Arrivato ad un punto di rottura, Michael Schenker sente che è arrivato il momento di dare una svolta decisa. È il 1987, "Hysteria" e l'omonimo "Whitesnake" hanno tracciato il solco maestro. Vuoi abbracciare il grande pubblico col caloroso abbraccio della tua musica? Devi fare i conti con la "radio star", anche se i Buggles ne avrebbero decretato la scomparsa a causa dei videoclip. Poco importa il format: se non hai le sonorità giuste, le melodie appropriate e, perchè no, un'etichetta che ti supporta e ti spinge, non vai da nessuna parte. Difficile, per il chitarrista tedesco, tornare a fare la voce grossa con l'hard rock 70's degli UFO o dei primi MSG. Gary Barden e Graham Bonnet sono ormai dei "vecchi arnesi", la cui meritata fama non sembra sufficiente a garantire un adeguato appeal presso la nuova audience hard'n'heavy. Soprattutto se targata USA. "Built To Destroy" del 1983 era stato un mezzo disastro, ed anche un colpo di spugna può servire a ripartire psicologicamente col piede giusto. È così che Schenker comincia faticosamente a rimettere assieme i cocci di una carriera arrivata alla fatidica "sliding door". In particolare, Michael inizia a seguire un cantante irlandese in forza ai britannici Grand Prix, di nome Robin McAuley. "Fu indirizzato a me dal fratello Rudolf degli Scorpions, che mi aveva ascoltato nei Far Corporation. E penso che gli sia piaciuto molto quello che facevo. Inizialmente rifiutai la proposta perché con i Grand Prix avevamo programmato un tour con Nils Lofgren" dice il frontman. Da parte sua, l'asso teutonico della sei corde afferma: "Anche Klaus Meine (sempre degli Scorpions) mi aiutò molto nella scelta della nuova voce: Robin aveva una timbrica molto particolare che lo colpì molto". Il resto è storia: MSG non è più acronimo di Michael Schenker Group ma, come si tiene a precisare maniacalmente in tutte le interviste, di McAuley Schenker Group nonostante la continuità grafica del logo.
Un'ossessione, quella delle divisione delle responsabilità, che pare essersi trasformata addirittura in priorità per la serenità mentale di Schenker. "Perfect Timing" esce verso l'autunno 1987, giusto in tempo per agganciarsi al tour dei Def Leppard a supporto del fenomenale "Hysteria": tra l'altro, il 22 marzo 1988 le band si esibiranno pure al Palatrussardi di Milano in un concerto memorabile. Il 33 giri suscita pareri discordanti: Beppe Riva, ad esempio, lo elegge top album su Metal Shock, mentre il suo collega Giancarlo Trombetti non ne apprezza la svolta stilistica, giudicata eccessivamente edulcorata per gli standard di Michael. Parere personale? L'album è bellissimo: un clamoroso esempio di AOR/hard rock melodico che trova nell'inedito connubio McAuley/Schenker un duo di interpreti di sorprendente efficacia. Non è un caso, a mio modesto parere, che proprio il "Beppe nazionale", notoriamente il maggior esperto del settore (e di gran lunga), ne decanti il contenuto. C'è il celebre singolo "Gimme Your Love", dove il nuovo banner MSG tenta la carta pop metal alla Def Leppard, l'incrocio tra melodia classicheggiante ed Irish folk di "Here Today Gone Tomorrow", lo scattante riff di "No Time For Losers" e lo spietato anthem alla UFO/Scorpions di "Get Out", nonché l'Adult Oriented Rock di "Love Is Not A Game". Ma è nelle due ballad che Schenker cala gli assi della situazione: prima con l'irresistibile "Follow The Night", dove pre-chorus e ritornello si incastrano in una mirabile sinfonia radiofonica, poi nella maestosa "Time", in cui l'attitudine "baroque'n'roll" di Michael trova un formidabile alleato nelle linee vocali di McAuley. Sarà poi l'axe hero tedesco ad accusare il produttore Andy Johns del suono troppo leggero di "Perfect Timing": "non ci capì nulla, perchè i brani erano belli, ma la mia chitarra veniva sepolta dal mixaggio". Difficile credere che il succitato Johns non abbia seguito, in realtà, il volere della band, alla ricerca di un sound maggiormente fruibile ed appetibile presso i fans di Def Leppard o Bon Jovi. Anche perché lo stesso suono di batteria risulta sottile e ben poco arrembante rispetto alla tradizione Schenker. Nonostante un riscontro commerciale non certo esaltante, la partnership tra Michael e Robin continuerà fino al 1992, anno di uscita dell'omonimo (e splendido) "MSG". Quando, però, i giochi per l'arena rock sembrano definitivamente chiusi e relegati ad un glorioso passato prossimo.
ALESSANDRO ARIATTI
Se quello che stiamo vivendo quotidianamente, ormai da una ventina d'anni, non fosse un fottutissimo "absurd circus"; se esistesse una logica a guidare le scelte della mente umana, divenuta nel frattempo "umanoide"; se insomma non fossimo nel bel mezzo di quel "Pandemonio" anticipato dai Celtic Frost quasi 40 anni fa, i Labyrinth dovrebbero stare sul tetto del mondo metal. Nessuna band del pianeta, tra quelle dedite al power & dintorni, può infatti vantare, neppure lontanamente, una media qualitativa paragonabile ai nostri valorosi alfieri dell'hard'n'heavy. Certo, hanno vissuto il loro momento di fulgore internazionale con "Return To Heaven Denied" (1998), della cui onda lunga ha beneficiato pure il discusso "Sons Of Thunder" (2000) che, ricordiamolo ai non presenti oppure ai finti smemorati, raggiunse la 25esima posizione della classifica italiana. Poi la "festa" terminò, non in senso discografico, perché...



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