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AC/DC "FOR THOSE ABOUT TO ROCK" E LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI (1981)



Facile, quando parli degli AC/DC, menzionare i soliti "Back In Black" e "Highway To Hell". Oggi contano gli streaming: non tanto degli album, ma delle canzoni singole. Ed è chiaro che determinati brani, diventati ormai iconici, incanalino un flusso impressionante di clic. Bella merda, se mi si passa il francesismo. È finito il tempo in cui ti soffermavi su questo o quel disco per cogliere le sfumature e le progressioni stilistiche da un periodo temporale all'altro. Non è colpa degli AC/DC né di nessun altro gruppo, beninteso, ma di una filiera di ignoranza che passa direttamente dal "produttore al consumatore finale". Siamo nell'era del dio minore Internet, e bisogna accettare la situazione, nel bene e nel male. Se il rapporto vantaggi/svantaggi sia in negativo o in positivo, diventa una considerazione soggettiva e personale. Title-track a parte, da oltre quattro decenni piece conclusiva di ogni show degli AC/DC che si rispetti, "For Those About To Rock" viene considerato spesso una parentesi minore nella carriera del gruppo Young Bros. Cazzate, ma solo chi c'era può saperlo. Lo sapevate, ad esempio, che "Back In Black", nonostante le cinquanta milioni di copie (50!) dal 1980 ad oggi non raggiunse mai il primo posto USA? "FTATR", invece si. E non ne faccio una questione semplicemente di "vendite", ma di importanza storica. Sono tanti i fattori che la determinano: il titolo, la copertina, quella confezione gatefold che sembra catapultarti direttamente tra le prime file di un loro concerto. Il rock, l'hard'n'heavy, il metal, chiamatelo come preferite, non è più all'opposizione: è passato al potere! 


"For Those About To Rock" non può valere né "Back In Black", il classico album perfetto semmai ne esistessse uno, e nemmeno il testamento di Bon Scott "Highway To Hell". Ma da qui a considerarlo semplicemente la collezione composta da una grande canzone più nove riempitivi, beh signori miei ce ne passa. Difficilmente mi viene in mente qualcosa di più genuinamente "reale" dell'immagine scelta per l'interno della maestosa copertina apribile. Malcolm e Cliff avanzati in prima linea dalla consueta trincea per intonare i cori, Angus e Brian al comando del plotone, ed il picchiatore (in ogni senso) Phil a dettare la frequenza delle cannonate. Oggi può sembrare tutto banale, ma se vi calate nel 1981, vi assicuro che non lo è. Per niente. Riguardo a "For Those About To Rock" (la song) credo che non ci siano altri aggettivi se non "epocale": lo scatenato finale, poi, è qualcosa di leggendario. Gli "shoot" di Johnson, che rispondono al solismo di uno Young "posseduto" dal rock'n'roll demon sono l'essenza stessa di questo genere. E chi non lo "sente" dentro, è meglio che si dedichi ad altro. Tuttavia il 33 giri non è soltanto questi cinque minuti abbondanti di furia epica. "Put The Finger On You" innesca la cerimonia della sacralità elettrica, durante la quale Brian sputa anche i polmoni per alzare sempre più il livello di tensione di una linea vocale difficilissima da regolare al massimo dei giri. "Let's Get It Up" vorrebbe ripetere i fasti di "You Shook Me All Night Long", ed il groove pre-chorus raggiunge livelli di intensità assurda.

Ci sono poi alcuni pezzi come la sincopata "Inject The Venom", oppure le cadenzate "Evil Walks", "Breaking The Rules" e "Night Of The Long Knives" che ridefiniscono la dose energetica di "Back In Black", preferendo un approccio più "pesante" e meno viscerale rispetto all'illustre predecessore. Della stessa pasta è invece fatta l'irresistibile "Snowballed", una sorta di vecchio rock'n'roll anthem agli steroidi, così come quella "C.O.D." che ricerca nuovamente la formula dell'hit a presa rapida. La chiusura affidata all'oscuro blues metallizzato di "Spellbound" ricorda addirittura quella "Night Prowler" che suggellava "in notturna" lo spettacolare "Highway To Hell". Per la sua proverbiale mania di perfezionismo, "For Those About To Rock" rappresenterà anche l'ultima collaborazione (la terza) tra John Mutt Lange e gli AC/DC. Il geniale producer modellerà di lì a poco anche il mostruoso successo dei Def Leppard, mentre Angus e soci preferiranno rifugiarsi nella solida autarchia sonica del selvaggio "Flick Of The Switch".

ALESSANDRO ARIATTI 

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