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JOHN CORABI "NEW DAY" (2026)

Sembra incredibile, ma "New Day" rappresenta l'esordio solista di John Corabi. Tra i The Scream, la comparsata con i Motley Crue nello strepitoso album omonimo del 1994, la sporadica parentesi degli Union, le "schitarrate" live ben retribuite con i Ratt, ed infine l'eccellente presenza nei The Dead Daisies, è solo oggi che il cantante americano firma la sua prima opera d'autore. Nel film The Dirt, la sua figura esce decisamente malconcia, quasi si trattasse del primo imbecille trovato per strada e messo dietro al microfono di una delle band più rappresentative degli 80's. La realtà è ben altra. Non solo quell'album dei Motley Crue resta un gioiello di inestimabile valore, ma rimane probabilmente l'unica testimonianza di un gruppo "hair metal" alle prese con qualcosa "d'altro". Chi ha vissuto quel periodo sa benissimo che tutti ci provarono e che tutti fallirono. Tutti tranne loro. Ed il merito va circoscritto proprio a...

GUNS'N'ROSES "APPETITE FOR DESTRUCTION" (1987): QUANDO IL ROCK SMISE DI FARSI BELLO E TORNÒ A SPORCARSI LE MANI

Ci sono album che nascono per diventare classici. E poi ci sono album che sembrano nati per sopravvivere alla notte. "Appetite For Destruction" dei Guns N' Roses non è un disco che dà l’idea di essere stato registrato in studio: sembra registrato in un vicolo, alle quattro del mattino, con l’odore di alcol addosso, le scarpe consumate e la sensazione costante che, da un momento all'altro, possa partire una rissa. Nel 1987 il rock americano sta diventando troppo pulito per essere davvero pericoloso. Ci sono capelli cotonati, giacche leopardate, videoclip lucidissimi e band che sembrano uscite più da un salone di bellezza che da un garage. Il Sunset Strip di Los Angeles è pieno di gruppi che giocano a fare i maledetti. I Guns, invece, maledetti sembrano esserlo davvero. Ed è questa la differenza enorme che si sente ancora oggi ascoltando “Appetite for Destruction”: non è costruito. Non prova a imitare il caos. È caos. Quando parte “Welcome to the Jungle”, sembra di esse...

CINDERELLA "LONG COLD WINTER" (1988)

Uscito nel 1988, "Long Cold Winter" è il secondo album dei Cinderella e rappresenta un importante punto di svolta nella loro carriera. Dopo il successo commerciale del debutto "Night Songs" (1986), noto per il suo glam metal vistoso ed il forte impatto da MTV, la band sente l’esigenza di mostrare una maturità artistica maggiore, senza perdere di vista la propria energia da "arena hard rock". L’album riflette perfettamente questo equilibrio tra leggerezza visiva e profondità musicale: i Cinderella dimostrano infatti di voler essere più di una semplice band glam, abbracciando influenze blues e sonorità più cupe. Tom Keifer e la band si trovano in un momento di grande pressione creativa. Il successo di "Night Songs" ha prepotentemente alzato le aspettative dei fan e dell’etichetta discografica. Keifer, che già soffre di problemi alle corde vocali (una difficoltà che avrebbe segnato la sua carriera negli anni successivi),  riesce comunque a registrar...

CRIMSON GLORY "CHASING THE HYDRA" (2026)

Solo i Crimson Glory sapevano suonare "come i Crimson Glory". Nella seconda metà degli anni '80, la band della Florida era diventata un'autentica istituzione, reputazione meritatissima che venne raggiunta sull'onda di due album di heavy metal epico ed onirico, roccioso ma progressivo, classico eppure futurista. Sto ovviamente parlando dell'omonimo esordio e del successivo "Trascendence", nei quali il suono diventava veicolo di sensazioni aliene, trasmesse in frequenza attraverso il "codice Midnight", nome d'arte del loro cantante tragicamente scomparso all'età di soli 47 anni. Molti fans storsero il naso quando ascoltarono il terzo LP "Strange An' Beautiful", una sana immersione nel calderone Zeppelin che deluse profondamente i seguaci della prima ora. La band si scioglie come neve al sole durante gli anni 90, per riformarsi appena prima dello scoccare del nuovo millennio in occasione di "Astronomica", un alb...

NUCLEAR ASSAULT "SURVIVE" (1988)

Nel 1988 il thrash metal sta vivendo la sua età dell’oro. La Bay Area domina le copertine delle riviste specializzate, i concerti diventano sempre più grandi e molte band iniziano ad affinare tecnica e produzione per raggiungere un pubblico più vasto. Ma lontano dai riflettori più scintillanti della costa Ovest, i Nuclear Assault continuano a seguire una strada diversa: più sporca, più rabbiosa, più urbana. Con "Survive" il gruppo newyorkese firma quello che, ancora oggi, resta uno dei manifesti assoluti del thrash underground americano. Il disco nasce in un periodo storico dominato dalla paranoia nucleare, dalla Guerra Fredda e da una crescente sfiducia verso politica, televisione e società moderna. Dentro "Survive", tutto questo si sente eccome. Non è un album “spettacolare” nel senso classico del termine: è nervoso, aggressivo, pessimista, quasi claustrofobico. Sembra il suono di una metropolitana lanciata a tutta velocità sotto una città sull’orlo del collasso. ...

GRAND PRIX "GRAND PRIX" (1980)

Tra fine 70's e primi 80's, la scena hard rock britannica pullula di nuovi gruppi e di "sangue nuovo". La maggior parte viene pompato dalla leggendaria NWOBHM, che rinnova il genere irrorandolo di ribellione punk, ma esiste anche una sacca di resistenza con i piedi ben piantati nel suono pomposo e melodico d'oltre Atlantico. In questa fazione si rendono sicuramente protagonisti i Grand Prix, quintetto innamorato di Styx, Kansas o, più modestamente, American Tears (di Mark Mangold). Uno stile considerato "dinosaurico" dai più giovani pirati del sound duro, invero ringalluzziti da chitarre arrembanti e pulsioni giovanili nelle liriche. Dopo la classica trafila tra prove da studio e demo-tape, la band trova l'ideale configurazione basando le proprie peculiarità sulle tastiere di Phil Lanzon e sulla voce acuta di Bernie Shaw. Quest'ultimo emigra dal Canada al Regno Unito alla ricerca di nuove opportunità artistiche, portando in dote un'innata pro...

DEATH "HUMAN" (1991)

Quando si parla di estremo, si può dire che "Human" dei Death ha letteralmente cambiato la storia: una mutazione genetica del death metal stesso. Pubblicato nel 1991 e guidato dalla mente visionaria di Chuck Schuldiner, questo album rappresenta il momento esatto in cui la band abbandona definitivamente la brutalità primitiva degli esordi per entrare in una dimensione molto più tecnica, cerebrale e progressiva. È il disco della svolta assoluta, quello che ridefinisce non solo il percorso del suo gruppo, ma l’intero linguaggio del death metal. Fino a quel momento i Death erano già considerati pionieri del genere grazie ad album feroci e rivoluzionari, ma è con "Human" che Chuck Schuldiner decide di rompere ogni schema. Non gli basta più creare musica estrema: vuole portare il death metal ad un livello superiore, quasi intellettuale, senza sacrificarne l’impatto devastante. È qui che nasce il lato più evoluto della band. I riff diventano intricati e imprevedibili, le s...

ARCARA "ARCARA" (1996)

Quando i riflettori si spostano dal Sunset Boulevard alle piovose strade di Seattle, è tempo di tirare le somme per tutti i protagonisti degli 80's. Che si tratti di "attori principali" o semplici comparse, il business non guarda in faccia a nessuno. Anzi, risulta spesso molto più agevole adeguarsi a spazi piccoli proprio per chi, nemmeno nella "golden era" del genere, è stato abituato ad esposizioni mediatiche esagerate. Russell Arcara, già voce dei simil-Bon Jovi Surgin ("When Midnight Comes" resta un classico) nonché dei Prophet sul futuribile "Cycle Of The Moon" (altro masterpiece), fa parte indubbiamente della seconda schiera. Spostarsi in Germania presso l'ormai desueta etichetta Escape Music, peraltro distribuita da un'altra label specializzata come MTM, diventa uno step naturale per continuare a fare musica. La "sua" musica, senza compromessi ed ammiccamenti modernisti come molti suoi ex colleghi di "bisboccia...

AIRRACE "BACK TO THE START" (2011)

1984-2011: cosa volete che siano 27 anni? Abbiamo già avuto modo di parlare di "Shaft Of Light", album d'esordio dei britannici Airrace, una band "featuring" Jason Bonham, e quindi già nata con tutti i favori del pronostico (di dinastia e di stile musicale). Eppure destinata a fallire miseramente, nonostante l'eccellenza di un esordio di livello assoluto. Grazie alla certosina attività di recupero da parte di Frontiers Records, il gruppo non resiste alla tentazione di una reunion, nonostante il tempo massimo per il genere (AOR) sia ampiamente scaduto. Il succitato Jason Bonham, batterista di top seller come Black Country Communion e Foreigner, peraltro residente negli States da lungo tempo, non si dimostra interessato, ma poco cambia ai fini della riuscita di questo insperato come-back. Gli Airrace sembrano ricominciare esattamente da dove avevano lasciato nei ruggenti 80's, tra cori immacolati, parti vocali pulitissime, e quel rimbalzo continuo tra chit...

PANTERA "THE GREAT SOUTHERN TRENDKILL" (1996)

“The Great Southern Trendkill” anno domini 1996: un disco che, già dal titolo volutamente provocatorio, si presenta come uno dei capitoli più estremi, cupi e divisivi della loro carriera. Quando arriva questo album, i Pantera sono già una forza dominante del groove metal, grazie ai successi di “Cowboys from Hell” e “Vulgar Display of Power”. Proprio per questo, le aspettative sono altissime. Però la band decide di non ripetersi ed anzi di spingere ancora più in là il lato aggressivo, rabbioso e psicologicamente instabile del proprio sound. Il risultato è un disco meno “immediato” rispetto ai precedenti, più frammentato e spigoloso, registrato anche in un periodo di forti tensioni interne, con parte delle registrazioni vocali di Phil Anselmo fatte a distanza dal resto della band. Il contesto è fondamentale: metà anni ’90, il metal tradizionale sta perdendo centralità nelle classifiche, il grunge ha già cambiato il panorama musicale e il pubblico è più diviso. In questo clima, un disco c...

PARADISE LOST "ONE SECOND" (1997)

"One Second" è uno di quei dischi che non si limitano a segnare una fase, ma la mettono in discussione. Quando i Paradise Lost lo pubblicano, nel 1997, arrivano da una traiettoria ben definita: sono tra i nomi chiave del gothic/doom metal, con sonorità lente, pesanti e profondamente malinconiche. Sarebbe facile continuare su quella strada, magari raffinandola. Invece loro scelgono una deviazione netta. Il contesto di fine anni ’90 aiuta a capire la portata della scelta: il metal sta cambiando, molte band sperimentano contaminazioni elettroniche o alternative, ma spesso senza abbandonare del tutto le proprie radici. "One Second", invece, rappresenta quasi una rifondazione. I riff vengono messi in secondo piano, i sintetizzatori prendono spazio, e la voce di Nick Holmes si sposta verso un registro più pulito e controllato, rinunciando quasi del tutto all’aggressività del passato. La title track "One Second" è l’ingresso perfetto in questo nuovo mondo: una ba...

OVERKILL "THE YEARS OF DECAY" (1989)

Con gli Overkill non si entra semplicemente in un disco: si varca una soglia che porta dentro un mondo dove tutto è più duro, più caldo, più feroce del normale. Come se il thrash diventasse materia viva che respira, graffia e non ti lascia mai davvero uscire; "The Years of Decay" è proprio il punto in cui questa forza prende forma definitiva, diventa massiccia, ragionata e, allo stesso tempo, completamente fuori controllo. Un equilibrio raro, tra intelligenza e pura aggressione, che sembra fatto apposta per travolgerti Bobby Blitz qui è una creatura in stato di combustione continua: non interpreta ma sputa energia, rabbia e ironia velenosa, come se ogni frase fosse l'ultima. E proprio questo lo rende irresistibile, mentre il chitarrista Bobby Gustafson costruisce riff che non sono semplici accompagnamento, ma veri e propri colpi d’ascia, secchi, precisi, affilati, che danno al disco quella sensazione di attacco frontale costante, senza mai lasciare spazio al respiro Sotto...

OBITUARY "CAUSE OF DEATH" (1990)

"Cause Of Death" degli Obituary è un corpo che non ha finito di decomporsi, e che continua ad emanare suono come se la morte fosse un processo ancora in corso, non un punto d’arrivo. Non c’è estetica qui, c’è materia organica che marcisce e diventa musica. Siamo nel 1990, dentro la scena della Florida, dove il death metal non è ancora un genere definito con precisione, ma una forma di sopravvivenza sonora estrema, sporca, senza igiene emotiva. "Cause of Death" non concede nulla. Non alleggerisce, non apre spiragli. Ogni brano è un blocco compatto di peso che non si muove verso di te, ma ti schiaccia lentamente, come se il tempo stesso avesse deciso di diventare una massa unica e opprimente. Brani come “Infected”, “Chopped In Half”, “Dying”, “Circle Of The Tyrants” (cover dei Celtic Frost), “Find The Arise”, “Memories Remain” e soprattutto “Cause Of Death” non sono composizioni, sono condizioni fisiche. Non li ascolti, li subisci. I riff non evolvono, insistono. Si r...

SODOM "M-16" (2001)

Quando i Sodom scatenano "M-16", non consegnano al mondo un semplice disco: rilasciano un’arma carica, un rapporto di guerra scritto con il sangue e inciso nel metallo. È il 2001, un anno che segna una frattura nella storia contemporanea: tensioni geopolitiche che ribollono, conflitti pronti a esplodere, ed un’umanità che entra nel nuovo millennio senza aver mai davvero dismesso l’istinto alla distruzione. In questo clima, "M-16" non è solo attuale: è necessario. Il concept del disco affonda le mani nella Guerra del Vietnam, ma non si limita a raccontarla: la ricostruisce, la fa respirare. La giungla diventa suono, il napalm diventa ritmo, la paura diventa carne viva. Ogni traccia è un frammento di combattimento, ogni riff una raffica, ogni pausa un battito accelerato prima dell’impatto. L’apertura con "Among The Weirdcong" è un’imboscata perfetta. Non c’è introduzione, non c’è avvertimento: vieni trascinato nella giungla, dove il nemico è invisibile e il ...

LAST IN LINE "HEAVY CROWN" (2016)

Dopo la morte di Ronnie James Dio, avvenuta nel 2010 per un aggressivo tumore allo stomaco, quattro quinti della sua band originale decide di riunirsi in nome del boss scomparso. Trattasi ovviamente di Vivian Campbell (chitarra), Vinny Appice (batteria), Jimmy Bain (basso) e Claude Schnell (tastiere): ad onor del vero, quest'ultimo comparve soltanto quale membro esterno sull'esordio "Holy Diver", per poi venire "premiato" come componente fisso da "The Last In Line" (1984) a "Dream Evil" (1987). Nel febbraio del 2012, Campbell, Appice, Bain e Schnell si ritrovano col cantante Andrew Freeman (dei Pink Cream 69) per diverse jam sessions private, che li convincono immediatamente a compiere il passo della celebrazione dello scomparso cantante italo-americano. Lo stesso nome scelto, Last In Line, è un evidente tributo alla loro storia con Ronnie, e ad agosto 2013 si tiene l'ufficiale esordio live, in quel di Fullerton (California). Viene es...

BLACK SABBATH "HEADLESS CROSS" (1989)

C’è un momento, nella storia del metal, in cui le ombre sembrano essersi allungate troppo sui Black Sabbath. Gli anni ’80 avanzano con furia: il thrash domina, il glam conquista le classifiche, e i pionieri dell’oscurità rischiano di essere percepiti come reliquie di un’epoca passata. Eppure, nel 1989, accade qualcosa che ha il sapore della stregoneria: “Headless Cross” emerge come una fenice nera dalle ceneri, un disco che non solo riafferma l’identità della band, ma la trasfigura in qualcosa di epico, maestoso, quasi mitologico. Al centro di questo rituale sonoro c’è Tony Iommi, l’ultimo guardiano del tempio Sabbath. Il suo tocco ritorna più che mai evocativo: i riff non sono semplici strutture musicali, ma colonne portanti di una cattedrale gotica costruita su suoni densi, pesanti e solenni. Ogni accordo vibra come un presagio, ogni progressione sembra aprire portali verso mondi antichi e dimenticati. Iommi non segue le mode del tempo le ignora, le trascende, e forgia invece un’oper...

SATYRICON "NEMESIS DIVINA" (1996)

"Nemesis Divina" esce nel 1996: è il momento in cui il black metal smette di essere soltanto ribellione, scandalo e caos, e si trasforma in qualcosa di più antico e pericoloso. Un sistema, una visione, una regalità oscura che non ha bisogno di giustificarsi. Quando esce, la Norvegia ha già visto bruciare le sue chiese, ha già sentito il rumore della cronaca e della paura; ma qui, tra queste tracce, non c’è più fretta né isteria. C’è controllo. C’è volontà. I Satyricon arrivano a questo punto dopo aver attraversato il lato più grezzo del genere, e decidono di fare qualcosa che molti non avevano ancora dimostrato il coraggio o la lucidità di fare: ordinare il caos senza spegnerlo. Non addomesticare la furia, ma incanalarla. Non disperdere il gelo sonoro, ma scolpirlo. Al centro di tutto c’è Satyr, figura che qui assume i contorni di un architetto più che di un musicista. Le sue chitarre non sono semplici riff: sono colonne, archi, corridoi sonori che guidano chi ascolta dentro ...

METAL CHURCH "HANGING IN THE BALANCE" (1993)

Mai giudicare un libro dalla copertina o, in questo caso, un disco dall'artwork. Difficilmente ricordo una presentazione grafica peggiore rispetto a quella di "Hanging In The Balance", album con cui i Metal Church rispondono ancora presente nel 1993 nonostante lo tsunami grunge, che sta spazzando via tutti i rimasugli legati alla decade precedente. Passare dalla Epic alla Blackheart Records di Joan Jett (verrà poi recuperato in Europa attraverso Rising Sun Productions) non è esattamente una passeggiata, ma il brutale ridimensionamento discografico rappresenta un gramo destino che coinvolge molte star degli 80's. Specialmente negli USA, è bene precisarlo: troppo vacuo il flanella-rock di Seattle per conquistare anche il pubblico europeo. Grandi nomi a parte, tipo Pearl Jam o Alice In Chains. E non cito questi ultimi a caso, visto che Jerry Cantrell compare in qualità di ospite nell'assolo della traccia d'apertura "Gods Of Second Chance". Ed è proprio ...

IMMOLATION "DESCENT" (2026)

“Descent” degli Immolation non è semplicemente un nuovo capitolo della loro discografia: è una vera e propria discesa nell’abisso sonoro, un’opera che conferma la band come una delle entità più lucide, estreme e coerenti mai emerse nel death metal. In un contesto contemporaneo dove il genere spesso oscilla tra sterilità tecnica e revival nostalgico, gli Immolation continuano a scegliere una strada diversa: quella della deformazione costante, dell’instabilità strutturale e della costruzione del caos come forma d’arte. “Descent” è un album che non si limita a essere ascoltato: si attraversa. Ogni brano è un gradino verso una profondità sempre più densa, dove la tecnica non è mai esibizione ma linguaggio, e dove la brutalità non è mai gratuita ma funzionale a un disegno complessivo di tensione e collasso controllato. L’apertura con “These Vengeful Winds” è un impatto immediato e devastante. Il brano non introduce, travolge. I riff sono spezzati, fratturati, costruiti per negare qualsiasi ...