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BLACK JESTER "DIARY OF A BLIND ANGEL" (1993)

C'è stato un periodo, nemmeno troppo breve, in cui l'Italia si è ritrovata all'avanguardia del progressive metal internazionale. La cosa non deve nemmeno stupire, in fondo, perché negli anni 70 il Belpaese è stato una fucina di gruppi che si ispiravano alle gesta di artisti che hanno letteralmente scritto la storia del rock progressivo anglosassone (Genesis, Gentle Giant, ELP, King Crimson), rielaborandolo sotto un'ottica meno politically correct e più "mediterranea". Mi riferisco ovviamente a band come Le Orme, PFM, Il Banco, New Trolls, che hanno al tempo ottenuto risultati commerciali confortanti, ma anche ad altri "oscuri passeggeri" underground quali Il Balletto Di Bronzo, The Trip e Quella Vecchia Locanda. Quando l'heavy metal ha iniziato a tingersi di colori progressive, nulla di più naturale che fosse proprio l'Italia ad offrire le proposte più originali e profondamente radicate nel culturama nazionale. Anche se magari non sempre grat...

ANGEL "RISEN" (2019)

Ammettiamo pure che qualcuno non abbia mai ascoltato o addirittura nemmeno sentito nominare gli  Angel . Ipotesi alquanto bizzarra ovviamente, ma dato il livello di ignoranza dilagante, non mi stupirei più di nulla. Ipotizziamo anche il caso di vecchi fans del gruppo che, dopo tanti anni, non si aspettano la luna, ma un dignitoso lavoro di vecchie glorie che cercano un improbabile come-back sull’onda del revivalismo sfrenato di questi ultimi tempi. Da qualunque parti lo si guardi, o lo si ascolti, “ Risen ” è un disco poco meno che clamoroso.  E non vale il discorso della serie “ a 70 anni è un miracolo che se ne escano con canzoni del genere ” perché, se si trattasse di una band di trentenni scalpitanti, probabilmente si griderebbe al capolavoro assoluto.  Frank DiMino  e  Punky Meadows  fanno quasi un secolo e mezzo in due ma non hanno perso un grammo della loro verve “rock and rolling” in bianco-seta vestita, al di là del fatto non certo trascurabile che...

WWIII: "WWIII" (1990)

Dopo "Dream Evil", Ronnie James Dio decide di rivoluzionare totalmente il proprio gruppo. Persino Jimmy Bain, bassista di fiducia fin dai tempi di "Rising" (1976), e Vinnie Appice, batterista "doc" sia nei suoi Black Sabbath ("Heaven & Hell" e "Mob Rules") che nel quinquennio solista 1983-1988. Il vernissage si rivela infruttuoso, dato che "Lock Up The Wolves", album registrato assieme alla novella line-up, diventerà ben presto un flop. Nel frattempo, i due veterani non restano con le mani in mano: vendere dischi non è ancora un hobby, ed acquistarli non rappresenta un optional rispetto al mare magnum di Internet. In quattro e quattr'otto, Jimmy e Vinnie su uniscono infatti al cantante Mandy Lion ed al chitarrista Tracy G, che lo stesso Appice farà entrare nei Dio in occasione di "Strange Highways" (1993), dopo il secondo split dei Black Sabbath "divini". Il quartetto mantiene il già registrato acro...

LABYRINTH: TRA I MEANDRI DI "SONS OF THUNDER" (2000)

Nella storia ormai trentennale dei Labyrinth, "Sons Of Thunder" viene considerato come l'album "sbagliato", il disco che tarpo' le ali al gruppo, a sua volta lanciatissimo verso la conquista della corona di sovrani europei del power/speed metal. Il tutto dopo il successo continentale di "Return To Heaven Denied", ovviamente. Ma andò realmente così? Permettetemi di dubitare. Ricordo anzi che, una settimana dopo la sua pubblicazione, la band raggiunse il numero 25 della Classifica di Sorrisi e Canzoni, autentico termometro nazionale delle vendite dell'epoca. Una posizione mai occupata dai Labyrinth, né prima né dopo. Così come ricordo l'attesa febbrile riservata a "Sons Of Thunder", della cui produzione si occupò addirittura Neil Kernon, guru internazionale della consolle. E qui iniziano le note dolenti. Perché, a detta dello stesso Olaf Thorsen, una volta ricevuto il master finale, il gruppo si ritrovò nelle condizioni, non invidia...

STORMBRINGER "STORMBRINGER" (1983)

Inciso tra l'agosto ed il settembre 1983, questo primo ed unico album degli svizzeri Stormbringer può essere considerato, a ragione, una sorta di cult item per tutti gli amanti della Deep Purple/Rainbow family. Giri la copertina, e noti immediatamente un chitarrista (Angi Schiliro) che imbraccia una Fender Stratocaster immacolata, con due enormi Marshall a fargli da contorno: ovvio che il primo pensiero vada direttamente a Ritchie Blackmore, e l'impressione viene confermata dalla musica contenuta nel 33 giri. Se al contesto si aggiunge una voce cristallina alla Joe Lynn Turner come quella del "Carneade" David Barreto, ed un tastierista (Fabian Emmenegger) che sembra aver imparato a memoria la lezione dei vari Tony Carey/Don Airey/David Rosenthal, il quadro appare completo. L'opener "Feels Like The Real Thing" è una cover che porta addirittura la firma di Russ Ballard (da "Barnet Dogs" del 1980), nel tentativo forse velleitario, ma comunque cora...

XERXES "BEYOND MY IMAGINATION" (1993)

Il prog metal di inizio anni 90, nonostante la diffusione del meraviglioso "virus" newyorkese Dream Theater, ha radici profonde nel vecchio continente. Sarà perché nasce da una commistione di stili musicali (entrambi) fondamentalmente europei, ma i dati parlano chiaro. Gli Xerxes provengono addirittura dalla Svizzera, e dimostrano alcune contiguità artistiche con gli austriaci Mayfair, altra realtà che riscuote poco consenso nonostante album di qualità e personalità, come lo straordinario "Behind". Il primo ed unico disco del quintetto elvetico, dall'enigmatico titolo "Beyond My Imagination" viene registrato a gennaio 1993, presso i Gridline Studios di Basilea. Cinque pezzi, tutti superiori ai sei minuti di durata (fatta eccezione per l'outro recitata "To The Poet Of This World"), che raggiungono addirittura i 12 nel tour de force "Time For Revolution". Diciamo che gli Xerxes sono un gruppo che non può che provenire, nella sua i...

TALISMAN "GENESIS" (1993)

Il primo, omonimo  Talisman  fu una delle meraviglie del 1990.  Jeff Scott Soto  e  Marcel Jacob  dimostrarono che, per loro, c’era vita (e che vita!) anche dopo  Yngwie Malmsteen  ed i suoi  Rising Force . Lo fecero attraverso una decina di straordinarie canzoni di hard rock melodico, tra le quali spiccavano le ormai celeberrime “ Break Your Chains ”, “ I’ll Be Waiting ”, “ Dangerous ” e “ Day By Day ”. Passano ben tre anni prima di rivedere un nuovo lavoro griffato  Talisman  nei negozi (quando ancora esistevano), il cui titolo risponde al nome di “ Genesis ”. Ovviamente i pilastri Soto & Jacob sono sempre della partita, ma la formazione prevede stavolta una sola chitarra: al posto di  Mats Lindfors  e  Christopher Stahl , subentra il virtuoso  Fredrik Akesson . Rispetto all’esordio, si nota immediatamente una più marcata cifra funky/soul, da sempre pallino di Jeff, che trova un alleato nel lavoro di basso ...

SAVATAGE "DEAD WINTER DEAD" (1995)

Nonostante la scomparsa di  Criss Oliva , i  Savatage  del periodo viaggiano all'invidiabile ritmo di un album all'anno. Dopo il testamento del succitato chitarrista a titolo " Edge Of Thorns " (1993), il fratello Jon prende in mano le redini del progetto iniziato assieme a Criss, pubblicando il lodevole " Handful Of Rain " (1994). Anche sull'onda emotiva, il disco ottiene un buon successo, posizionando la band su livelli di interesse (almeno in Europa e Giappone) notevoli; in tal senso non va affatto trascurato il contributo di  Alex Skolnick , all'epoca ex  Testament , che svolge un lavoro di "supplenza" importante, con parti ritmiche e soprattutto soliste di grande rilievo. Ma il bello deve ancora venire. Ispirato dalla guerra in Jugoslavia,  Jon Oliva  scrive una storia crudele, struggente e bellissima. Il racconto inizia dalla visuale millenaria di un gargoyle che svetta dalla vetta di una vecchia chiesa di Sarajevo: il protagonista in...

SAVATAGE "THE WAKE OF MAGELLAN" (1997)

Primavera 1997: è mezzanotte e mezza. Driiin, driiin, driiin, il telefono squilla mentre mi sono appena adagiato a letto. A metà tra il preoccupato (urgenze famigliari?) e l’incazzato (scherzetto telefonico?), muovo il deretano, metto i piedi per terra ed alzo la cornetta. “ Pronto ”, dico con voce piuttosto impastata. “ Hello man, I’m Jon Oliva, how are you doin’ ?” e mi cade la mandibola. E’ vero, avevamo un’intervista programmata per le 3 pomeridiane (ora italiana), ma evidentemente il Re della Montagna è rimasto registrato sull’orologio di Broadway. Faccio buon viso a cattivo gioco: “ Ciao Jon, qui sarebbe quasi l’una di notte ”. Tuttavia la passione per la musica travolge tutto, misunderstandings inclusi e, dopo le scuse di rito da parte del cantante/songwriter americano, iniziamo a chiacchierare amabilmente su quello che diventerà il nuovo lavoro firmato  Savatage . A dire il vero, la “creatura” che si sarebbe di lì a qualche mese trasformata in “ The Wake Of Magellan ” ...

ELEGY "LOST" (1995)

L'Olanda non è mai stato territorio particolarmente prolifico per sonorità hard'n'heavy. Eppure, esattamente nella prima metà degli anni 90, è proprio dai Paesi Bassi che si staglia maestosa una delle migliori creature d'epoca del settore. Sto parlando ovviamente degli  Elegy  che, prima con " Labyrinth Of Dreams ", poi con " Supremacy ", gettano le basi per un approccio stilistico particolarmente ricercato, formalmente elegante, ed estremamente catchy dal punto di vista melodico. La band basa la propria forza sostanzialmente su due punti cardine: lo sfrenato chitarrismo di  Henk Van Der Laars , una sorta di  Yngwie Malmsteen  scevro da esagerati appunti barocchi eppure altrettanto tecnico, ed una voce, quella di  Eduard Hovinga , dalla timbrica acutissima, quasi un epigono del mai dimenticato  Midnight  di  Crimson Glory -ana memoria. Come dicevo poc'anzi, i primi due lavori della band differenziano sostanzialmente la proposta degli Elegy da...