi precostituiti e sicuri. I Mastodon hanno scelto di "alleggerire" il carico concettuale del precedente album, e ciò è facilmente intuibile dal ...