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BON JOVI "7800 FAHRENHEIT" (1985)


"Slippery When Wet" o no, la storia dei Bon Jovi sarà sempre legata all'esplosione di una delle sue hit più famose: "Runaway". La storia (che non va riscritta come sostiene qualcuno) racconta che il pezzo viene pubblicato in una compilation locale, e che i fans tempestano di telefonate le radio affinché venga trasmessa in modo massiccio. Detto, fatto. Il primo album omonimo che ne consegue, trascinato ovviamente dalla canzone succitata, diventa un grande successo, ed ancora oggi viene giustamente considerato uno dei massimi AOR classics di sempre, nonché un'icona degli 80's da bere. Discorso un pò diverso per "7800 Fahrenheit", atteso follow up di un esordio così brillante: chi c'era, lo sa. L'album è accolto tiepidamente da Kerrang!, mentre le pagine di "Hard & Heavy" (ai tempi unica rubrica ufficiale specializzata) lo incoronano addirittura disco del mese tramite la penna illuminata di Beppe Riva. Al di là dei gusti, che in quanto tali sono e devono rimanere soggettivi, il secondo Bon Jovi risulta ancora oggi un lavoro coraggioso. Il party rock dell'esordio viene arricchito da sonorità vicine al synth pop europeo, anche se la produzione tende ad irrobustirne il suono. Ci sono anche alcuni fans, magari un pò "talebani", che sostengono come il vero spirito originario della band si esaurisca tra questi solchi, sostituito prima dalla svolta californiana di "Slippery When Wet" (con l'ingresso decisivo in fase di scrittura di Desmond Child), e successivamente dalla vena Springsteen di "New Jersey". Chiacchiere che lasciano il tempo che trovano. L'unica certezza è che "7800 Fahrenheit" rappresenta l'ultima prova "autoctona" del quintetto, senza l'apporto di compositori esterni. 
"In And Out Of Love" rompe subito gli indugi col suo chorus anthemico, e Richie Sambora coglie immediatamente l'occasione per piazzare uno dei suoi proverbiali assoli. La compattezza del gruppo è frutto di anni di gavetta, e si concretizza in una verve stilistica ormai collaudata: "The Price Of Love" richiama gli automatismi del primo LP, mentre "Only Lonely" è la tipica semi ballad alla Bon Jovi, i cui toni melodrammatici anticipano gli adolescenziali tumulti di "Livin On A Prayer". Più vicine al pop-rock (anche se energizzato) si rivelano la cadenzata "King Of The Mountain" e la godereccia "Tokyo Road", quest'ultima decisamente innovativa per i suoi tempi di uscita. "Silent Night" mostra prevedibilmente, già dal titolo, il suo lato più romantico e "piacione", così tocca a "The Hardest Part Is The Night" indirizzare nuovamente il gruppo sulle orme dell'esordio. Ancora più heavy "Always Run To You", con il classicissimo riff di Sambora a condurre le danze. E se  "(I Don't Wanna Fall) To The Fire" sembra una versione leggermente più pesante della contemporanea "A View To A Kill" dei Duran Duran, "Secret Dreams" chiude in bellezza e coerenza di standard. "7800 Fahrenheit" non è certamente il Bon Jovi più conosciuto dal pubblico generico, ma si ritaglia ancora oggi un posto speciale tra i fans del genere. Magia 80's. 
ALESSANDRO ARIATTI 

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